SIMON SCARROW.
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IL PRETORIANO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 11.
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Parte 2.
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Titolo originale: Praetorian. 2011. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Roberto Lanzi.
2012. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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CAPITOLO SEDICI.
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Macrone fu il primo a rompere lincantesimo. Si sfil da sopra la spalla il braccio di Lurco e
piroett su se stesso, infilando una mano sotto il mantello in cerca del randello. Lo brandiva gi stretto
mentre muoveva il primo passo verso Vitellio. Lex tribuno era troppo stordito e impacciato dal vino
che aveva bevuto per poter reagire. Nonostante questo, riusc comunque ad abbassarsi quando il
manganello di Macrone fendette laria e, sullo slancio, fin a sbattere contro lo spigolo delledificio. Le
nocche di Macrone scricchiolarono contro i mattoni e lui lanci un grido strozzato di dolore e rabbia
mentre Vitellio indietreggiava barcollando. Catone lasci andare Lurco e si gir per aiutare lamico;
Macrone, per, caric di nuovo, colpendo Vitellio in petto con il pugno libero e mandandolo a gambe
allaria sul selciato.
Aiuto!, url Vitellio. Aiutatemi!.
Macrone gli si butt addosso, svuotandogli i polmoni. Contemporaneamente ritrasse la mano
che stringeva il randello e fece per sbatterlo brutalmente contro un lato della testa di Vitellio.
Questultimo si avvide in tempo del movimento e scatt di lato, prendendosi il colpo alla spalla.
Oh, cazzo!. Mollando il randello, Macrone ringhi, serr la mano a pugno e gliela affond
dritta contro la guancia. Vitellio sbatt la testa a terra e perse i sensi, le braccia incrociate sul petto.
Macrone tir indietro la mano per colpirlo ancora ma si accorse che Vitellio era ormai svenuto. Allora
si rimise in piedi, respirando affannosamente. Catone nel frattempo era sullaltro lato di Vitellio e
guardava in basso.
Grandioso, sbrait Macrone. E adesso?
Ci ha visti. Sa che siamo a Roma. Non possiamo permettere che parli.
Per cui..., sogghign crudelmente Macrone, estraendo il pugnale. Ho sempre sperato che
arrivasse questo momento.
Ma che ti sei messo in testa?, gli afferr la mano Catone.
Macrone gli si rivolt contro con espressione sorpresa. Possiamo sbarazzarcene una volta per
tutte. Sai bene cosha fatto a noi e ad altri. Non c nessun altro che meriti pi di lui un coltello nelle
costole e poi di essere lasciato morire dissanguato in una fogna.
No, rispose Catone, scuotendo la testa. Non  quello che dobbiamo fare.
E allora  un bonus, spalanc le braccia Macrone.
No. Riflettici, Macrone. Ci sono testimoni che lhanno visto andarsene con Lurco. Narciso
verrebbe sicuramente a saperlo e se lo ritrovano morto, capirebbe immediatamente che siamo stati noi.
E allora? Non  nemmeno amico suo.
Il che per non significa che Narciso non lo userebbe contro di noi. Non te ne puoi andare in
giro ad ammazzare il figlio di uno degli uomini pi influenti di Roma pensando di non avere
conseguenze.
Macrone rimase zitto per qualche istante. E allora facciamolo solo sparire. Buttiamolo nella
Cloaca Massima.
E se trovano e riconoscono il corpo?.
Macrone alz il coltello. Potrei fare in modo che questo non accada mai.
Mettilo via, Macrone, disse Catone in tono deciso. Dobbiamo portarcelo dietro.
Stronzate!, borbott Macrone. Pensi sia facile trasportare entrambi?
Ce la faremo. Stai di guardia mentre li lego. Catone tir fuori una grossa corda e alcune
strisce di tessuto dalla sacca a tracolla sotto il mantello. Leg bene le mani a entrambi e poi gli riemp
la bocca con il tessuto. In giro non si vedeva anima viva e il silenzio era rotto solo dai familiari suoni
della citt. Catone aiut Macrone a caricarsi Vitellio sulle spalle e poi lui stesso si prese Lurco, che era
un po meno robusto dellamico.
Pronto?, chiese Catone. Andiamo.
La casa-covo distava almeno un mezzo miglio; decisero di raggiungerla passando solo per
stradine laterali, avanzando a fatica con i fardelli sulle spalle. A un certo punto Vitellio inizi a
muoversi e Macrone fu costretto a sbattergli la testa contro il muro per tenerlo zitto.
Non prenderci gusto, per, lo avvert Catone mentre continuavano a inerpicarsi sulla salita
che immetteva nel quartiere della Suburra. Appena prima di raggiungere la casa, incrociarono un
gruppo chiassoso di ragazzi e dovettero inventare una balla sui due compagni che non erano riusciti a
reggere il vino. Poi i due gruppi si salutarono con risate gioviali. Alla fine, entrarono nellinsula e
scaricarono Vitellio nellandrone prima di affrontare lascesa delle scale con il centurione. Settimo gli
apr la porta e si fece da parte allinterno della stanza illuminata da una lampada a olio.
Ottimo lavoro. Annu soddisfatto mentre si apprestava a richiudere la porta.
Aspetta, gli ansim Catone. Ce n un altro... da portare.
Un altro? Ma di che stai parlando?
Ti spiegher dopo... andiamo, Macrone.
Quando tornarono con Vitellio, la spia imperiale osserv sorpreso il secondo corpo e poi rimase
di stucco quando ne riconobbe le fattezze.
Ma siete matti? Per tutti gli di, sapete chi  questo? Che ci fa qui?
Era con Lurco... quando lo abbiamo preso, spieg Catone tra un affanno e laltro. Non
avevamo scelta.
Non dovevate portarlo qui. Perch non lavete lasciato in strada?
Ci ha riconosciuti.
Come?.
Catone si scambi unocchiata diffidente con Macrone e poi rispose: Intuisco che Narciso non
ti ha raccontato la nostra storia passata.
Solo ci che dovevo sapere, rispose Settimo in tono irrigidito. Nel mio lavoro non 
prudente conoscere troppi dettagli.
In tal caso ti baster sapere che siamo stati con Vitellio nella Seconda Legione in Britannia. E
diciamo che non eravamo pienamente daccordo su alcuni punti.
Macrone ridacchi. Per dirla in termini morbidi, cazzo.
Ad ogni modo, continu Catone, non possiamo permetterci di lasciarlo in libert perch
potrebbe collegarci alla scomparsa di Lurco. Finch il lavoro non sar finito, deve sparire anche lui
dalla circolazione. Dovr andare con Lurco.
Oppure potremmo sempre sbarazzarcene, sugger Macrone, alzando poi immediatamente una
mano per placare Catone che lo stava fulminando con lo sguardo. Sto solo passando in rassegna le
varie opzioni....
Settimo sospir inquieto. A Narciso questa cosa non piacer. La situazione sta gi sfuggendo
di mano. Vitellio  un problema da risolvere.
I tre udirono un lamento, si voltarono e videro che Vitellio si stava svegliando.
Dobbiamo bendarlo, disse Catone sottovoce a Settimo. Ha gi visto pi di quanto avrebbe
dovuto. Non voglio che riconosca me e Macrone.
Giusto. Occupatevene voi e portatelo nellaltra stanza mentre io parlo con Lurco. Dobbiamo
scoprire cosa sa sul complotto dei Liberatori.
Macrone tir fuori il coltello, tagli una striscia di tessuto dal mantello di Vitellio e gliela
avvolse con due giri intorno alla faccia, stringendola con un nodo. Poi afferr lex tribuno per le
ascelle, lo trascin nella stanza attigua e lo scaric a terra. Limpatto con il pavimento fece riprendere i
sensi a Vitellio, che borbott qualcosa di incomprensibile per via del bavaglio, mentre si dimenava a
terra. Macrone lo tenne fermo schiacciandolo con un piede sulla spalla.
Non muoverti e forse ti lasciamo vivere, gli ringhi contro. Se ci crei problemi, giuro su
tutti gli di che ti taglio la gola, hai capito?.
Vitellio si immobilizz, ansimante. Poi annu.
Bravo, patrizio, disse Macrone con disprezzo. Poi si volt e torn nellaltra stanza dove
Catone e Settimo avevano appoggiato laltro prigioniero con le spalle al muro. Settimo si abbass il
cappuccio sul viso per non farsi riconoscere. Lurco gemeva debolmente; Catone gli sfil il tessuto dalla
bocca. Lurco ebbe un conato e gli sbuff unalitata acida dritta in faccia. Poi borbott parole senza
senso, sbattendo forte gli occhi per riprendersi e Catone lo schiaffeggi, urlando: Avanti! Svegliati!.
Argh... che cos...?. Lurco sbatt di nuovo le ciglia e scatt con la testa allindietro, sbattendo
contro il muro con uno scricchiolio secco. Sussult ed emise un grugnito di dolore.
Oh, fantastico, borbott Macrone. Ci manca solo che adesso questidiota perda di nuovo i
sensi.
Shhh!, gli sibil Catone in tono irritato. Si sporse in avanti e scroll Lurco per le spalle.
Lurco... Centurione Lurco!.
Luomo gemette di nuovo e riapr gli occhi, sbattendoli forte nel tentativo di mettere a fuoco.
Guard poi le facce che aveva davanti e a quel punto sgran gli occhi. Io vi conosco. Certo che vi
conosco: guardie Capito e Calido, le nuove reclute. Poi Lurco strizz gli occhi per cercare di
distinguere la faccia di Settimo che, per, era oscurata dal cappuccio e allora si arrese, tornando a
concentrarsi su Catone e Macrone.
Per tutti gli di, vi far crocifiggere per questo! Aggredire un superiore e rapirlo! Non avr
piet.
Stai zitto, gli ribatt Catone, alzando il pugno con aria minacciosa. Sei tu quello che  nei
guai, a meno che non risponda alle nostre domande senza mentire.
Per la prima volta Lurco sembr dapprima confuso e poi spaventato. Deglut ansiosamente e si
umett le labbra, prima di rispondere in tono mite. Domande?
Non fare linnocente, scatt Settimo. Sappiamo che fai parte del complotto.
Lurco aggrott la fronte. Che cosa vuoi dire? Quale complotto?.
Settimo gli moll un calcio allo stomaco e mentre Lurco tentava di riprendere respiro, gli punt
un dito contro il petto. Ultimo avvertimento: noi facciamo le domande e tu rispondi. Chiaro?
S..., sussurr Lurco. Chiarissimo.
Bene. Un traditore arrestato di recente ha fatto il tuo nome, lha tirato fuori prima che lo
mettessimo definitivamente a tacere. Ha detto che sei uno dei capi di un complotto per rovesciare
limperatore.
 una menzogna!. Lurco scosse disperatamente la testa. Io non sono un traditore, per carit
di Giove, ho fatto un giuramento di fedelt!.
Anche luomo che abbiamo interrogato, ma questo non gli ha impedito di tradire Claudio. E
nemmeno te.
No, state facendo un errore!.
Verissimo, rispose Settimo, facendo un cenno a Macrone. Vedi se riesci a sciogliergli la
lingua o ad allentargli qualche dente.
Con vero piacere. Macrone sorrise e serr le mani a pugno. Affond il destro nella guancia
del centurione, sbattendogliela violentemente di lato. Una fitta bruciante si propag lungo il braccio di
Macrone, aggiungendosi al dolore gi esistente per aver sbattuto contro il muro quando poco prima
aveva messo a terra Vitellio. Lurco esplose in un gemito acuto. Intontito, si volt a guardare i tre
uomini; le loro ombre si stagliavano contro il muro della stanza, distorte e minacciose. Sput una
boccata di sangue e poi parl con sincerit. Sono innocente, lo giuro.
Bene, sogghign Settimo. E allora perch hanno fatto il tuo nome tra i traditori?
Io, io non lo so, ma giuro che  una menzogna.
Puah! Sei un bugiardo, Lurco. E per giunta un cattivo bugiardo. Voglio la verit. Macrone!.
Lurco si volt fulmineo verso Macrone, occhi sgranati e supplicanti. Questa volta Macrone us
la sinistra, colpendolo appena sopra lorecchio mentre Lurco tentava di spostare la testa dalla sua
traiettoria. Il centurione sobbalz e agit le palpebre per qualche istante.
Per favore... per favore, sono innocente, mormor.
Settimo lo guard in silenzio e poi si alz in tutta la sua altezza, mancando per poco una delle
travi del basso soffitto. Fiss il centurione per qualche istante, grattandosi il naso. Voi cosa ne
pensate, ragazzi? Dite che ce la sta raccontando giusta?
Io non penso, rispose Catone, tenendogli il gioco. Ricordi quanto  durato il traditore prima
di sputare tutto?  solo questione di quanto tempo abbiamo a disposizione per fargli tirare fuori tutto
quello che sa. Andiamo avanti.
Con molto piacere, grugn Macrone, avanzando con i pugni sollevati.
Per piet!, piagnucol Lurco. State sbagliando, state sbagliando tutto. Io sono fedele a
Claudio. Sono innocente. Dovete credermi!
Non ti crediamo. Macrone serr le mani, facendo scricchiolare le nocche sperando di non
doverlo colpire di nuovo con la mano malandata.
Guardala dal nostro punto di vista, continu Settimo in un tono pi gentile. Perch
dovremmo credere a te e non alluomo che ha fatto il tuo nome?
Perch io sto dicendo la verit. Chiedetelo di nuovo al vostro uomo. Chiedetegli perch sta
mentendo.
Non possiamo, purtroppo.  morto mentre lo interrogavamo.
Lurco sbianc. Quando torn a parlare, la voce prese un tono supplichevole. Sentite, c stato
un errore. Luomo che avete interrogato... deve aver fatto il mio nome per errore.
No, no, disse Settimo, facendo schioccare la lingua.  stato molto specifico: centurione
Lurco, Sesta Centuria, Terza Coorte della Guardia pretoriana. E questo sei tu, giusto? Nessun errore.
E allora ha voluto mentire.
Settimo si scambi unocchiata interrogativa con Catone. Cosa ne pensi tu?.
Catone fece finta di rifletterci sopra per un istante. Possibile, ma poi c anche laltra
questione.
Cio?
La cosa che abbiamo scoperto. Il fatto che il centurione Sinio vuole farlo uccidere. Quello non
sembra avere molto senso. Strano.
Gi, annu Settimo. Strano.
Lurco pass dalluno allaltro con lo sguardo sempre pi preoccupato. Sinio mi vuole morto?
Ma cosa sta succedendo?
Semplice, disse Macrone. Sinio ci ha dato lordine di ucciderti.
Ma noi invece ti abbiamo portato qui, prosegu Catone. Sappiamo gi che Sinio fa parte del
complotto. La cosa che lascia perplessi  perch un cospiratore darebbe lordine di assassinare un altro
cospiratore? Ti spiacerebbe mettere un po di luce su questo mistero?
Io, io non ne so niente. Lurco sollev le mani legate. Dovete credermi. Vi prego.
Macrone fece schioccare le dita e guard Catone come se gli fosse appena venuta in mente
unidea. E se i traditori stessero tentando di coprire le proprie tracce? I morti non possono parlare.
Ma io non sono un traditore!, piagnucol ancora Lurco. Non sono dentro a nessuna
cospirazione!
Abbassa la voce!, gli ringhi Macrone. O sveglierai tutto il condominio!.
Lurco si plac.
Un istante dopo Catone aggiunse: Se questo  vero, tu perch pensi che i cospiratori ti
vogliano far uccidere? Una ragione deve pur esserci. Cosa sai che ti rende un pericolo per loro?
Io non lo so. Lo giuro, non ho idea. Vi prego, credetemi!.
I tre lo guardarono in silenzio mentre il centurione si rannicchiava. Settimo fece un profondo
respiro e sbuff, spazientito. Dobbiamo parlare, mettetelo nellaltra stanza, accanto allaltro.
Macrone e Catone afferrarono il centurione per le braccia e lo trascinarono nella stanza attigua,
lasciandolo appoggiato contro il muro di fianco a Vitellio. Si richiusero bene la porta alle spalle e si
avvicinarono poi a Settimo cos che le loro parole non potessero essere udite dai prigionieri.
Ne sappiamo quanto prima, concluse amaramente Settimo. Perch i Liberatori dovrebbero
volerlo morto?
Magari stanno solo facendo un favore alla guardia imperiale, sugger Macrone con forte
ironia. Non  esattamente il miglior ufficiale che mi sia mai capitato di incontrare.
Penso che questo possiamo escluderlo, rispose Settimo, non conoscendo Macrone
sufficientemente bene da esser sicuro che stesse facendo lo spiritoso.
Catone si pass una mano tra i capelli. Se esiste una ragione per cui vogliono sbarazzarsi di
Lurco, deve avere a che fare con qualcosa che lui sa o perch  un intralcio per i loro piani. Da quel
poco che ci ha detto, lui sembrerebbe totalmente alloscuro del complotto.
Ma potrebbe essere un bravissimo attore, intervenne Macrone.
Anche questo  possibile, gli concesse Catone. Sembrava veramente spaventato, per. Se sa
qualcosa che i Liberatori pensano possa mettere a repentaglio i loro piani, allora penso proprio che
Lurco non abbia idea di sapere ci che sa.
Macrone aggrott la fronte. Puoi ripetere?
Lascia stare, rispose Catone, senza smettere di riflettere. Se non lo vogliono morto per fargli
tenere la bocca chiusa, allora il motivo deve essere perch in qualche modo Lurco  un ostacolo.
Vogliono che venga rimpiazzato.
Rimpiazzato?. Settimo lo fiss. Perch dovrebbero volerlo rimpiazzare?.
Catone tent velocemente di trovare le implicazioni del suo ragionamento. Se aveva visto
giusto, non cerano pi dubbi che il pericolo per limperatore fosse reale. Perch  al comando dei
pretoriani che in questo momento sono pi vicini allimperatore. Se i Liberatori riescono a mettere uno
dei loro uomini al posto di Lurco, tra loro e limperatore non ci sar pi nulla. Sarebbero abbastanza
vicini per tentare di ucciderlo senza problemi. Il che ha senso. Ci hanno gi provato una volta con
limboscata al corteo imperiale il giorno dei giochi dellAscesa. La prossima volta non avranno
nemmeno la scocciatura di dover far breccia in questa catena di guardie del corpo per pugnalarlo.
Settimo fiss Catone per qualche istante. Potresti aver ragione....
Narciso deve far portar via da Roma Lurco e Vitellio, continu Catone. Poi aspetteremo per
vedere chi verr nominato nuovo centurione della Sesta Centuria e gli staremo addosso come falchi.
Dovremo controllare con chi parler e assicurarci di stargli sempre alle costole per intervenire ogni
volta che la centuria scorter limperatore.
 un gran rischio, disse Macrone. Dubito che Narciso lo autorizzer. Perch non arrestare
semplicemente il sostituto di Lurco? E anche Sinio, gi che ci siamo?
Perch ci porteranno al resto dei cospiratori, intervenne Settimo prima che Catone potesse
rispondere. Sempre sperando che possano portarci anche a ci che rimane del carico di argento
rubato.
Esatto, annu Catone. Dopo un istante, aggiunse: Ma prima di quello, abbiamo una
questione molto pi urgente da risolvere: assicurarci che le granaglie che Cestio ha accumulato si
trovino ancora nel magazzino vicino al Foro Boario. Se riusciamo ad averne conferma, allora Narciso
potr appropriarsene e limperatore potr iniziare a dar da mangiare al popolo. Una volta che i romani
avranno cibo nello stomaco, avranno per lui preghiere, piuttosto che minacce. E questo far saltare i
piani dei Liberatori.
Bene, disse Settimo. Di questo ci occuperemo domani. Incontriamoci allentrata del mercato
Boario a mezzogiorno. Per ora voi fareste meglio a tornare al campo a riposarvi. Mi occuper io dei
nostri due amici.
In che senso?, chiese Catone perplesso.
Dovranno essere portati in un posto in cui possiamo tenerli docchio. Li far rilasciare una
volta finito tutto. Non gli verr fatto alcun male.
Peccato..., comment a mezza bocca Macrone.
Come li porterete fuori citt?
Ho un piccolo carro coperto in un locale sotto lacquedotto in fondo alla strada.
Catone annu e si avvi poi con Macrone verso la porta. Arrivati l, si ferm sulla soglia. Ah,
mi  appena venuto in mente: Sinio esiger sicuramente una prova del fatto che il lavoro  stato
eseguito. Ho bisogno di qualcosa di Lucro.
Entr nella stanza attigua e ritorn un istante dopo con lanello equestre del centurione. Un
ultimo tocco e dovrebbe essere sufficiente a convincere Sinio.
Cio?. Macrone lo guard. Coshai in mente?
Vedrai. Andiamo.
Catone usc per primo sul pianerottolo. Poco prima di richiudersi la porta del piccolo
appartamento alle spalle, Settimo bisbigli: A mezzogiorno al Boario, allora.
Catone e Macrone scesero la buia scala di legno, logora e scricchiolante, facendo molta
attenzione a dove mettevano i piedi, e uscirono in strada.
Al campo, allora!, fece Macrone in tono spensierato, felice che il lavoro fosse finito.
Dovremmo riuscire a dormire un paio dore prima delladunata del mattino.
Abbiamo unaltra cosa da fare, prima, rispose Catone.
E sarebbe?, chiese Macrone, stanco.
Una cosa non particolarmente piacevole, ma necessaria. Catone si fece forza per affrontare
lincombenza e poi indic in fondo alla strada. Andiamo.
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CAPITOLO DICIASSETTE.
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Gli uomini della Sesta Centuria attendevano in formazione, a riposo, che il loro comandante
uscisse dagli alloggi per ladunata mattutina. Il centurione Lurco era in ritardo e i soldati avrebbero
finito per brontolare e battere i piedi, se non fossero stati sotto lo sguardo glaciale delloptio Tigellino,
che percorreva avanti e indietro la prima fila con il bastone infilato sotto il braccio.
Catone non poteva evitare il senso di colpa, giacch era grazie a lui e a Macrone se la centuria,
in quel momento, se ne stava l al freddo aspettando inutilmente. A quellora Lurco e Vitellio dovevano
aver gi lasciato Roma, diretti nella remota villa in cui sarebbero stati tenuti prigionieri finch Narciso
non avesse dato lordine di rilasciarli.
Ma perch diamine non viene fuori?, sussurr Fuscio in tono feroce. Scommetto che il
bastardo se ne sta ancora in branda a smaltire la sbornia di ieri sera.
Gi, molto probabilmente, rispose tranquillo Macrone.
Be, non  giusto. Gli ufficiali dovrebbero avere il buonsenso di non lasciarci qui fuori con
questo freddo.
Gli ufficiali delle legioni non la passerebbero liscia con una cosa del genere, aggiunse
Macrone. Sono molto pi tosti.
Fuscio lo guard e bisbigli in tono scettico: Se lo dici tu.
Esatto, annu Macrone. E sfido chiunque ad affermare il contrario.
Chi  che sta parlando?, rugg Tigellino, tornando indietro lungo la fila in direzione dei tre.
Macrone e Fuscio chiusero immediatamente la bocca e puntarono gli occhi dritti davanti a s. Tigellino
pass loro davanti, cercando con gli occhi iniettati di sangue segnali dei colpevoli. Prosegu fino in
fondo alla fila, fece dietrofront e ritorn sui suoi passi.
Non me lo sono immaginato: ho sicuramente sentito uno o pi di voi, idioti bastardi, che
mormoravano come scolari alla prima visita in un postribolo! Chi  stato? Il colpevole faccia un passo
avanti o spedisco tutta la centuria a pulire le latrine!
Merda..., biascic a denti stretti Macrone. Sempre merda, in un modo o nellaltro.
Fece un bel respiro seguito da un passo in avanti.
Macrone!, gli sibil dietro Catone. Che ti salta in mente? Torna in riga prima che ti veda.
Macrone lo ignor e, per contro, disse a voce alta: Optio! Sono stato io a parlare.
Tigellino si gir e lo raggiunse a lunghe falcate, facendosi largo tra la prima fila e fermandoglisi
davanti con unespressione furente in faccia.
Tu, guardia Calido? Mi aspetto di pi da un veterano con la tua esperienza. O forse la tua
preziosa Seconda Legione non era altro che un fottuto circolo di cucito per signore? Eh?.
Catone trasal: in circostanze normali, il suo amico avrebbe preso un commento del genere
come unoffesa. La consapevolezza di essere superiore a Tigellino per grado, se non fosse stato in
incognito per la missione, non faceva che alimentare ulteriormente la sua ira. Macrone, per, tenne la
bocca ben chiusa e non rispose alla provocazione. Tigellino rimase zitto per un istante e poi storse le
labbra per continuare.
Alla faccia dello spirito combattivo della Seconda. Sei in punizione, Calido. Ti terr a pulire
latrine per dieci giorni, cos la prossima volta che sarai in adunata, forse imparerai a tenere la bocca
chiusa.
S, optio.
In riga!, ringhi Tigellino e Macrone fece un passo indietro.
Loptio gli lanci unultima occhiata severa, poi gir i tacchi e si incammin di nuovo lungo la
formazione.
Perch diamine lhai fatto?, gli sussurr Catone con langolo della bocca.
Mi aveva sentito. Conosci i tipi come lui, Catone. Sarebbe andato fino in fondo.
Non hai comunque tempo da perdere a spalare merda.
Macrone scroll le spalle. In questo momento mi sento come se ci stessi dentro fino al collo.
Tornarono in silenzio per un po; alcuni soldati di altre centurie, che avevano gi terminato con
ladunata, tornando verso i baraccamenti si fermarono a guardarli incuriositi.
Che avete da guardare cos?, gli url contro Tigellino, facendoli scappare di corsa.
Un ufficiale tarchiato diretto al quartier generale, mentre superava la fine dei baraccamenti, vide
la Sesta Centuria, si blocc a met passo, cambi direzione e si incammin verso Tigellino.
Che succede, optio?, chiese il tribuno Burro. Perch i tuoi uomini sono ancora in adunata?.
Tigellino scatt sullattenti, tirando indietro le spalle. Aspettiamo il centurione Lurco,
signore.
Aspettate?. Burro corrug la fronte. E perch cazzo lo state aspettando? Mandalo a
chiamare. Hai gi mandato qualcuno dei tuoi uomini?
S, signore, ma il centurione non era nel suo alloggio.
Ah no? E allora dove diamine ?.
La domanda era retorica e Tigellino tenne ovviamente la bocca ben chiusa.
Burro scosse la testa. Congeda subito i tuoi uomini e manda qualcuno a cercare Lurco. Voglio
che si presenti da me a rapporto non appena lo trovate. Burro alz bene la voce in modo che tutta la
Sesta Centuria udisse le sue parole. Non me ne frega niente del grado, quando uno qualsiasi degli
uomini al mio comando viene meno ai propri doveri. Il centurione Lurco si prender una bella lavata di
capo che ricorder per tutta la vita quando lo vedo. Optio, esegui gli ordini!
S, signore. Tigellino salut e attese che il tribuno si fosse allontanato, prima di voltarsi verso
gli uomini. Fece un profondo respiro e disse: Sesta Centuria... liberi!.
I soldati si voltarono di lato e ruppero le righe, incamminandosi verso il blocco delle caserme,
congetturando a bassa voce sul motivo dellassenza del centurione. Catone e Macrone tornarono alla
stanza con Fuscio e questultimo chiuse immediatamente la porta. Poi si volt con unespressione
eccitata in viso.
Bel colpo di scena, questo! Persino per Lucro!.
Macrone inarc un sopracciglio. Il centurione ne ha gi combinate altre?
Oh s. Non  certo la prima volta che si prende una sbornia, ma non ha mai saltato unadunata.
Dove diamine sar finito?
Probabilmente sta ubriaco perso da qualche parte, rispose Catone. Si beccher una bella
punizione quando torner. Il tribuno Burro non sembra proprio un tipo clemente.
Puoi dirlo forte. Fuscio sogghign mentre rimetteva a posto il giavellotto. Quando si volt,
dal suo stomaco arriv un brontolio. Il giovane trasal. Per tutti gli di, non ci vedo pi dalla fame.
Abbiamo tutti fame, amico, rispose Macrone. Ma ce la passiamo meglio di quelli della
Suburra. Almeno noi mangiamo regolarmente. Quei poveri bastardi, invece, devono sudare per
rimediare qualche avanzo. Non tarderanno a cadere a terra come mosche.
Fuscio annu pensieroso. Non  giusto. Limperatore ci ha veramente delusi. Tra poco anche
noi, come il popolo, inizieremo a morire di fame. E allora ci saranno i problemi.
Catone lo guard. Problemi? Pensi che non ce ne siano gi abbastanza cos?
Intendi la sommossa per il cibo?. Fuscio scosse la testa. Non sar nulla in confronto a quello
che accadr una volta che a Roma inizieranno a morire di fame a migliaia. Credimi, quando questo
accadr, per le strade scorrer il sangue. La Guardia pretoriana sar lunica possibilit per evitare il
caos. Lunica cosa che separa limperatore dal popolo. E quando questo accadr, o Claudio ci far la
promessa di una cospicua fortuna per tenerci fedeli oppure....
Oppure cosa?, lo sollecit Macrone.
Fuscio lanci unocchiata nervosa verso la porta per accertarsi che fosse chiusa e poi continu
in tono pi pacato. Oppure ci scegliamo un nuovo imperatore, uno che possa permettersi di pagare per
la nostra fedelt.
Macrone si scambi uno sguardo rapido con Catone e poi si schiar la voce. Questo 
tradimento.
Sei rimasto nelle legioni troppo a lungo, amico mio. Fuscio sorrise.  cos che si fanno
affari nella Guardia pretoriana.
E tu come lo sai? Sei qui solo dal tempo sufficiente a distinguere unestremit del giavellotto
dallaltra?!.
Ascolto. Parlo alla gente, rispose Fuscio, annuendo. So quello che sta succedendo. Claudio
pu essere imperatore per ora, ma a meno che non faccia qualcosa per tenersi buona la Guardia
pretoriana, ci saranno alcuni che potrebbero prendere in considerazione la ricerca di un altro padrone.
Pi facile a dirsi che a farsi, disse Catone. Britannico  troppo giovane e lo stesso vale per
Nerone.
Nerone sar anche giovane, ma  popolare. Avete visto che accoglienza gli hanno riservato le
guardie ai giochi dellAscesa?
Per cui tu dici che cambiamo imperatori, cos, a seconda dei capricci popolari?.
Fuscio serr brevemente le labbra.  una ragione come unaltra, e puoi star certo che ogni
nuovo imperatore far tutto il possibile per conquistarsi la Guardia pretoriana nel minor tempo
possibile. Il che a me va benissimo. E starebbe bene anche a voi se foste abbastanza svegli da
rendervene conto.
A Catone non piaceva affatto il modo capriccioso in cui il giovane considerava il dovere di
soldato. Aveva visto la disgustosa avidit che incendiava gli occhi di Fuscio e gli era cresciuto dentro il
travolgente desiderio di tirarsi fuori da quella velenosa fossa dei serpenti che era la politica di Roma.
La falsit e lambizione spietata che muoveva coloro che erano nel centro del potere dellimpero non
conoscevano alcun limite morale. Adesso che lui e Macrone erano stati risucchiati dentro a quel
mondo, Catone desiderava con tutto se stesso tornare alla normale vita militare che conosceva. La
necessit di nascondere la sua vera identit e di guardarsi le spalle creava una tensione costante ed
estenuante, e il giovane non aveva nessuna voglia di rimanere a Roma anche un solo giorno pi del
necessario. Si rese improvvisamente conto che sposando Giulia sarebbe entrato a far parte della sua
famiglia, trovandosi di conseguenza invischiato nel pericoloso e tortuoso mondo della capitale. Il padre
di lei era un senatore, un giocatore in quel gioco spesso letale che era la politica. Se Catone fosse
entrato a far parte di quella vita, avrebbe dovuto vivere sempre di espedienti.
Quella non era vita per un soldato, pens; poi sorrise tra s e s, divertito da quella
identificazione di se stesso. Fino a poco tempo prima aveva nutrito seri dubbi sulle sue capacit di
combattente, pensando semplicemente di recitare il ruolo del guerriero. Il che non era pi motivo di
turbamento, per lui. Le esperienze fatte nel corso dei duri anni di servizio nelle legioni gli avevano
inciso la professione nellanimo, come le armi dei suoi nemici avevano lasciato segni sulla sua carne
cosicch tutti potessero vedere chi era: un soldato di Roma, in ogni sua cellula.
Seppur confortato da questa certezza, Catone avvert comunque una fitta di preoccupazione
quando si mise a pensare se sarebbe riuscito a far convivere questa sua identit con quella di marito di
Giulia e, un giorno, anche padre dei loro figli, semmai gli di avessero deciso di donargliene. Altri
uomini ci riuscivano, ma si chiedeva se anche lui sarebbe stato capace di accettare un compromesso
simile. E allo stesso tempo, Giulia lavrebbe tollerato? Sarebbe stata disposta a rimanere una moglie
fedele e amorevole mentre Catone era lontano per le campagne militari insieme a Macrone, per
proteggere i confini dellimpero?
Tent di scacciare quei dubbi e concentrarsi, invece, sulla sua risposta a Fuscio. Era anche
probabile che il giovane pretoriano lo stesse mettendo alla prova; forse Fuscio era in qualche modo
coinvolto nel complotto, o forse aveva sentito qualcosa. Ci che maggiormente preoccupava Catone
era, comunque, la possibilit che Fuscio fosse semplicemente una summa degli umori di molti altri
uomini della Guardia pretoriana.
Un nuovo imperatore, riflett Catone. E secondo te sar Nerone.
Chi altri?
Effettivamente  il candidato pi probabile a sostituire Claudio, riconobbe Catone. Anche se
esiste unaltra possibilit. Perch avere la scocciatura di un altro imperatore? Perch non tornare ai
giorni della Repubblica? Ovvio, noi non avremmo pi lavoro: del resto che senso avrebbe una Guardia
pretoriana in assenza di un imperatore da proteggere?.
Fuscio fiss Catone per qualche istante. Stai pur certo che chiunque governi Roma, pretender
protezione. Il senato ne avrebbe bisogno tanto quanto un imperatore. E sarebbe disposto a pagare per
averla.
Macrone scoppi a ridere. Parli come se la Guardia pretoriana potesse metter su unattivit
criminosa di protezioni a pagamento....
Fuscio scroll le spalle. Chiamala come ti pare. Sta di fatto che siamo noi il vero potere dietro
il trono imperiale o chiunque altro scegliamo di sostenere.
Pensi veramente che lesercito dovrebbe impossessarsi del potere?, chiese Catone.
Sulla faccia della giovane guardia balen un sorriso. Assolutamente no. Vedilo come un
controllo non ufficiale sul potere di chiunque governi Roma, un servizio per il quale verremmo
lautamente ricompensati.
O qualcosaltro, aggiunse Macrone, in tono ironico.
Il chiavistello della porta si sollev, la porta si apr e tutti e tre gli uomini sobbalzarono con aria
colpevole, quando si voltarono e videro loptio Tigellino in piedi sulla soglia. Li guardava con
espressione incuriosita.
Che succede qui? Sembrate una banda di finocchi beccati in flagrante a sbirciare sotto una
toga. Tigellino emise un grugnito divertito e poi fece scattare il pollice al di sopra della spalla.
Calido, Capito: dritti al quartier generale. Il centurione Sinio vuole vedervi. Fareste meglio a
sbrigarvi.
S, optio, annu Catone. Qualche idea di cosa voglia?
Nessuna. Tigellino sorrise a mezza bocca. Vai e scoprilo tu stesso, amico.
Catone tast discretamente la piccola protuberanza delloggetto che teneva nella sacca a
tracolla. Si aspettava gi quella convocazione.
Tigellino inizi a slacciarsi la fibbia dellelmo sotto il mento mentre Catone e Macrone si
avviavano verso la porta. Quando furono sulla soglia, loptio parl di nuovo. Non pensate che io non
abbia notato quanto piaccia, a voi due, sgattaiolare fuori del campo. Spero per voi che non stiate
combinando qualcosa che possa crearmi problemi, intesi?.
Catone non rispose, limitandosi ad annuire. Poi fece un cenno con la mano a Macrone e con lui
usc dalle caserme, diretti al quartier generale dallaltra parte del campo.
Mi sembra di capire che il centurione Lurco non si trova, fece Sinio, inclinando la testa di
lato mentre guardava i due soldati in piedi davanti al suo tavolo nellufficio. Da nessuna parte.
Lufficiale responsabile del turno di guardia allingresso principale afferma che ha lasciato il campo
ieri sera e che non ha pi fatto ritorno. Posso interpretarlo come un segno del fatto che non lo
rivedremo pi?
S, signore, rispose Catone.
Cos successo a Lurco?.
Catone infil una mano nella sacca, tir fuori un piccolo oggetto e lo lanci sul tavolo, su cui
atterr con un morbido tonfo. Il centurione Sinio non pot evitare di arricciare il naso per il disgusto
quando vide il dito mozzato con lanello equestre appartenente a Lurco. Catone osserv attentamente la
sua reazione. Il dito proveniva da uno dei cadaveri sputati fuori di recente dalla Cloaca Massima.
Tagliare il dito e infilarci lanello di Lurco era stato un lavoro velocissimo. Aveva pensato che
labbinamento avrebbe avuto non solo un effetto convincente, ma anche molto pi peso della mera
dichiarazione che lui e Macrone avevano assassinato il comandante della centuria. Sinio sollev il dito
per esaminare pi accuratamente lo stemma sullanello; dopo un istante di silenzio annu soddisfatto e
lo riappoggi sul tavolo. Poi sollev lo sguardo su Catone.
Molto bene. Penso di poter fare affidamento su voi due. Le vostre abilit torneranno utili nei
prossimi giorni. Veramente molto utili.
E quanto al nostro denaro, signore?, chiese Macrone. Capito ha detto che ci avreste pagati
un altro migliaio di denarii una volta terminato il lavoro.
Naturalmente, c una ricompensa per voi. Non penserete certo che non voglia onorare gli
accordi presi, voglio sperare?
La speranza, come la fiducia,  un bene di lusso a questo mondo, rispose Macrone. Voi
pagate e io mi fider. Ma provate a fregarmi e farete la stessa fine di Lurco... signore.
Il centurione lanci a Macrone unocchiata furiosa e in tono controllato, agghiacciante, disse:
Osi minacciarmi? Sai benissimo qual  la pena per aver minacciato un superiore.
Ma in questo momento non siete un ufficiale superiore. Macrone sollev un angolo del
labbro in un leggero ghigno. Siete un compagno di cospirazione. Oppure, come qualcuno potrebbe
giustamente ritenere, un traditore. Lunica differenza  che voi pensate di farlo per nobili ideali, mentre
io e Capito lo facciamo per denaro.
Catone fiss Macrone: lamico stava recitando perfettamente la sua parte, proprio come si erano
accordati nel tragitto tra la stanza e il quartier generale. Era indispensabile che lui e Macrone avessero
un motivo credibile per essere entrati nel complotto.
Sinio annu lentamente. Capisco. E ditemi una cosa: nessuno di voi due  magari disposto a
farlo solo per un senso del dovere verso Roma?. Spost lo sguardo su Catone. Tu, per esempio?.
Catone tenne le labbra serrate in un istante di titubanza. Be,  sempre molto buono e giusto
appellarsi al patriottismo, signore, ma il fatto  che dal punto di vista di quelli come Calido e me fa ben
poca differenza chi  alla guida dellimpero. Che sia limperatore Claudio o voi e i vostri amici a
detenere il potere significa ben poco per il popolo di Roma o per noi soldati. Catone fece una pausa.
Finch ci sar un imperatore, ci sar una Guardia pretoriana e a noi paga e vantaggi accessori sono
sufficienti. Se avete in progetto di mettere un vostro uomo sul trono, noi continueremo ad avere un
lavoro e avremo anche intascato un piccolo bonus per i servizi resi a voi. Se invece state ancora
pensando di sbarazzarvi dellimperatore e restituire il potere al senato, allora noi siamo destinati a
rimetterci, a meno che non saremo profumatamente ricompensati adesso. Per cui, chiedo venia, ma io
spero nella prima opzione. Daltronde, non mi  mai balenato il dubbio che voi e i vostri amici possiate
farvi sfuggire loccasione di approfittare di un cambio di regime. Non esistono motivazioni pure in
politica, giusto signore?
Ah! Che cosa sei, Capito? Un soldato o uno studente di scienze politiche?.
Catone tir indietro le spalle e si raddrizz. Sono un soldato che ha servito un tempo
sufficiente per sapere che  necessario essere principalmente fedeli a se stessi e ai propri compagni.
Tutto il resto  solo fumo negli occhi per idioti.
Dopo un istante di silenziosa tensione, il centurione Sinio sorrise. Rassicura sapere che la tua
unica fedelt  verso te stesso. Gli uomini come te sono una certezza. Affidabili finch siete pagati. A
meno che, ovviamente, non incontriate un padrone pi generoso.
Esatto, annu Catone. Motivo per cui sarebbe bene che voi e i vostri amici vi assicuriate di
pagarci bene, se volete tenerci dalla vostra parte. Se invece vi verr in mente di giocarci brutti scherzi,
vi prometto che non vivrete abbastanza a lungo per potervene rammaricare.
Sinio si appoggi allo schienale della sedia con unespressione sprezzante. Vedo che ci
capiamo bene, io e te. Fate come vi sar detto e prendete la vostra ricompensa, e quando sar tutto
finito, statevene zitti.
Non dovete preoccuparvi, disse Macrone. Sappiamo bene come tenere la bocca chiusa.
E allora assicuratevi di farlo. Sinio raccolse il dito mozzato con pollice e indice e lo lasci
cadere in un vecchio straccio. Avvolse il pezzo di tessuto sporco intorno alloggetto e lo mise in un
piccolo baule in cui teneva dei pennini. Richiuse il coperchio e risollev lo sguardo sui due soldati.
Per il momento  tutto.
Non proprio, brontol Macrone. Il nostro denaro.
Naturalmente. Sinio si alz dalla sedia e attravers la stanza in direzione di una cassaforte.
Sfil una chiave da una catena che aveva al collo e la infil nella serratura. Apr e tir fuori due
sacchette di cuoio, poi richiuse lo sportello. Torn al suo tavolo e appoggi le piccole sacche con uno
schiocco secco. Il vostro argento.
Catone le guard, cercando di valutare a occhio il valore del contenuto. Poi risollev gli occhi,
con espressione corrucciata. Quanto c dentro?
Duecento denarii in ognuna.
Avete detto mille, ribatt Catone. Dov il resto?
Lo avrete a lavoro finito. Solo allora.
Il lavoro  finito. Lurco  stato eliminato.
Lurco  solo la prima fase. I vostri servigi mi servono ancora.
Catone inspir bruscamente e disse a denti stretti Cosaltro c da fare?
Tutto a tempo debito, sorrise Sinio. Vi baster sapere che tra un mese sar tutto finito. In
quel momento avrete il resto del pagamento. Avete la mia parola.
La vostra parola?. Catone sogghign, sporgendosi per afferrare le sacche e consegnandone
una a Macrone. Stammi a sentire, amico. In questo mondo parla solo il denaro. Faresti meglio a dirci
subito cosa dobbiamo fare per guadagnarcelo. Se devo rischiare il collo per te e i tuoi amici, voglio
sapere qual  la tua richiesta.
No. Limitatevi a fare quello che vi chieder quando ve lo chieder.  tutto. Meno sapete,
meglio  per tutti noi. Adesso andate. Tornate al vostro alloggio. Riceverete istruzioni quando saremo
pronti ad agire. Sinio si schiar la voce e chios bruscamente a voce alta: Liberi!
Catone e Macrone scattarono sullattenti, salutarono e si voltarono per marciare fuori
dallufficio. Quando si furono richiusi la porta alle spalle, Catone tir un sospiro di sollievo e si
incammin a passo di marcia lungo il corridoio con Macrone al fianco.
Sembra che le cose stiano arrivando al dunque, disse sottovoce Macrone. Tra un mese, ha
detto.
Catone annu. E noi siamo ancora in alto mare per scoprire per chi lavora Sinio. Dovremo
stargli pi alle costole, da oggi in poi. Seguirlo e vedere con chi parla. A un certo punto si dovr
incontrare con gli altri Liberatori, e quando lo far noi dobbiamo esserci.
Pi facile a dirsi che a farsi, rispose Macrone. Prenderanno sicuramente ogni precauzione. E
se comunicano solo con qualche sistema di messaggi codificati?.
Catone riflett un istante.  possibile... ma se si stanno preparando ad agire presto, allora
dovranno molto probabilmente parlarsi a tu per tu. Appena sistemata quella cosa gi al Foro Boario, ci
mettiamo a seguire Sinio.
Daccordo, annu Macrone. Prima di incontrare Settimo, per, c ancora una piccola
questione da risolvere.
Vale a dire?
Macrone scroll la sua sacchetta di argento. Non ho nessuna intenzione di lasciare questa in
stanza alla merc di qualsiasi miserabile ladruncolo. Per cui prima di andare da qualsiasi parte, penso
che una visitina a uno dei banchieri del Foro non sarebbe una cattiva idea.
Catone rallent il passo e si volt verso lamico. Cosa stai pensando di fare? Intendi tenerti il
denaro?.
Macrone non pot nascondere la propria sorpresa. Naturalmente.
Ma lo sai bene, dannazione, da dove viene questargento. Catone si guard alle spalle per
assicurarsi che non vi fosse nessuno nei paraggi tanto vicino da poterli udire. A parte un gruppetto di
funzionari che chiacchieravano a qualche passo da loro, il corridoio era deserto. Catone abbass
ulteriormente la voce. Appartiene allimperatore.
Non pi, a quanto sembra.
Pensi che Narciso sia il tipo di persona che possa accettare questo ragionamento? Lo rivuole
indietro, ogni moneta che sar possibile recuperare.
Il che equivale a ogni moneta di cui lui sappia. Per cui io mi guarder bene dal parlarne. E tu
farai lo stesso, concluse in tono deciso Macrone. Tra laltro, amico, questo ce lo siamo guadagnato,
fino allultima moneta. E per ora dovremmo solo metterlo al sicuro in banca. Se nessuno ce lo chiede,
non faremo nessun male a tenercelo. Non sei daccordo?.
Catone sent una scarica di frustrazione scorrergli nelle vene. E se Sinio dice tutto quando
Narciso si muover per soffocare il complotto? Se gli dice che abbiamo largento?.
Macrone scroll le spalle. In quel caso dovremmo assicurarci di arrivare per primi da Sinio
quando tutto sar finito. Poi lespressione di Macrone si irrigid. Se gli verr tappata la bocca prima
che possa parlare, potremmo anche mettere le mani su quel baule che tiene in ufficio.
La tensione di qualche istante prima torn immediatamente quando Catone gli sibil in risposta:
Tu stai giocando con il fuoco, Macrone. Toglitelo dalla testa.
Ma perch no?! Sono stufo di fare il lavoro sporco per Narciso senza nessun ritorno. Nessuna
legittima ricompensa, quantomeno.  loccasione che ci serviva amico, e saremmo degli stupidi a
lasciarcela sfuggire.
Catone scorse un pericoloso scintillio negli occhi dellamico e si rese conto che sarebbe stato
sconsiderato tentare di contraddire Macrone nellumore in cui si trovava.
Ne riparleremo poi, va bene? Ho bisogno di tempo per pensarci.
Macrone socchiuse gli occhi un breve istante, poi abbozz un sorriso. Va bene, ne
riparleremo.
...
.
...
CAPITOLO DICIOTTO.
...
.
...
Ecco,  il posto, mormor Catone, indicando il magazzino a Macrone e Settimo, che gli
camminavano a fianco lungo la banchina. Accanto al cancello era seduto lo stesso guardiano che
qualche giorno prima laveva bruscamente fatto allontanare. Stringeva una piccola pagnotta in una
mano e un moncone rinsecchito di salsiccia stagionata nellaltra, e ci stava dando sotto di mascella, lo
sguardo perso sulle imbarcazioni ormeggiate alla banchina di fronte alle strutture dei magazzini.
Nonostante la penuria di frumento, arrivavano ancora carichi di olio di oliva, vino, frutta di
importazione, oltre al solito traffico di alimenti di lusso per la tavola dei ricchi deschi di Roma. Il tutto
venduto a prezzi molto al di sopra delle possibilit della brulicante moltitudine degli abitanti pi poveri
della capitale.
Sul pontile, superato il magazzino di Gaio Frontino una piccola folla di straccioni osservava lo
scarico di un barcone. Erano gi state scaricate alcune giare di vino, e in quel momento un gruppo di
schiavi incatenati alle caviglie stava spostando grosse ceste di datteri secchi. Il loro padrone era
scortato da uomini armati di randelli, che formavano un ampio cordone intorno alla merce appena
scaricata sul pontile, tenendo un occhio vigile sulla folla circostante.
Laggi, disse Catone senza urlare. Tra la folla non ci noteranno.
Si incamminarono verso i margini del silenzioso assembramento di uomini e donne, alcuni
anche con bambini, e lo aggirarono finch riuscirono ad avere una visuale del cancello del magazzino e
della guardia seduta di fronte. Sulle prime Catone non aveva proprio registrato cosa esattamente stesse
facendo luomo; in quel momento, invece, realizz ci che in effetti era: un cinico atto di crudelt,
mangiare mentre intorno gli altri morivano di fame.
Che facciamo?, chiese Settimo. Non possiamo certo entrare come se niente fosse.
Perch no?, borbott Macrone. Noi siamo in tre e lui  solo.
Settimo fece segno di no con la testa. Se entriamo con la forza, Cestio verrebbe a saperlo
immediatamente e i Liberatori a quel punto saprebbero che gli stiamo addosso. Non possiamo rischiare
di spaventarli e farli rintanare.  importante trovare il carico di granaglie, ma lo  altrettanto soffocare
il complotto. Nel frattempo dobbiamo entrare e sincerarci che il carico si trovi esattamente l, e poi
uscire senza che nessuno dia lallarme.
Catone si gratt la guancia perplesso. Non sar facile. Il magazzino  costruito intorno a un
cortile. Il tratto del muro di cinta che guarda il pontile  il punto pi basso, il resto  addossato agli altri
magazzini sui lati e sul retro. Non ci sono altri accessi. Dobbiamo necessariamente entrare attraverso il
cancello o scavalcando il muro. Se tentiamo di arrampicarci in quel punto, la guardia ci vedr
sicuramente.
Macrone corse con lo sguardo su tutto il perimetro del magazzino e annu. Hai ragione. Che
facciamo, allora?.
Catone scrut tutta larea del pontile, per poi concentrarsi sugli uomini che scaricavano il
barcone circondati dalla folla. Abbiamo bisogno di un diversivo. Te ne puoi occupare tu, Settimo,
mentre io e Macrone entriamo. Catone illustr velocemente il suo piano e poi, mentre Settimo si
faceva largo tra la folla verso il margine del pontile, lui e Macrone tornarono indietro in direzione del
Foro Boario. Ebbero laccortezza di tenersi vicini alla riva del Tevere per non attirare lattenzione del
guardiano. Se anche cera il minimo rischio che luomo potesse ricordare il viso di Catone, i lineamenti
grossolani e soprattutto lo sguardo bovino suggerivano una mente non esattamente avvezza alla
conservazione di informazioni. Una volta percorsa una buona distanza di sicurezza, si fermarono e
guardarono le imbarcazioni ormeggiate sulla corrente plumbea del Tevere. Catone spost poi lo
sguardo sulla folla e vide Settimo vicino alla passerella tra il barcone e il pontile. A quel punto, in
maniera non troppo plateale, sollev un braccio per dargli il segnale.
Settimo si spinse avanti e attese che uno degli schiavi che trasportavano le ceste di frutta secca
si incamminasse verso il pontile. A quel punto scatt tra due degli uomini di scorta del padrone e
speron lo schiavo al fianco con entrambe le braccia. Luomo stramazz facendo volare in aria la cesta,
che ricadde poi a terra in unesplosione di datteri su tutto il pontile. Immediatamente la folla si slanci
in tutte le direzioni, raspando con le mani a terra per raccogliere la frutta secca.
Via! Indietro, bastardi!. Il padrone degli schiavi scoppi a urlare rabbioso, colpendoli con il
randello come un ossesso. Poi si rivolse ai suoi uomini. Che aspettate, voi? Fateli allontanare dalla
merce!.
Allarmati, gli uomini scattarono e iniziarono a mollare calci e pugni a quelli che raspavano sul
terreno intorno ai loro piedi. Nel trambusto, si rovesci unaltra cesta e il contenuto si sparse in giro. La
folla affamata ci si avvent sopra con un urlo infervorato.
Catone lanci velocemente unocchiata al di sopra della propria spalla, e vide che il guardiano
fuori dal cancello del magazzino aveva smesso di masticare e si era alzato in piedi, per avere una
visuale migliore di ci che stava accadendo. Luomo sollev gli angoli della bocca in un ghigno
divertito e poi si allontan di qualche passo dalla propria postazione, per seguire la violenta baraonda
scatenata dalla folla e dalle guardie del corpo del padrone degli schiavi che lottavano sparpagliati a
terra.
Andiamo!. Catone stratton Macrone per un lembo della tunica e insieme si voltarono per
coprire a passo felpato il tratto di pontile fino al muro del magazzino. In quel momento il guardiano
rivolgeva loro le spalle: stacc un altro morso di pane e continu a mangiare godendosi lo spettacolo.
Oltre la mischia Catone scorse Settimo indietreggiare, adesso che aveva portato a termine la sua parte
del piano. Raggiunto il muro, Macrone si volt e incroci le mani, puntellandosi con la schiena alla
struttura di mattoni ruvidi. Quando Catone ebbe appoggiato il piede destro sulle sue mani, Macrone
inizi a sollevarlo; Catone stese le gambe e allung le braccia verso lalto, strisciando con le dita lungo
il muro in cerca di un appiglio.
Spingimi pi in alto.
Macrone sollev Catone con un grugnito di fatica e poi gemette quando lamico si drizz in
piedi sulle sue spalle.
Ci sono, disse Catone con un filo di voce; strinse i denti mentre si issava sul muro, slanciando
una gamba al di sopra della sua cima. Per la fatica il cuore gli stava esplodendo; lanci unocchiata
veloce al guardiano e fu felice di constatare che luomo stava ancora osservando il parapiglia sul
pontile. Salt gi dallaltra parte del muro e si snod velocemente la fune che si era assicurato intorno
alla vita, nascondendola sotto una piega della tunica. Ne lanci poi unestremit dallaltra parte del
muro e strinse fortemente laltra, e si lasci andare allindietro a peso morto, puntellando saldamente
un piede contro il muro. Un istante dopo sent il peso di Macrone che si issava attaccato alla fune. Un
breve trambusto e una imprecazione sommessa, poi lamico spunt sulla sommit del muro. Si
arrampic velocemente, lasciandosi cadere nel cortile interno del magazzino, tirandosi dietro la fune.
Per qualche istante rimasero entrambi fermi per recuperare il fiato, le orecchie tese per capire se
erano stati scoperti. Catone scandagli la zona circostante. Allinterno delle alte mura del possente
edificio cera unarea lastricata di circa cento piedi per quaranta, chiusa su tre lati. Sul cortile
immettevano varie porte, tutte chiuse. Seppur deserto, quello spazio risultava bizzarramente silenzioso
dopo il baccano della baraonda sul pontile. Appoggiati al muro cerano alcuni piccoli carri a mano.
Catone fece un profondo respiro e li indic. Quantomeno uscire sar pi facile che entrare.
Se lo dici tu, rispose Macrone. Dipende tutto da come si comporta Settimo.
 stato bravissimo a farci entrare. Possiamo contare su di lui. Dai, andiamo. Catone si
incammin verso la porta pi vicina e vide che era sprangata con un grosso e pesante chiavistello di
ferro. Si guard intorno e si accorse che anche tutte le altre erano chiuse. Afferr la sbarra e ne test la
resistenza. Dopo una potente pressione sembr iniziare a cedere con un forte stridio. Catone si blocc
immediatamente.
Merda!
Tranquillo, gli disse Macrone. Il baccano l fuori ci coprir. Possiamo scardinarli
lentamente.
Afferrarono bene il chiavistello e ripresero a fare pressione. Alla fine, con un leggero stridore,
larnese si mosse e un istante dopo si liber dallanello di aggancio. Temendo che anche i cardini
potessero fare rumore, Catone tir la porta a s con estrema cautela, quel tanto che bastava per infilarsi
dentro. Lo spiraglio di luce colp un pavimento di pietra vuoto, creando delle ombre allungate davanti
ai due uomini che entrarono lentamente, strizzando gli occhi per farli abituare alloscurit. Era uno
spazio molto ampio, profondo unottantina di piedi e largo circa la met. Il soffitto a travi era molto
alto; il tetto a tegole era sostenuto da una struttura provvisoria in legno. In alto sul muro cerano due
fenditure larghe a sufficienza per garantire luce e ventilazione, ma non abbastanza da lasciar passare
anche solo un bambino di corporatura minuta.
Catone si chin e raccolse una manciata di polvere e alcuni chicchi sul pavimento. Direi
proprio che qui c stato del grano.
Macrone annu, guardandosi intorno. Se tutte le sale di questo posto sono grandi come questa,
direi che ce ne poteva essere tanto da sfamare Roma per mesi e mesi. Proviamo in unaltra.
Entrarono nelle sale successive ma erano tutte vuote come la prima. Trovarono solamente
alcune bobine di fune, pulegge per lo scarico di pezzi pesanti dai pianali dei carri e un cumulo di sacchi
laceri e sporchi in un angolo. In ogni sala, per, tutto faceva pensare che vi fosse stato immagazzinato
del grano, e dallo stato di conservazione dei pochi chicchi rimasti in giro, la cosa era recente. Chiusa
lultima porta, Catone indietreggi al centro del cortile e incroci le braccia, osservando pensieroso la
scena.
Dove  andato a finire?
Cestio avr ritenuto che il posto non fosse sicuro, propose Macrone. Avr forse pensato che
Narciso e le sue spie avrebbero scoperto dove teneva il grano e cos lo hanno spostato.
E nessuno si  accorto di niente? Non puoi movimentare tutto quel grano senza attirare
lattenzione.
A meno che non ne sposti un po alla volta, quanto basta per non dare nellocchio.
Catone riflett rapidamente. Improbabile che Cestio avesse potuto spostare lintera scorta con
movimenti limitati, nel tempo che aveva avuto a disposizione. E anche in quel caso, sorgeva unaltra
domanda che esigeva una risposta. Dove avrebbe potuto metterlo?
In un altro magazzino, magari?
Qualcuno avrebbe dovuto vedere qualcosa.
Su delle chiatte, allora, fatte arrivare fino a Ostia e tenute l pronte per ogni nuova partita
acquistata.
Possibile, ma perch allora ci sono tracce di grano in ognuna delle sale? A me fa pensare
piuttosto che labbiano tenuto tutto qui prima di spostarlo altrove. Per quale motivo, allora...?. Catone
si morse un labbro. Devono aver temuto che potesse essere scoperto. E hanno preferito non correre
rischi. Del resto noi questo posto labbiamo scoperto abbastanza facilmente. In ogni caso, sono certo
che il grano si trova ancora qui a Roma.
Dove allora, sapientone?
Questo  il dilemma. Catone osserv le silenti mura del magazzino. Per forza in un altro
posto come questo.
Catone, ci saranno decine di magazzini solo sul pontile da questa parte del fiume, per non
parlare poi di quelli sulla sponda opposta del Tevere, e dei magazzini alle spalle del Foro e degli altri
mercati della citt. Non possiamo cercare in tutti.
E senza mettere in allerta i nemici, poi, aggiunse Catone. Appena avranno il sentore che gli
stiamo alle costole, saranno costretti a muoversi e a mettere in atto il piano che hanno in mente.
E allora cosa facciamo?.
Catone sospir. Diciamo a Settimo di riferire tutto a Narciso. Che altro senn? E adesso
usciamo da qui.
Tornarono al muro dove avevano lasciato un barroccio appoggiato a poca distanza dal cancello.
Macrone vi si arrampic sopra e come prima sollev Catone sul muro. Questi sbirci con circospezione
dallaltra parte e vide che il guardiano era tornato alla sua postazione per terminare di mangiare. Pi
oltre, la zuffa sulla frutta caduta a terra era ormai terminata. Il padrone degli schiavi e i suoi scagnozzi
avevano ristabilito il cordone protettivo e gli schiavi avevano ripreso a scaricare il barcone. Nei
dintorni cerano alcuni corpi riversi a terra: i pi si muovevano ancora debolmente, altri erano
immobili. Chi era riuscito a raccogliere qualche manciata di datteri, se lera gi data a gambe levate
mentre tutti gli altri erano rimasti a osservare le operazioni di scarico, sperando di riuscire a racimolare
qualcosa da mangiare. Catone cerc in giro e alla fine vide Settimo. La spia imperiale sollev in alto
una mano come segnale e poi si incammin sul pontile verso il cancello. Si ferm a poca distanza dal
guardiano.
Me ne dai un po?, disse, indicando il pane e la salsiccia che luomo aveva in grembo.
Fuori dai coglioni.
Dai, amico. Ho fame.
Non  un problema mio. E non sono amico tuo, per cui come ti ho detto, fuori dai coglioni.
Mentre Settimo azzardava un altro passo avanti e chiedeva di nuovo e pi insistentemente,
Catone si arrampic sul muro, si volt e allung una mano a Macrone per aiutarlo a salire. Poi,
accertatisi che lattenzione del guardiano era concentrata su Settimo, tenendosi saldamente aggrappati
con le mani, tesero i muscoli di spalle e braccia, si calarono dallaltra parte del muro e mollarono la
presa. Atterrarono rumorosamente sulla sporcizia e limmondizia accumulata ai piedi del muro. Il
guardiano sobbalz e inizi a guardarsi intorno velocemente. Sgran gli occhi e in un istante afferr il
bastone e schizz in piedi, facendo cadere a terra il cibo.
Ah,  cos! Pensavi di farmela, eh? Uno arriva da davanti e i compagni attaccano alle spalle,
eh?.
Si abbass in posizione di difesa e indietreggi verso il cancello, facendo roteare il bastone.
Catone vide che la punta del randello era chiodata e immagin benissimo quale danno quelle pericolose
punte potessero fare sulla carne di un uomo. Sollev una mano.
Tranquillo. Abbiamo sbagliato. Andiamocene ragazzi, questo  troppo forte per noi. Via,
via....
Settimo aggir il guardiano per raggiungere gli altri, arretr con loro di qualche passo, poi tutti
e tre si voltarono e si incamminarono rapidamente lungo il pontile in direzione del Foro Boario. Il
guardiano scoppi in una risata nervosa, spernacchiandogli sonoramente alle spalle.
Ecco, andatevene allora, buoni a nulla! Se rivedo le vostre facce qui intorno, assaggerete il
bacio della mia piccola Medusa!, sbrait, minacciandoli con il bastone.
Bastardo, adesso gli do una lezione di buone maniere, borbott Macrone, rallentando il passo
finch Catone lo riacciuff per la spalla, spingendolo avanti.
Non adesso. Andiamocene da qui prima che si ricordi di me.
Settimo si volt verso Catone. Trovato niente?.
Catone lo ragguagli brevemente su ci che avevano visto e lespressione della spia imperiale si
fece preoccupata. Maledizione, abbiamo bisogno di quel grano.
E quel bastimento dalla Sicilia?, chiese Macrone. Pensavo che avrebbe risolto la situazione
dellimperatore.
E lo far, quando arriver, ma leventuale grano extra sarebbe stata unottima assicurazione in
caso di ritardi. Adesso tutto dipende da quando arriver il carico. Preghiamo gli di che giunga senza
problemi. Lo spettacolo di gladiatori che Claudio sta organizzando al lago del Fucino riuscir a
distrarre il popolo solo per poco.
Continuarono a camminare in silenzio, poi Catone soffoc una risata.
Settimo lo fulmin con lo sguardo. Che c?
Pensavo solo a tutti i pericoli che Roma ha affrontato nel corso degli anni e adesso sembra che
la fame possa riuscire in ci in cui i barbari, gli schiavi, gli eserciti, i politici ambiziosi e i tiranni hanno
fallito. Se esiste un solo grande nemico della civilt, questo  senza dubbio la fame. Non c impero,
per quanto grande e potente esso sia, che non si trovi costantemente a una manciata di grano dal
collasso. Guard gli altri due. Interessante, non trovate?.
Settimo guard truce Catone e poi incroci lo sguardo di Macrone. Il tuo amico a volte non 
molto utile. Dimmi, capita spesso che gli parta la testa in questo modo?.
Macrone annu stanco. Non puoi immaginare quanto. Mi sfinisce.
Catone non pot evitare di sorridere in tono di scuse. Era solo unosservazione.
Be, tieni occhi e attenzione concentrati sul lavoro, lo rimprover Settimo. I Liberatori
stanno progettando di fare qualcosa tra poco tempo. Dobbiamo mantenere alta la guardia e garantire la
sicurezza dellimperatore e della sua famiglia. Tra un paio di giorni il nemico potrebbe avere unaltra
opportunit di agire.
Perch?, chiese Catone. Che succede?
Domani sar completata lultima sezione del prosciugamento del lago e Claudio ha deciso di
organizzare un banchetto per gli ingegneri e un gruppo di ospiti selezionati prima di dare lordine di
aprire i canali di chiusa. Non  un evento pubblico, per cui la vostra centuria non dovr tenere docchio
molte persone, ma c sempre il rischio di problemi quando il seguito dellimperatore inizier a
muoversi da Roma o al ritorno per lo stesso cammino.
Terremo docchio il vecchio ragazzo, disse Macrone. Dopo quello che  successo al Foro,
puoi contarci.
Lo spero, rispose Settimo quando raggiunsero laccesso al Foro Boario. Non  difficile
capire perch i Liberatori vogliano il grano:  la carota da offrire al popolo una volta che saranno
riusciti a rimuovere limperatore. La domanda : qual , invece, il bastone che useranno contro
Claudio? Non  rimasto molto tempo prima che facciano la loro mossa e ancora non sappiamo niente
dei loro piani. Dovete concentrarvi su Sinio, scoprire chi sono i suoi contatti. Se avessimo i nomi dei
capibanda, potremmo colpire per primi.
Faremo del nostro meglio, lo rassicur Catone. Ma Sinio  accorto, non si lascia sfuggire
nulla. Ci sta usando ma ci tiene comunque a distanza, niente confidenze. Se scopriamo qualcosa,
faremo in modo di lasciarti un messaggio alla casa-covo alla prima occasione possibile.
Benissimo. Settimo fece un cenno di saluto. Meglio che vada subito a riferire a Narciso, non
sar affatto felice di sentire cosho da dirgli.
Lagente imperiale si volt bruscamente e si inoltr a passo sostenuto nel Foro Boario in
direzione del complesso del palazzo imperiale che incombeva sulla citt dalla sommit del Palatino.
Macrone e Catone continuarono a seguirlo per qualche istante con lo sguardo e poi Macrone mormor:
Questa la perderemo, vero?
Che intendi?
Be, questa battaglia... questa missione per Narciso. Non sappiamo dove si trova il grano. Non
sappiamo cosa stia tramando il nemico e, cazzo, non sappiamo nemmeno chi sia il nemico, oltre a Sinio
e Tigellino. Macrone scosse la testa. Non vedo nessun lieto fine per questa situazione, Catone,
amico, io....
Oh, io non direi proprio che non stiamo facendo progressi, ribatt determinato Catone. Ci
arriveremo, vedrai.
Entrando nella stanza che condividevano con Fuscio e Tigellino, Catone sorprese il pi giovane
che si specchiava, ammirato, in una pettorina ornamentale tirata a lucido, appesa insieme al resto
delluniforme ai ganci al muro. Ci fu un istante di smarrimento, poi Catone vide nella mano sinistra di
Fuscio il lungo bastone coronato dal pomo di ottone.
Meglio non farti sorprendere da Tigellino con quello in mano.
Cosa?, reag istintivamente Fuscio, voltandosi verso la porta con unespressione preoccupata,
prima di riprendersi e sorridere. Non me ne importa. Non adesso. A Tigellino non serve pi. Fuscio
sollev il bastone e lo ammir inorgoglito. Adesso  mio.
Macrone scoppi a ridere e si gir verso Catone. Sembra proprio che al ragazzino siano
finalmente scese le palle. Ma pensa un po. Poi si rivolse di nuovo a Fuscio. Sul serio, fossi in te lo
metterei via prima che qualcuno ti veda.
Il viso del giovane fu attraversato da un lampo di ira funesta. Poi si alz in piedi, si drizz in
tutta la sua altezza e inclin leggermente la testa allindietro prima di parlare.
Dovrete smetterla di rivolgervi a me in questo modo.
Ah. Macrone sollev un angolo della bocca, divertito. E perch?
Perch sono il nuovo optio della Sesta Centuria. Optio facente funzioni, insomma, aggiunse
Fuscio.
Tu?. Guardando il giovane, Macrone non pot evitare di nascondere la sorpresa e la leggera
contrariet. E Tigellino? Che ne  di lui?
Tigellino?, rispose Fuscio, sorridendo. Fin quando non si trova Lurco, Tigellino  stato
promosso a centurione facente funzioni della Sesta Centuria. Lha deciso il tribuno Burro. Ha detto che
non poteva permettere che una delle sue unit fosse sprovvista di comandante durante un momento
critico, e che far passare un grosso guaio a chiunque si assenti senza la sua autorizzazione. Quando
Lurco si rifar vedere, sar rispedito tra i ranghi come soldato semplice e il conferimento dellincarico
a Tigellino diventer permanente. E anche il mio, fin di dire Fuscio, gonfiando il petto. Io sono
luomo giusto per questa carica, proprio come ha detto Tigellino quando mi ha scelto. Il sorriso di
Fuscio si spense mentre rivolgeva uno sguardo duro a Catone e Macrone. E questo significa che voi
due da oggi in poi mi chiamerete optio. Sono stato chiaro?
Tu, luomo migliore che Tigellino potesse scegliere? Il pi promettente soldato semplice della
centuria? Mi rimane difficile crederlo, disse Macrone, scuotendo la testa.
Credici!, ribatt ferocemente Fuscio. Ed  lultima volta che ti avverto, guardia Calido.
Mostra il rispetto dovuto al mio rango o ti metto in punizione.
S, optio, rispose Macrone, soffocando una risata. Agli ordini.
Fuscio gli si avvicin e lo squadr truce per qualche istante, forse nellillusione di farlo
trasalire. Macrone, dal canto suo, tenne lo sguardo franco e intrepido; dopodich, con uno sbuffo di
derisione, Fuscio si diresse fuori della porta, stringendo in mano il bastone dellincarico.
Macrone scosse di nuovo lentamente la testa. Ecco un ragazzino convinto di poter fare il
lavoro di un uomo... mi ricorda te, adesso che ci penso. Il giorno che sei arrivato alla Seconda Legione
pensando di andare a fare una passeggiata con indosso caligae da ufficiale. Te lo ricordi?.
Catone non lo stava ascoltando, immerso comera nei suoi pensieri. Si scosse quando si rese
conto del tono interrogativo delle parole di Macrone.
Scusa, non ti ho sentito.
Non preoccuparti. A cosa pensavi?
A Tigellino. A Tigellino come centurione facente funzioni, ecco a cosa. Catone aggrott la
fronte. La Sesta Centuria ha il compito di proteggere limperatore e la sua famiglia e i Liberatori
adesso hanno un loro uomo a distanza ravvicinata. Alla fine, sono riusciti a penetrare lo scudo di
guardie del corpo che circonda Claudio.
Macrone serr le labbra e trasal. Pensi che Tigellino possa tentare di assassinarlo?
E chi altri se non lui? Secondo te, per quale altro motivo Lurco  stato rimosso? Volevano
avvicinare Tigellino allimperatore. Devessere per forza cos. E quando arriver il momento, Tigellino
sferrer il colpo.
Non la passer liscia, disse Macrone. Verr ucciso l, oppure imprigionato e interrogato.
Non cambierebbe nulla. Con Claudio morto, scoppier il caos... la confusione. E sar in quel
momento che gli altri cospiratori si muoveranno. Useranno la Guardia pretoriana per entrare nella citt
e prenderne il controllo, dopodich annunceranno un nuovo regime guidato dai capi dei Liberatori. Ci
scommetto la testa, disse tristemente Catone.
...
.
...
CAPITOLO DICIANNOVE.
...
.
...
Come molto spesso accadeva in aprile, durante la notte da occidente arriv un violento
temporale, e per due giorni e due notti nel cielo su Roma si addensarono scure nuvole minacciose. Le
strade della citt erano sovrastate da una coltre buia, ad eccezione dei brevissimi istanti in cui venivano
illuminate dal bagliore dei lampi. La pioggia scrosciava, martellando le tegole dei tetti, le imposte delle
finestre e le strade lastricate. Lungo le vie dellUrbe scorrevano torrenti dacqua, spazzando via la
sporcizia e riversandosi poi nei tombini alimentanti la Cloaca Massima che, serpeggiando nel
sottosuolo del cuore di Roma, si tuffava poi nel Tevere.
La gente era rimasta rintanata nelle case e per due giorni le strade furono deserte, sgombre dalle
frotte di poveri che solitamente rovistavano tra i rifiuti in cerca di resti di cibo. Anche limperatore e la
sua famiglia avevano preferito non avventurarsi fuori: erano rimasti nel palazzo protetti dagli uomini
della coorte pretoria di Burro che, dandosi il cambio, marciavano dal campo al palazzo affrontando il
diluvio stretti nei mantelli. Nonostante tutto il grasso animale di cui le fibre di lana erano state
impregnate per renderle impermeabili, la pioggia riusciva comunque a trovare il modo di infiltrarsi
anche nelle tuniche sotto le armature, congelando i pretoriani fin nelle ossa nel tempo che rimanevano
in piedi di guardia, tremanti, in attesa che arrivasse il cambio e di potersene tornare negli alloggi del
campo.
Catone e Macrone non ebbero modo di andare a controllare se nella casa-covo fossero stati
lasciati messaggi, perch il nuovo centurione facente funzioni della Sesta Centuria non autorizzava
nessuno dei suoi uomini a lasciare il campo una volta smontati dal servizio di guardia. Alla sua prima
parata mattutina in veste di nuovo comandante, Tigellino aveva annunciato che la disciplina della
centuria si era fin troppo rilassata sotto il predecessore, e che da quel giorno in poi ci sarebbe stata una
parata anche serale e unesercitazione aggiuntiva, oltre ovviamente ai turni di guardia al palazzo. Allo
stesso modo, anche il nuovo optio assaporava appieno la promozione e urlava ordini a emulazione di
Tigellino. Questultimo si era trasferito negli alloggi di Lurco e aveva lasciato Macrone e Catone a
vedersela con Fuscio, che ormai prendeva tutte le decisioni riguardanti la stanza: dallora di
spegnimento della lampada la sera a quali ganci al muro erano riservati alloptio.
Macrone faceva del suo meglio per tenere a bada lirritazione che gli ribolliva dentro. Catone,
da parte sua, continuava a riflettere sul mistero delle granaglie scomparse. Pass in rassegna ancora una
volta tutte le informazioni sulla ricerca che lui e Macrone avevano fatto allinterno del magazzino,
assommandole a quelle che era riuscito a ottenere alla corporazione dei mercanti di grano e dal
segretario di Gaio Frontino. Come era possibile che sparisse una simile quantit di grano nellUrbe
senza lasciare nessuna traccia apparente? Un rompicapo insopportabile per Catone; gli montava la
rabbia dentro mentre lucidava larmatura e stendeva tunica e mantello ad asciugare sulla piccola
rastrelliera di legno sistemata accanto al braciere della stanza. Nel frattempo, Macrone usciva
coscienziosamente tutte le sere per espletare la sua punizione nelle latrine ubicate in fondo alledificio
addossato alle mura del campo.
Allalba del terzo giorno, finalmente il temporale spar, lasciandosi dietro un cielo azzurro e
terso; dai tetti e dalle vie di Roma, scaldati subito dal sole salivano ciuffi di vapore che vorticavano
languidamente in alto fino a svanire. La gente torn a riversarsi per le strade e di nuovo riprese il
trasporto su carri dei cadaveri dei morti per fame o malattia al di fuori delle mura cittadine, per
accumularsi su altre centinaia di corpi nelle fosse comuni scavate lungo le vie che portavano fuori
Roma.
Si diffuse la voce che limperatore sarebbe presto partito con il proprio seguito per ispezionare
il lavoro degli ingegneri e i preparativi della Naumachia. Burro ordin che la Quinta e la Sesta Centuria
si disponessero in formazione e Tigellino si precipit alle caserme urlando agli uomini di indossare
lequipaggiamento e prepararsi per la marcia. I soldati di ogni sezione si riversarono fuori in ordine
sparso, alcuni ancora nellatto di allacciarsi il sottogola e le fibbie dellarmatura. Quando anche
lultimo fu pronto, Tigellino li richiam sullattenti e inizi lispezione, rimproverandoli per ogni
minima infrazione, mentre Fuscio prendeva nota su una tavoletta cerata della violazione e della
punizione comminata. Terminata lispezione, Tigellino fece qualche passo indietro e, con i pugni
puntellati alla vita, fece il suo primo discorso di comando. Sicuramente molti di voi si stanno ancora
chiedendo cosa ne  stato di Lurco. Voi consideratelo morto. E farebbe bene a esserlo per davvero
morto, perch quando Burro gli metter le mani addosso.... Tigellino fece una pausa e si sent
ridacchiare. Poi fece un profondo respiro e riprese a parlare. Adesso sono io il vostro centurione. Io
stabilir lo standard e io guider la migliore centuria dellintera Guardia pretoriana. Questo significa
che user metodi duri. Avr disciplina. Avr soldati vestiti sempre alla perfezione e determinati a
comportarsi da eroi, se sar necessario. Chiunque non sia allaltezza delle mie richieste, si prepari
subito a lasciare la Guardia per qualche destinazione meno esigente. Se sceglie invece di rimanere,
allora io lo distrugger. Sono stato chiaro?
S, signore!, risposero i soldati a voci sparse.
Non vi ho sentito!, url Tigellino. Sembrate una massa di schifosi poveracci! Ho detto, sono
stato chiaro?
S, signore!, urlarono allora i soldati allunisono; leco del loro grido si rifranse contro il
muro delle caserme di fronte.
Cos va meglio, annu Tigellino. Avete gi dimostrato allimperatore di essere bravi
combattenti e lui ci ha onorati scegliendo la nostra unit come sua scorta personale. Intendo mantenere
questonore per il prossimo futuro, signori. Ogni volta che limperatore uscir da palazzo, voglio che i
miei uomini lo proteggano. Voglio che la nostra unit rimanga la sua prima e ultima linea di difesa.
Saremo lo scudo e la spada al suo fianco. Continuer a riporre fiducia in noi, ad affidarci la sua vita e
quella della sua famiglia. Penso di non dovervi ricordare quanto possano essere generosi gli imperatori
nei confronti di coloro che li servono degnamente. Fate il vostro dovere e ne usciremo tutti contenti.
Non deludetemi. Scandagli velocemente le file di uomini e poi si volt verso Fuscio, dicendo: 
tutto. Optio, fai mettere gli uomini in formazione nei pressi della porta principale, pronti a marciare.
S, signore!. Fuscio scatt sullattenti e rimase immobile in quella posizione finch Tigellino
non ebbe lasciato il piccolo piazzale di adunata. Poi disse: Sesta Centuria, front sinistr!.
Le due file si voltarono e si fermarono, pronte allordine successivo.
Marciare!.
Mentre la colonna iniziava ad avanzare, Macrone disse sottovoce a Catone, che in quel
momento gli stava davanti: Che cosa ne pensi?
Sai come la penso, rispose Catone. Teniamo occhi e orecchie aperti e osserviamo come
falchi.
I soldati della Quinta e Sesta Centuria marciarono fino al punto in cui il tribuno Burro li
attendeva in groppa a un cavallo nero perfettamente strigliato. Quando la colonna fu vicina, Burro
indic con la mano la porta e la fila anteriore si incammin. I soldati entrarono a Roma e marciarono
fino al palazzo dove a loro si un il seguito imperiale, poi la colonna fece dietrofront e usc dalla citt,
diretta verso il lago, a oltre dieci miglia dalla capitale. Al seguito dellimperatore cerano meno
consiglieri del solito, not Catone. Era presente Narciso, ma nessuna traccia di Pallante o
dellimperatrice o dei due ragazzi.
La campagna inumidita dalla pioggia profumava di fresco e il tepore di quel giorno annunciava
larrivo della primavera. Sui rami dei tanti alberi da frutto che fiancheggiavano la strada stavano gi
spuntando i primi germogli. Le lettighe che trasportavano il gruppo imperiale si trovavano tra le due
centurie di pretoriani; incolonnato in quella di coda, Catone riusc a scorgerle solo allungando il collo
pi in alto degli elmi luccicanti e delle punte di giavellotto che ondeggiavano davanti a lui. Quando la
colonna attraversava piccoli villaggi, gli abitanti si adunavano per veder passare limperatore,
lanciando acclamazioni ogni volta che Claudio sollevava una mano in segno di saluto. Ai due lati della
colonna di lettighe marciavano le guardie del corpo germaniche, il cui aspetto barbarico metteva non
poco in apprensione gli abitanti pi timorosi.
Raggiunsero il lago nelle prime ore del pomeriggio; i soldati furono autorizzati a rompere le
righe e a riposarsi mentre limperatore e i suoi consiglieri ispezionavano i preparativi per la
Naumachia. La tribuna imperiale era quasi terminata; era stata costruita su un piccolo colle artificiale
ricreato a ridosso della riva del lago. Sulla spiaggia cera un gran fermento di carpentieri occupati a
modificare i barconi e le imbarcazioni fluviali tirate fin lass dalle acque del Tevere per andare a
formare le due flotte che, di l a poco, si sarebbero date battaglia sulle acque del lago. Dai ponti delle
imbarcazioni si innalzavano alberi maestri improvvisati con aste, vele e sartiame vario, pi decorativi
che effettivamente funzionali. Lungo i lati erano state fissate le panche dei vogatori, mentre la prua di
ogni imbarcazione era stata dotata di grossi speroni. Da lontano potevano essere facilmente scambiate
per vere navi da guerra della Marina romana, anche se su scala ridotta. A un quarto di miglio di
distanza dallattivit sulla riva, si trovavano le prigioni in cui, per tutta la durata dello spettacolo,
venivano tenuti coloro che avrebbero combattuto.
Incredibile!, comment Macrone mestamente, osservando la scena con Catone da un
affioramento roccioso poco distante, dove gli uomini della scorta si rilassavano sul tappeto di erba
verdeggiante sul ciglio della strada che portava a Roma. Non ho mai visto niente di simile. Sembrano
pi i preparativi per unimportante campagna militare che per un cavolo di spettacolo di gladiatori.
Non ricordo che sia stato fatto altrettanto per linvasione della Britannia, rispose Catone con
un sorrisetto ironico. Ma del resto Claudio in quel momento doveva solo conquistare una nuova
provincia per limpero. Adesso invece deve conquistare il cuore del popolo, un obiettivo di valore assai
pi strategico al momento attuale, sempre supponendo che viva abbastanza a lungo da riuscire a placare
la fame di combattimenti di gladiatori e, soprattutto, quella dello stomaco del popolo di Roma. E io
direi che per ora le cose non giocano proprio a favore di Claudio.
Si voltarono poi verso il gruppo imperiale mentre lufficiale incaricato dellorganizzazione
dello spettacolo faceva rapporto allimperatore. Seppure a una distanza di oltre un centinaio di passi,
Catone vide che Claudio stava dedicando alluomo totale attenzione. Di tanto in tanto la testa
dellimperatore scattava violentemente per uno spasmo mentre lui, claudicante, camminava accanto
allufficiale.
Non  poi cos invidiabile essere imperatori, non trovi?, disse Catone in tono riflessivo.
Nemici da tutte le parti, e gli intimi sono addirittura i pi pericolosi di tutti.
A volte dici proprio cazzate, Catone, gli rispose Macrone. Pensi che la nostra vita sia meno
a rischio di quella di Claudio? Io non la vedo cos e ho anche le cicatrici che lo dimostrano, e lo stesso
vale per te. Ad ogni modo, ci sono forse giusto un paio di vantaggi nellessere il sovrano assoluto del
pi grande impero del mondo, e penso che potrei anche abituarmi ai vari pericoli.
Un conto  affrontare un uomo con una spada in un combattimento corpo a corpo; tuttaltro 
entrare in una stanza piena di persone con la consapevolezza che molte di esse sarebbero ben felici di
pugnalarti alla schiena tanto quanto di offrirti un saluto e la promessa di lealt imperitura. E a proposito
di lealt, dov Tigellino?. Catone scandagli il gruppo imperiale, cercando preoccupato il centurione.
Laggi, con Burro e gli altri. Macrone indic un gruppetto di uomini intorno al tribuno Burro
ancora in sella. Catone vide lalta figura del centurione ed emise un silenzioso sospiro di sollievo.
Macrone ud la sommessa emissione di alito e guard lamico.
Secondo te Tigellino quando entrer in azione?.
Catone ci pens su un istante. Potrebbe provarci alla prima occasione possibile, se non tiene
molto alla vita. Da quello che sono riuscito a capire di lui, comunque, dubito che la getterebbe via tanto
facilmente se vi fosse anche una minima speranza di salvarla. Se fossi nei suoi panni, aspetterei il
momento di trovarmi vicino allimperatore e con il minor numero di persone possibile nei paraggi. In
quel caso, dopo aver colpito avrei una possibilit di fuga. Per cui quando la Sesta Centuria si avviciner
allimperatore, noi ci metteremo alle costole di Tigellino.
Limperatore concluse il giro dei preparativi e torn alla lettiga. Quando il seguito imperiale
inizi a incamminarsi lungo la riva in direzione delle installazioni degli ingegneri allestremit del lago
pi vicina al Tevere, loptio chiam gli uomini a raccolta. Le guardie ripresero velocemente posizione
intorno allimperatore e si misero al passo con gli schiavi che trasportavano la pesante lettiga dorata. La
colonna segu il perimetro ondulato del lago finch non giunse alle prime dighe a gradoni che
conducevano allemissario del Tevere a tre miglia di distanza.
A quel punto la colonna imperiale si ferm. Un gruppetto di ingegneri in semplici tuniche di
servizio si avvicin e si inchin di fronte alla lettiga. Claudio scese e, claudicante, si avvicin alluomo
dallaspetto giovanile che guidava il gruppo di ingegneri.
Mio caro Apo-pollodoro!, lo salut. Come stanno procedendo i lavori? Quasi terminati,
voglio sperare! Immagino che il temporale vi abbia rallentato.
Lingegnere fece un profondo inchino, imitato dai suoi colleghi. No, mio signore, i lavori sono
stati completati nei tempi stabiliti. E ho fatto preparare qualcosa di interessante per far divertire il
popolo quando la Naumachia avr inizio.
Ah s?. Claudio lo guard incuriosito. E cosa sarebbe?
Preferisco che rimanga una sorpresa, mio signore. Sono sicuro che ne rimarrete
impressionato.
Claudio aggrott brevemente la fronte e poi la sua espressione si rilass. Molto bene, caro
ragazzo. Ma sei certo che il maltempo non abbia causato ritardi? Sii onesto a-adesso.
Non permetterei mai che un po di pioggia e vento mi impediscano di mantenere la parola che
vi ho dato.
Bravo!, rispose Claudio raggiante, stringendo lavambraccio del giovane ingegnere. Vorrei
che tutti i miei fu-funzionari fossero ef-efficienti come te.
Limperatore si volt verso Narciso che gli stava poco distante alle spalle. Narciso, tu e
Pallante potreste imparare molto da questo gio-giovane uomo.
Il segretario imperiale si sforz di sorridere. Sarebbe un peccato prendere un talento cos
promettente sotto la mia ala e privarvi delle capacit di un s valido ingegnere, dominus. Lindubbio
talento di Apollodoro trova assai migliore valorizzazione sul campo che al palazzo, anche se Pallante
trarrebbe senzaltro grande vantaggio dalla sua competenza.
Pallante?. Limperatore ci riflett qualche istante e poi annu. Gi, gi,  vero: in questi
ultimi giorni sembra un po fuori forma. Stanco e distratto. Claudio fece un sorriso indulgente. Posso
immaginare che il nostro Pallante sia innamorato. Lamore tende a essere unattivit estenuante.
Eh gi, dominus. Forse Pallante dovrebbe essere mandato a Capri per qualche giorno di riposo.
Sarei felice di supervisionare io stesso i suoi collaboratori durante la sua assenza.
Sono certo che non mancheresti, sorrise Claudio. Daltro canto, anche tu hai bisogno di
riposo, amico mio.
Affatto mio signore. Narciso si mise in posizione bene eretta. Il mio posto  al vostro fianco.
Vivo solo per servirvi.
Quanto sono fortunato ad avere servitori come voi. Andiamo Narciso! Andiamo a imparare
qualcosa sullarte dellingegneria dal nostro ca-caro amico Apo-po-pollodoro.
Il giovane ingegnere chin di nuovo la testa e prese a illustrare il procedimento che aveva ideato
per prosciugare il lago. Catone ascoltava meglio che poteva la lezione dellingegnere, sempre per
tenendo gli occhi incollati a Tigellino. Il centurione era in piedi alla testa della centuria, a non pi di
cinquanta piedi dallimperatore. Teneva la mano sul pomo della spada e con le dita picchiettava contro
limpugnatura. Tra lui e Claudio cera un cordone di guardie germaniche: limperatore per il momento
era al sicuro, pens Catone.
Apollodoro indic il declivio che portava al fiume. Come limperatore pu vedere, ho ordinato
la costruzione di una serie di dighe, ognuna dotata di un canale a paratoie, cos da poter controllare il
deflusso dellacqua mano a mano che prosciughiamo la zona circostante il lago. Se ci fossimo limitati a
scavare un canale come, se non ricordo male, aveva originariamente suggerito il vostro consigliere
Pallante, avremmo rischiato di far esondare il Tevere, inondando cos il centro di Roma.
Narciso soffoc una risatina. Non una delle pensate pi felici del mio amico, ahim. Pallante,
comunque, ha sempre i suoi talenti, quali che essi siano.
Giustissimo, annu Claudio. Mia moglie limperatrice ne ha effettivamente unelevata
considerazione.
Oh, non ne dubito, bisbigli Macrone.
Shhh!, gli sibil Catone.
Lingegnere fece strada lungo il camminamento che era stato ricavato nel declivio. Le chiuse
erano state dislocate a una distanza di circa mezzo miglio luna dallaltra; dietro a ognuna, defluendo
dal lago, lacqua andava a riempire una porzione del declivio. Nel tardo pomeriggio la processione
raggiunse finalmente lultima nonch pi grande delle dighe. Alla sua base scorreva un rivolo che
seguiva la curva naturale del declivio, in quel punto molto pi ripido di quanto non fosse pi a monte,
nei pressi della sponda del lago. Il rivolo era alimentato da un canale sotterraneo scavato dietro
unestremit della diga. Su un lato cera un gruppo di operai che caricavano travi non utilizzate su un
carro; fecero un rapido inchino con la testa allimperatore e poi ripresero il lavoro.
Apollodoro si ferm alla base della diga, nei pressi di enormi pali piantati verticalmente nel
terreno e puntellati da grosse putrelle di legno. Intorno agli speroni centrali erano state assicurate
alcune funi che risalivano i fianchi del declivio, collegandosi poi a delle carrucole fissate ad altri pali.
Narciso sollev lo sguardo sulla diga che svettava per una cinquantina di piedi sopra la sua testa
e intimorito comment: Ma siamo al sicuro qui sotto?
Assolutamente s!, rispose Apollodoro, sorridendo convincente. Avanz di un passo e diede
un colpo di mano a una delle putrelle di rinforzo. Ci vorrebbe la forza di cento uomini per rimuovere
una di queste tirando le funi. Quando arriver il momento, cio quando avremo liberato la via che il
flusso dacqua seguir per raggiungere lemissario del Tevere, sar proprio in questo modo che
procederemo. Per il momento, soltanto un terremoto potrebbe smuoverle. Una volta che lacqua dietro
questa diga sar uscita del tutto, risaliremo il canalone e svuoteremo ogni serbatoio fino a raggiungere
il lago. In questo modo possiamo tenere sotto controllo il flusso dellacqua e prevedere solo un leggero
innalzamento del livello del Tevere per un breve intervallo. Apollodoro indietreggi di qualche passo
e sollev gli occhi sulla diga, guardando la sua creatura con palese orgoglio. Poi, di nuovo conscio
della presenza dellimperatore, il giovane ingegnere si affrett a voltarsi verso di lui. Tutto  pronto
per celebrare il termine dei lavori, mio signore. Proprio dietro quellansa del canalone, sulla sponda del
fiume. Sarei onorato...
Cosa? Oh, s. S, certo!, rispose Claudio, sorridendo. Sar un pia-piacere, caro ragazzo. Fai
strada!.
Narciso si fece avanti. Dominus, si sta facendo tardi; anche partendo ora, difficilmente
riusciremo a raggiungere Roma prima che faccia notte. Suggerisco, quindi, di metterci in viaggio senza
altro indugio.
Sciocchezze!, ribatt Claudio. Ti spaventa forse il buio? Ad ogni mo-modo, questo giovane
uomo ha fa-fatto un la-la-lavoro magnifico e il minimo che possiamo fare  festeggiare il suo
successo.
Come desiderate, dominus, rispose Narciso, annuendo con un cenno del capo.
Limperatore diede ad Apollodoro una pacca sulle spalle. Facci strada, ragazzo mio! Fa-facci
strada!.
Seguirono la leggera curvatura a destra del camminamento e raggiunsero un grande spazio
aperto. Duecento passi pi avanti, il fiume scintillava sotto il sole, scorrendo verso Roma. Sul terreno
erano stati sistemati alcuni tavoli, addossati gli uni agli altri a formare una grande base ricoperta con un
tessuto rosso. Sulla tavola cera unenorme torta che raffigurava ad arte la struttura della diga appena
visitata. Oltre i tavoli attendeva una quarantina di collaboratori di Apollodoro: quando limperatore
apparve, gli uomini inchinarono la testa.
Avvicinatosi alla grande tavola, Claudio sorrise deliziato, e ispezionando il dolce, esclam:
Eccellente! Assolutamente eccellente! Immagino sia buono quanto bello, questo dolce....
Sicuramente, mio signore. I migliori cuochi hanno battuto tutta Roma per procurarsi gli
ingredienti necessari.
Ha un aspetto delizioso. Posso essere il primo ad assaggiarlo?
Ma certamente, mio signore. Apollodoro fece schioccare le dita e uno schiavo si precipit
verso limperatore, porgendogli un cucchiaio. Claudio rimase fermo un istante e poi lo tuff nella
gelatina azzurra dietro la diga, voltandosi subito verso il suo seguito. Tribuno Burro, uno dei tuoi
uomini per favore. Poi, rivolgendosi allingegnere: Che non sia unoffesa, ma devo prendere
precauzioni.
Capisco, mio signore.
Burro si gir sulla sella per cercare tra i soldati della Sesta Centuria, ma prima che proferisse
parola, Tigellino si fece avanti. Mi offro volontario, signore!
Burro apr la bocca quasi volesse parlare, poi fece spallucce e annu. Vedendo avanzare il
centurione tra due guardie del corpo germaniche, Catone si sent tendere i muscoli. Tigellino si ferm
poco distante dallimperatore; un attimo dopo, Claudio gli tese il cucchiaio verso la bocca. Tigellino si
sporse in avanti e prese il boccone. Mastic velocemente e inghiott. Un istante dopo Claudio, con
espressione di attesa, chiese: Allora?
Buonissimo, signore!, rispose energico Tigellino.
Nessun effetto strano?
Nessuno, signore.
Molto bene. Claudio gli fece un cenno di congedo e Tigellino torn sui suoi passi passando
attraverso il cordone di guardie germaniche. Catone emise un sospiro di sollievo e sent il corpo
ridistendersi.
Assaggeremo un po di questo dolce delizioso e poi torneremo a Ro-roma, annunci
limperatore. Tribuno, puoi ordinare ai tuoi uomini di ritirarsi mentre mangio.
Pretoriani!, url Burro. Rompete le righe!.
Le guardie si allontanarono un po per permettere a Claudio e al suo seguito di assaggiare il
dolce e fare conversazione, ed essendo a razioni ridotte da vari giorni, rimasero in disparte a osservarli
con invidia. Catone not, divertito, che Narciso faceva di tutto pur di frapporsi tra il suo padrone e
lingegnere, rispondendo alle domande di Claudio con la servilit che gli era tipica e rabbuiandosi a
ogni commento di Apollodoro.
Macrone nel frattempo fissava il dolce con occhi malinconici. Potrei uccidere per una fetta.
Mi sembra fin troppo ricco, rispose Catone in tono sbrigativo. Probabilmente ti
provocherebbe unindigestione.
Sopporterei benissimo. Macrone stacc gli occhi dal dolce e guard lamico. Mi sono un po
preoccupato prima, quando il nostro amico Tigellino si  fatto avanti per assaggiare la torta.
Anchio. A quanto sembra, avevo ragione: quali che siano i suoi piani, non includono il
suicidio.
Eccetto per indigestione. Macrone si volt a guardare il centurione appoggiandosi sullo
scudo. Tigellino era indietreggiato a una certa distanza, sganciandosi il sottogola e sfilandosi lelmo. Si
terse la fronte e inizi a slacciare le fibbie del pettorale. Lanci unocchiata veloce su per il pendio con
unespressione tesa. Poi, appoggiata larmatura a terra, si stir la schiena, sollevando le braccia in alto.
Macrone a quel punto rivolse lo sguardo verso il gruppetto di dignitari accalcati intorno al dolce
per saggiarne, famelici, i selezionati ingredienti. Il suo stomaco gorgogli talmente forte che Catone lo
ud e i due si scambiarono un sorriso. Catone era sul punto di commentare, quando nellaria echeggi
uno schianto sordo che gli tolse ogni parola di bocca. Tutti si voltarono immediatamente nella direzione
del rumore. Un istante dopo segu un secondo suono esplosivo che si confuse con la cacofonia delle
travi che si spezzavano e delle pietre che rotolavano. Il tutto si trasform poi in un rombo che crebbe
sempre pi fino a saturare laria. Dal fondo del canalone si gonfi un vento improvviso, facendosi
sempre pi intenso.
Ma che cazzo succede?. Macrone si volt verso il fracasso.
Catone cap allistante cosera il rumore e raggel di terrore. Guard verso limperatore che,
con il cucchiaio carico di gelatina a mezzaria vicino alla bocca, fissava in alto. Quando si volt di
nuovo, Catone vide una scura massa liquida, scintillante e spumeggiante, spuntare da dietro lansa del
canalone, abbattendo gli alberi ricurvi che crescevano sui ripidi pendii e trascinandosi dietro grossi
massi di pietra e cumuli di terra. Lenorme onda, superato lultimo sbarramento, era lanciata gi per il
pendio in direzione dellimperatore e della sua scorta.
...
.
...
CAPITOLO VENTI.
...
.
...
Dapprima nessuno si mosse: tutti terrorizzati dalla vista di quel muro dacqua ribollente che
crollava. Tigellino fu il primo ad agire. Si port una mano al lato della bocca e url: Scappate!
Mettetevi in salvo!.
Il suo grido ruppe lincantesimo e il gruppo imperiale, gli ingegneri e i pretoriani iniziarono a
fuggire: alcuni nella direzione opposta a quella dellacqua, altri verso il lato dove il terreno risaliva
leggermente. Catone lanci a terra scudo e lancia e si stacc il sottogola con uno strattone, subito
imitato da Macrone che aveva gi iniziato ad allontanarsi dallonda.
Aspetta!, lo chiam Catone. Dobbiamo salvare limperatore!.
Macrone si ferm, annu e insieme a Catone si volt in direzione della tavola e del dolce.
Claudio nel frattempo arrancava, claudicante, verso il fiume con tutta la velocit che le sue gambe
malferme gli permettevano, guardandosi di tanto in tanto terrorizzato alle spalle per controllare londa
che si avvicinava. Tigellino intanto si era lanciato di corsa dietro di lui; Catone si rese conto, con una
fitta di terrore, che il centurione sarebbe riuscito a raggiungere limperatore prima di lui. Fece allora
uno scatto, spingendo sulle gambe con tutta la forza che aveva, rallentato per dalla pesante armatura a
scaglie che ancora aveva indosso. Macrone gli si lanci dietro. Un forte vento increspava le pieghe
della toga dellimperatore e gli arruffava i capelli, mentre londa gli gonfiava un cuscino daria davanti.
Il rombo e il sibilo del muro dacqua assordavano Catone che, piegato in avanti, correva verso Claudio.
Alla sua sinistra si accorse che Tigellino stava guadagnando terreno. Il centurione sfrecciava,
implacabile, verso la sua preda stringendo in mano un pugnale con la punta bassa e orizzontale.
Catone si sent arrivare una folata daria fredda alle spalle e arrischi unultima occhiata dietro
di s: vide che londa era ormai a non pi di cinquanta piedi di distanza, una massa ribollente di
schiuma bianca e acqua marrone che sradicava arbusti e alberi. Dalla destra arriv un disperato grido di
terrore quando il primo dei pretoriani fu travolto; un istante dopo luomo rimase sommerso e la voce si
spense.
Tigellino, nel frattempo, era arrivato molto vicino allimperatore; ad un tratto inciamp contro
una pietra e rovin a terra, perdendo la presa sul pugnale. Catone continu a correre e url: Mio
signore!.
Claudio si volt, guard dapprima Catone, allarmato, e poi alle spalle di Catone, atterrito. Con
una mano Catone lafferr per un braccio e con laltra lo stratton per la toga. Dapprima Claudio si
dibatt e cerc di colpirlo con la mano libera, urlando: Aiutatemi! Allomicidio!
No, mio signore! La toga vi appesantir!, gli urlo di rimando Catone, strappandogli il pesante
tessuto di lana dalle spalle. Ud Macrone gridare qualcosa poco lontano alle sue spalle, ma prima di
potersi voltare a guardare, londa lo travolse. Un istante prima, avvertendo il liquido che gli avvolgeva i
polpacci, Catone fece in tempo a spingersi di fronte allimperatore nel tentativo di proteggerlo con il
proprio corpo. Il muro dacqua lo invest subito dopo alla schiena a tutta forza, sbalzandolo
violentemente via. Catone tent quantomeno di rimanere in posizione verticale, scalciando per cercare
presa sul terreno, mentre la corrente continuava a trascinarlo. Strinse forte il braccio dellimperatore e
tent di spingerlo verso lalto. Lacqua gli arriv alla testa, sommergendolo, rombandogli nelle
orecchie; poi riusc a riaffiorare e riprendere aria.
Qualcosa lo colp alla schiena con una violenza tale da svuotargli i polmoni in un conato
esplosivo a bocca spalancata, che gli si riemp immediatamente dacqua prima che riuscisse a
richiuderla. Poi si ritrov di nuovo sotto, sempre con limperatore stretto in una mano che si dimenava
violentemente per liberarsi. A un tratto Catone sent qualcosa di solido molto vicino e rischi di perdere
la presa su Claudio. Us una mano per tastare alla cieca. Al tatto cap che si trattava di un grosso ramo
dalbero. Strinse le dita intorno alla ruvida corteccia e tir, trascinando se stesso e limperatore verso di
esso. La testa riemerse di nuovo dallacqua e Catone inspir aria. Era circondato da una massa caotica
di acqua ribollente in cui galleggiavano detriti, teste e braccia di uomini in un vortice convulso. Catone
ebbe limpressione di vedere Macrone poco lontano da s, ma prima di averne la certezza, lacqua lo
sommerse di nuovo. Claudio emerse, sputando di lato.
Mio signore!, gli url Catone dritto in faccia. Afferrate il ramo!.
Claudio gir la testa verso Catone. Non ci riesco! Lacqua mi sta risucchiando a fondo!
Sa-salvati tu, ragazzo! Io sono spacciato!.
Catone si accorse che Claudio aveva ancora la toga attorcigliata intorno al petto e che i detriti
nel gorgo vi si stavano accumulando pesantemente sopra, trascinandolo in basso. Catone afferr allora
il tessuto e lo stratton pi forte che pot, riuscendo a liberarlo. La toga scivol leggermente verso il
basso, ma Claudio continuava a sprofondare e poco prima che il muro dacqua gli si richiudesse di
nuovo sopra, riusc a lanciare un grido disperato. Un istante dopo torn in superficie e Catone gli url:
Sfilatevela! Scalciatela via o affogherete!
S... s, ripet Claudio, rigurgitando acqua. La scalcio via.
E mentre Claudio tentava di sfilarsi la toga dai piedi, Catone lo aiut ad allontanarla da lui. Il
tessuto lanoso sembrava essere dotato di vita propria, guizzando e contorcendosi nella corrente,
attorcigliando i propri lembi intorno alla mano e al braccio di Catone. Poi, con un ultimo strattone,
finalmente venne via e i due uomini tornarono di nuovo in superficie con testa e spalle, aggrappati al
ramo. Tuttintorno la furia dellacqua sembrava essersi leggermente placata, e per la prima volta
Catone pot rendersi conto che erano stati trascinati abbastanza lontano dalla fine del canalone. Intorno
a loro galleggiavano dei tavoli; a una cinquantina di piedi di distanza, Catone vide Tigellino che
tentava di arrampicarsi su uno di essi, roteando velocemente nella corrente.
Catone!, ud chiamare.
Si volt e vide Macrone che si agitava freneticamente nellacqua nel tentativo di spingersi verso
il ramo. Un istante dopo, tra loro spunt un altro uomo che tossiva e si dimenava per cercare di
rimanere a galla. Catone riconobbe il tribuno Burro.
Da questa parte, signore! Qui!. Catone segnal la propria posizione con un braccio e Burro
inizi a scalciare per spingersi verso di lui. Il tribuno raggiunse il ramo e ci si aggrapp stretto con
entrambe le braccia, boccheggiando per riprendere fiato. Catone si guard intorno e vide che Macrone
di l a poco sarebbe riuscito a raggiungerli. Poi, davanti a loro, not qualcosa di strano: il fronte
ascendente dellonda era sparito, sostituito da una linea netta a non pi di cinquanta piedi di distanza.
Oh merda, mormor Catone. Il fiume....
Lacqua stava trascinando lalbero, e gli uomini a esso aggrappati, verso la sponda scoscesa del
fiume e poi dritti nella sua corrente. Catone pass un braccio dietro la schiena dellimperatore e si
strinse forte al ramo. Vide che a poca distanza da loro anche Macrone era riuscito ad aggrapparsi a un
ramo pi piccolo. Riemp allora i polmoni di aria e url, cercando di superare il fragore dello scroscio:
Tieniti forte! Stiamo finendo nel fiume!.
Lestremit del ramo spar allimprovviso per qualche istante. Poi rispunt in superficie. Di
nuovo, lacqua si accavall sopra la testa di Catone, che si sent le gambe graffiate da rocce e detriti
mentre il ramo continuava a trascinare implacabilmente gli uomini a esso aggrappati verso le acque
agitate del fiume. Catone aveva il rombo dellacqua nelle orecchie e i polmoni in fiamme. Limperatore
sembrava ancora muoversi sotto il suo braccio, ma era impossibile capire se si stesse agitando per non
affogare o se fosse solo in balia della corrente. Poi il ramo fin in un gorgo e riaffior in superficie.
Catone risucchi violentemente aria.
Mio signore, state bene?.
Limperatore ebbe un conato e sput fuori acqua, appoggiando poi la testa sul ramo, scosso in
tutto il corpo da una violenta tosse.
Catone si guard intorno e vide che Burro era ancora aggrappato al ramo, ma non riusc a
localizzare Macrone. Gir la testa da una parte e dallaltra, scandagliando nervosamente la superficie
del fiume. Vide molti uomini che si dibattevano per raggiungere la riva o solo per rimanere a galla.
Tigellino era steso sul tavolo non molto lontano. Pens che il peggio potesse essere ormai passato,
adesso che il fiume aveva assorbito gran parte dellacqua fuoriuscita per il crollo dello sbarramento.
Continuava, per, a non vedere traccia di Macrone. Poi scorse una massa scintillante sulla superficie
dellacqua a una ventina di piedi di distanza. La massa inizi a rovesciarsi e Catone si rese conto che si
trattava di un corpo; poi, quando la faccia delluomo fu per un istante visibile, prima di essere di nuovo
sommersa, vi riconobbe, terrorizzato, i tratti di Macrone.
Tribuno!, url subito. Tribuno Burro, signore!
Burro sollev la testa, stordito, un solo occhio socchiuso.
Occupatevi dellimperatore, signore! Avete capito?
S..., annu Burro, sforzandosi di rimanere lucido. Catone si volt poi verso Claudio.
Tenetevi forte, mio signore. Vi tireremo fuori di qui.
A quel punto lasci la presa sul ramo e si spinse verso uno dei tavoli che roteava lentamente,
sospinto dalla corrente, vicino al punto in cui galleggiava Macrone. Catone si appoggi con il petto sul
tavolo e inizi a scalciare, spingendosi verso lamico che non sembrava mostrare segni di vita.
Arrivatogli vicino, allung un braccio, cercando con le dita di afferrare le pieghe della sua tunica. Poi
strinse la presa e lo tir sul tavolo. Macrone era ferito, la fronte rigata da un sottile filo di sangue.
Macrone!, url, scuotendolo violentemente per le spalle. Macrone, apri gli occhi.
La testa dellamico rotol mollemente sulla superficie di legno del tavolo, la mandibola cedette,
e la bocca si spalanc. Catone allora lo schiaffeggi violentemente. Apri questi maledetti occhi!.
Non vedendo reazioni, lo schiaffeggi di nuovo, con pi forza. Questa volta la testa di Macrone
scatt su, in avanti, e gli occhi si aprirono, sbattendo rapidi. La mandibola si serr con aria di sfida.
Chi  il bastardo che mi ha colpito, eh?. Poi toss per lacqua nei polmoni e rigurgit con spasmi
dolorosi. Qualche istante dopo si riprese abbastanza da accorgersi della presenza di Catone. E abbozz
un sorriso. Che ti  successo, amico? Non hai una bella cera.
Catone non pot evitare di ricambiare il sorriso, felice. Io? Dovresti vedere te, allora.
Cosa... cos successo?. Macrone fece una smorfia. Mi sento come se uno stronzo mi avesse
tirato una pietra in testa.
Devi averla sbattuta contro il ramo quando siamo finiti nel fiume.
Fiume?. Macrone sollev la testa e si guard intorno, confuso. Poi sobbalz quando gli
tornarono in mente gli ultimi istanti prima che londa li travolgesse. Limperatore!
 salvo. Laggi. Catone indic il ramo su cui Burro, nel frattempo, aveva cambiato
posizione, avvicinandosi a Claudio. Galleggiava nei pressi della sponda; un istante dopo rimase
impigliato in un ostacolo sotto la superficie e rote in direzione della riva. Catone tir un sospiro di
sollievo e poi moll un buffetto a Macrone. Dai, andiamo. Usciamo da qui.
Catone diede qualche colpo di piede per far ruotare il tavolo verso la sponda, e con Macrone
inizi poi a scalciare per spingersi fuori dal risucchio della corrente. Uscirne non fu semplice e
nemmeno rapido; qualche minuto dopo sentirono finalmente il letto del fiume sotto i piedi e spinsero il
tavolo in mezzo a una sottile striscia di canne a qualche passo dalla riva. Lo abbandonarono l e
continuarono ad avanzare nel canneto finch non raggiunsero la terraferma e si accasciarono sul manto
erboso della riva. Macrone affond la testa tra le mani, gemendo, mentre Catone rimase carponi, la
testa penzolante in avanti, boccheggiando per riprendere fiato, rigurgitando il residuo dacqua nei
polmoni e sputando per pulirsi la bocca. Il cuore gli martellava in petto e il corpo era scosso da un
tremore incontrollabile. Laria fredda sembrava ancor pi gelida sulla pelle bagnata, ma Catone sapeva
di tremare per la fatica a cui laveva costretto il muro dacqua, oltre ovviamente allo shock ritardato per
ci che era accaduto.
Si rimise in piedi a fatica e scandagli la zona circostante. Vide la fine del canalone a circa
mezzo miglio di distanza. Il campo tra il canalone e il fiume era striato di marrone. Sul terreno
giacevano alberi sradicati; nel fango alcuni uomini, seduti o in piedi, si guardavano intorno, confusi.
Molti altri si trovavano sul margine del percorso seguito dalla furia dellonda. Nessuna traccia delle
lettighe imperiali, tanto meno dei tavoli su cui era stata sistemata la grande torta. Qualche centinaio di
passi pi a monte Catone vide Burro che sorreggeva limperatore mentre insieme risalivano il corso del
fiume. Di Tigellino, nessuna traccia.
Catone si accovacci accanto a Macrone. Come ti senti?
Tutto un dolore, rispose Macrone, sbuffando. Devo aver preso una bella botta in testa... mi
stavo tenendo stretto a quel ramo, poi siamo finiti su qualcosa e sono ricaduto.  lultima cosa che
ricordo fino a quando poi uno stronzo mi ha preso a schiaffi sul muso. Sollev gli occhi verso Catone.
E quello eri tu, sicuramente.
A cosa servono altrimenti gli amici?. Catone allung una mano e aiut Macrone a rimettersi
in piedi. Coraggio, torniamo da ci che rimane della centuria.
Si incamminarono verso le figure sparpagliate sulla piana dellinondazione, alcune intente a
cercare i sopravvissuti rimasti intrappolati tra i detriti o ad accudire i feriti.
Per tutti gli di, cos successo?, chiese Macrone.
 ovvio: la diga ha ceduto.
E come? Come  possibile una cosa del genere? Hai sentito anche tu lingegnere: ci sarebbero
voluti centinaia di uomini per farla crollare.
Catone riflett qualche istante. Evidentemente non  cos. O  crollata da sola o qualcuno lha
aiutata.
Muratori greci che non valgono niente, ecco cosa lha fatta crollare.
Ne sei davvero convinto? E proprio quando limperatore si trovava al centro esatto del
percorso seguito dallonda? Una vera coincidenza.
Capita. Gli di si divertono a giocare.
Lo stesso vale per certi traditori. Hai visto Tigellino? Sembrava quasi che fosse lunico tra noi
a non essere sorpreso dellonda.
Continuarono a camminare in silenzio per qualche istante, poi Macrone si schiar la voce. Va
bene, supponiamo allora che i Liberatori siano responsabili di tutto questo: come diamine ci sono
riusciti?
Non lo so. Non ancora, ma voglio dare una bella occhiata a quello che  rimasto della diga.
Quando raggiunsero gli altri sopravvissuti, le guardie del corpo germaniche ancora vive
avevano gi fatto quadrato intorno allimperatore. I crespi capelli zuppi e infangati, le tuniche e le
armature sporche li facevano apparire molto pi barbari del normale, e i civili, come anche i pretoriani,
se ne tenevano a debita distanza. Qualcuno era riuscito a trovare uno sgabello per limperatore. Claudio
se ne stava seduto intontito e osservava la scena. I sopravvissuti si erano istintivamente spostati pi in
alto, su una parete verso la fine del canalone, per cautelarsi contro un altro eventuale disastro. Narciso
era chino sullimperatore e gli offriva parole di conforto mentre Apollodoro, terrorizzato, se ne stava
impalato poco distante, tra due guardie del corpo germaniche.
Voi due!.
Catone si volt di scatto e vide il tribuno Burro che si dirigeva a passo sostenuto verso di loro.
Lui e Macrone si misero sullattenti e salutarono il comandante della coorte. Burro esamin i tratti del
viso di Catone e poi annu. S, sei tu quello che mi ha aiutato a salvare limperatore, vero?.
Catone riflett velocemente sulla risposta da dare. La tentazione di prendersi la parte di merito
che gli spettava per aver tratto in salvo Claudio era molto forte, ma sarebbe stato rischioso attirare
attenzioni su di s in quel momento, o anche su Macrone. Soprattutto se ne fosse poi arrivata voce ai
Liberatori che, a quel punto, avrebbero avuto tutte le ragioni di sospettare di loro.
Ero aggrappato allo stesso ramo, ma questo  tutto. Penso che siate stato voi quello che lha
salvato, signore.
Burro socchiuse gli occhi quasi che sospettasse qualche raggiro. Poi annu lentamente.
Daccordo, ma far comunque in modo che il tuo contributo venga adeguatamente ricompensato.
Catone annu in segno di gratitudine.
Il tuo centurione manca allappello. Lhai per caso visto?, gli chiese ancora il tribuno.
Ci stava accanto nel fiume, ma poi lho perso di vista.
Peccato. Un buon elemento. Si  subito lanciato in soccorso dellimperatore quando  venuta
gi londa. Fortuna che ero l io per fare quello in cui lui non  riuscito, eh?
Proprio cos, signore.
Adesso  il suo optio ad assumere il comando, aggiunse Burro, indicando Fuscio, che in
qualche modo era riuscito a tenersi stretto il bastone e in quel momento stava cercando gli uomini della
Sesta tra i sopravvissuti ricoperti di fango. Meglio che facciate rapporto direttamente a Fuscio.
Non ancora, tribuno, disse Narciso, avvicinandosi alle tre guardie. Voglio dare unocchiata
pi da vicino alla diga e desidero che questi due soldati mi assistano, in caso vi siano altri pericoli.
Altri pericoli?. Burro sembrava sorpreso del timore di Narciso e poi scroll le spalle. Come
volete, sono vostri.
Il segretario personale fece un cenno verso limperatore e, abbassando la voce, disse: Tienilo
docchio.  molto scosso.
Naturalmente.
Poi Narciso si rivolse a Catone e a Macrone, con lespressione vacua di chi  abituato a vedere
le enormi masse popolari come ununica classe di servitori. Seguitemi!.
Si incamminarono sullerba, circumnavigando la distesa scivolosa di fango che aveva
completamente invaso il terreno circostante. Quando entrarono nel canalone, dovettero avanzare con
grande cautela sul terreno scivoloso e superare gli alberi divelti e i cespugli aggrovigliati. Non appena
furono lontani dalla vista dei sopravvissuti, Narciso si ferm e inizi a parlare.
Non  stato un incidente, ma un evidente attentato alla vita dellimperatore e alla mia.
Macrone sbuff. Senza dimenticare qualche centinaio di soldati e civili, ma suppongo che
questi non contino, giusto?
Non in una pi ampia visione delle cose, no, rispose gelidamente Narciso. Per il momento
mi sta benissimo che il giovane ingegnere greco pensi sia stato un incidente:  talmente annebbiato
dallo spavento che potrebbe lasciarsi sfuggire informazioni utili per noi. Adesso o in seguito.
In seguito?, chiese Catone, fissandolo.
Se, per un lapsus linguae, dovesse rivelarmi qualcosa che mi mettesse in posizione di
predominio su di lui, sarebbe un ottimo effetto secondario della situazione.
Macrone scosse la testa. Per tutti gli di, non ti lasci sfuggire nemmeno unoccasione, eh?
Cerco di non farlo. Ecco perch sono ancora vivo al fianco dellimperatore. Non molti dei miei
predecessori possono affermare di aver resistito nella stessa posizione anche solo per una frazione del
tempo in cui sono rimasto io.
E adesso Pallante sta cercando di sgomitarti fuori, comment Macrone, schioccando la
lingua. Ti sta mettendo alle strette, eh?
Ho battuto uomini pi impegnativi di Pallante, rispose Narciso in tono sdegnoso. E non
dovr preoccuparmi di lui ancora per molto.
Oh?.
Narciso gli lanci unocchiata fulminea e poi aggir un grosso masso. Guard avanti e indic
un punto. L troveremo delle risposte, spero.
Catone e Macrone seguirono la direzione indicata e videro i resti della diga. Sul fondo stretto
del canalone giaceva una fila di pietre da cui filtrava ancora un rivolo dacqua. Davanti alle fondamenta
della diga erano sparpagliati pezzi di travi e altre pietre. I tre proseguirono e si fermarono nei pressi
della breccia principale.
Sto cercando di ricordare come appariva prima, disse Narciso. Avrei dovuto fare pi
attenzione a quel rompiscatole di Apollodoro. Non cerano forse delle grosse verghe a puntellare il
centro?
Verghe?. Catone sorrise. Mi sembra li abbia chiamati speroni.
Narciso lo fulmin. E va bene, speroni. Ricordo che ha detto che sarebbero stati necessari
parecchi uomini per spostarli quando sarebbe arrivato il momento di far defluire lacqua bloccata dalla
diga.
Esatto, annu Catone.
E allora cos successo? Da dove sono spuntati allimprovviso tutti questi uomini? Non cera
nessuno accanto alla diga.
S... s che cerano, rispose Catone. Ricordi quel gruppo accanto al carro vicino alla base
della diga?.
Macrone annu. S, ma non potevano essere pi di una decina, comunque, e non avrebbero
potuto spostare quelle travi. Non da soli.
No, hai ragione, ammise Catone.
Si inoltrarono tra le macerie fangose. Poi Narciso indic verso il fondo del canalone. Non 
una di quelle? Uno di quegli... speroni? O almeno ci che ne rimane.
Catone e Macrone si voltarono a guardare. A circa un centinaio di passi, sul fianco del
canalone, incuneato tra due enormi massi, spuntava un tronco dalbero fracassato. Catone vide che era
troppo dritto e regolare per essere ci che rimaneva di un albero. Meglio dare unocchiata, disse.
Perch?, chiese Macrone, guardando controvoglia il groviglio di vegetazione infangata che li
separava dallo sperone fracassato.
Perch la diga crollasse, avrebbero dovuto cedere entrambi i sostegni, giusto?
E quindi?
E allora non sei curioso di sapere come abbiano ceduto?.
Macrone gli lanci unocchiata imbronciata. Non potrei essere pi curioso.
Catone lo ignor e inizi ad arrampicarsi sulle macerie verso i due massi. Un momento dopo gli
altri due lo seguirono. Catone stava esaminando il grosso pezzo di legno quando lo raggiunsero.
Unestremit dello sperone era sepolta dal fango, ma laltra sporgeva per circa sei piedi verso lalto e
terminava in un marasma di schegge e frammenti. Il pretoriano pass le dita lungo quella che sembrava
una linea regolare sul bordo delle schegge.
Vedete qui?. Si fece da parte per lasciar loro una visuale migliore. Macrone si sollev sulle
punte dei piedi e strizz gli occhi.
Sembra che sia stata segata. Si risollev e fece scivolare le dita lungo il segno. E molto in
profondit.
Catone annu. Scommetto che troveremmo la stessa cosa sullaltro sperone, se riuscissimo a
individuarlo, e anche sui sostegni pi piccoli. Indeboliscine una buona parte e non ti servono pi
centinaia di uomini per abbattere i rinforzi a spinta, o magari per spezzarli con una sollecitazione, come
questa, comment, dando una pacca sul pezzo di legno. Basta spostare alcuni sostegni e la pressione
dellacqua contro la diga far il resto.
Narciso annu. Come ho gi detto, non  stato un incidente, e questo ne  la prova.
C qualcosaltro, disse Catone. Quando abbiamo visto arrivare londa, avete notato come
tutti siamo rimasti paralizzati sul posto?
S, e quindi?
Una persona non lo era. Il centurione Tigellino  scattato verso Claudio prima che chiunque
altro potesse riprendersi dallo shock per reagire. E si era anche tolto i pezzi pi pesanti dellarmatura
per star certo di non essere appesantito nel correre.
Narciso aggrott la fronte ricordando quel preciso momento.  vero,  scattato
immediatamente. Avrei potuto supporre che intendesse proteggere limperatore, se non altro perch
aveva sostituito Lurco. Poi, rivolgendosi a Catone: Stai forse insinuando che Tigellino sapeva della
diga? Che questo era il motivo per cui volevano sbarazzarsi di Lurco? Perch avevano pianificato
questo?
Probabilmente. Catone non ne sembrava cos certo. Ma come potevano sapere che
limperatore avrebbe visitato la struttura di prosciugamento? La decisione di sostituire Lurco  stata
fatta prima che Claudio decidesse di vedere le fasi finali.
Non  stato solo un caso fortuito, lo interruppe Narciso. Apollodoro non ha organizzato il
festeggiamento tutto da solo.  stata unidea di Pallante. Lui si  occupato dei dettagli e sempre lui ha
fatto preparare quella torta.
Quindi c anche Pallante dietro tutto questo?, chiese Macrone, turbato. Pallante lavora per i
Liberatori?
Non lo so, riconobbe Narciso.  possibile, ma io ne dubito. Pallante non ha nulla da
guadagnare da un ritorno alla Repubblica; anzi, al contrario ha molto da perdere, tanto quanto me.
Dubito che fosse dietro a questo attentato alla vita di Claudio.
Perch no?, chiese Catone. Se Claudio annegasse, Nerone sarebbe il suo successore pi
probabile.
Questo  vero, ammise Narciso. Ma a palazzo cerano parecchie persone che sapevano che
limperatore sarebbe stato qui e chiunque tra essi potrebbe lavorare per i Liberatori. Comunque siano
andate le cose, i Liberatori sono venuti a sapere della visita al cantiere e hanno deciso di anticipare il
piano di assassinio dellimperatore per mano di Tigellino. Hanno danneggiato i sostegni della diga e
Tigellino sapeva cosa stava per accadere; si  quindi tenuto pronto a colpire quando cera pi
confusione, ovvero quando londa ha iniziato a scendere.
Una storia un po tirata per i capelli, protest Macrone. Tigellino avrebbe messo a
repentaglio la sua vita in questo modo, e lo stesso vale per gli uomini incaricati di indebolire i puntelli
della diga: una sola mossa sbagliata e gli sarebbe crollato tutto addosso.
Questo dimostra solamente quanto siano determinati i nostri nemici, disse tristemente
Narciso.
Volevano un assassino che fosse vicino allimperatore. Quali che fossero i loro piani per
Tigellino, le probabilit che potesse sperare in una fuga dopo aver commesso il fatto erano alquanto
esigue. E in effetti questa storia della diga, probabilmente, gli avrebbe fornito la migliore occasione
possibile per colpire e poi scappare.
Catone annu. Penso proprio che sia cos. Il problema  che se questa era solo unoccasione
capitata per caso, allora il piano iniziale  ancora da attuare  sempre che Tigellino sia ancora in vita 
oppure potrebbero avere un altro uomo pronto da mettere al suo posto, se non lhanno gi fatto.
Dobbiamo ancora rimanere in guardia. Lo dirai allimperatore?.
Narciso esit. Non ancora. Voglio che prima siano fatte delle indagini. Devo essere certo di
tutto prima di andare da Claudio.
Giusto. C una cosa, per: Apollodoro non era implicato. Londa  stata per lui una sorpresa
quanto lo  stata per noi altri. Dovresti tranquillizzarlo, prima di mostrargli le prove.
Narciso consider il suggerimento. Magari pi tardi, dopo che  stato interrogato. Per ora mi
sta bene che tutti pensino che si  trattato di uno sfortunato incidente. Ed  chiaramente ci che i
Liberatori vogliono che noi pensiamo, e non voglio certo che se ne scappino spaventati, non ancora.
Tenteranno di nuovo, se si convincono che non sospettiamo nulla del loro complotto. Pi rischi loro
corrono, pi possibilit abbiamo noi di identificarli ed eliminarli.
E pi possibilit hanno loro di eliminare limperatore, ribatt Macrone.
E allora dobbiamo stare pi in guardia contro ogni potenziale pericolo, giusto?, disse secco
Narciso. Poi tacque un istante e si sforz di continuare in tono pi misurato. Questa  la mia occasione
per saldare definitivamente i conti con i Liberatori. Avrei dovuto schiacciarli molti anni fa quando ne
ho avuta loccasione, aggiunse poi amaramente. Se li costringiamo a rintanarsi adesso, poi
aspetteranno il momento pi opportuno per colpire di nuovo. Nel frattempo, limperatore sar sotto
costante minaccia e io e i miei agenti dovremo essere sempre allerta per reagire a ogni possibile segnale
di pericolo. Per cui meglio finire il lavoro subito, non trovate?.
Macrone lo guard e si strinse nelle spalle. La decisione spetta a te. Non  esattamente
compito mio dare la caccia ai cospiratori. Spetta a te proteggere limperatore.
No, rispose secco Narciso, battendo un dito sul petto di Macrone.  compito nostro e di tutti
quelli responsabili della protezione dellimperatore e di Roma. Avete fatto un giuramento.
La mano di Macrone scatt fulminea verso lalto e si richiuse a morsa intorno a quella del
segretario imperiale. E sono pronto a farne un altro di giuramento, se provi di nuovo a puntarmi il dito
contro in questo modo, sono stato chiaro?.
I due si fissarono per qualche istante, finch Macrone serr pi forte il pugno facendo vacillare
lo sguardo di Narciso. Questultimo stratton via la mano e contrasse le dita doloranti. Ti pentirai di
questo.
Mi sono pentito di un sacco di cose nella vita, rispose Macrone in tono sdegnoso, ma questo
non mi ha comunque impedito di farle.
Ormai insofferente alla reciproca ostilit tra i due, Catone sbott bruscamente:
Finitela! Dobbiamo raggiungere limperatore. Narciso, tu devi fare in modo di riportarlo a
palazzo in totale sicurezza prima che i Liberatori inizino a mettere in giro la voce che  stato ucciso.
Il segretario imperiale lanci unultima occhiata torva a Macrone e poi annu. Hai ragione. Tra
laltro, le sue guardie personali sono in pessime condizioni adesso per poter rispondere a un eventuale
attacco. Dobbiamo rimetterci in cammino prima che faccia notte.
Esatto. Andiamo, rispose Catone, esortandoli con un cenno della mano.
Si rimisero in marcia, ansiosi di lasciare la silente desolazione di quel luogo. Facendo strada,
Catone non pot evitare di ripensare alla determinazione del nemico: se era cos pronto a rischiare la
vita in quel modo per raggiungere i propri scopi, allora era un nemico pericoloso tanto quanto quelli
che lui e Macrone avevano sempre affrontato. Al successivo attacco, avrebbero dovuto usare il pugno
pi duro.
...
.
...
CAPITOLO VENTUNO.
...
.
...
Quattordici annegati, altri dieci feriti e dodici ancora dispersi, incluso il centurione, disse
Fuscio, sdraiandosi sulla brandina una volta tornati in stanza. Scosse la testa. I ragazzi non ce lhanno
proprio fatta quando  venuta gi londa.... Il giovane optio chiuse gli occhi e la sua voce si abbass
fin quasi a un sussurro. Ero sicuro di morire quando sono finito sotto.
Catone sedeva sulla brandina di fronte e si sporse in avanti. Labbiamo pensato tutti. Del resto
una prova del genere non far mai parte di un programma di addestramento, giusto?.
Il suo tentativo di allentare la tensione rimase parola morta. Fuscio teneva gli occhi fissi a terra
sui suoi calzari. La Quinta Centuria ha avuto anche pi perdite di noi... pensavo che fare la guardia
pretoriana fosse un lavoretto comodo comodo... e invece, prima quella cazzo di rivolta e adesso questo.
Sembra quasi una maledizione.
Macrone scoppi in una ruvida risata. Cosa? Pensavi forse che essere un soldato non fosse
pericoloso? Amico, avresti dovuto vedere i casini in cui ci siamo trovati io e Capito in tutti questi anni.
Molto peggio di questo. E siamo ancora qui a parlarne. Le maledizioni non centrano niente. Per cui
alzi una coppa per i compagni che hai perso, onori la loro memoria e continui con il tuo lavoro di
soldato.  tutto ci che puoi e devi fare. Non serve a niente starsene l ad arrovellarsi nella tristezza e a
straparlare di maledizioni. Soprattutto dal momento che sei un optio. Finch Tigellino non torner o
non verr sostituito, sei tu al comando della centuria, per cui meglio che tu ti riprenda alla svelta.
Fuscio alz gli occhi su Macrone. Dapprima la sua espressione fu neutrale, poi i suoi occhi si
socchiusero sospettosi.  successo tutto da quando siete arrivati voi due.
Noi?
Proprio cos. Prima di voi andava tutto liscio. Poi siamo stati bastonati da una folla infuriata,
Lurco  sparito e mezza Sesta Centuria  rimasta dispersa in uninondazione anomala. Fece una pausa.
Dal mio punto di vista sembra molto pi di una coincidenza. Il che fa sorgere la domanda: cosavete
fatto voi due per far scatenare la collera degli di contro i vostri compagni, eh?
Tu stai delirando, amico. Io e Capito abbiamo solo fatto il nostro dovere. Niente di pi, niente
di meno. Proprio come te e come tutti gli altri. Gli di non hanno niente a che fare con questo.
Quindi la diga  crollata da sola? Un assurdo incidente? Ma fammi il favore, Calido! Quella 
stata volont degli di!.
Volont degli di un cazzo! Qualche bastardo ha....
Calido!, lo blocc bruscamente Catone. Adesso basta. Loptio ha passato un brutto
momento e se deve prendere il comando, ha bisogno di riposarsi. Per cui lascialo in pace.
Macrone si volt verso Catone con unespressione infuriata. Lhai sentito. Lo sbarbatello
pensa che sia tutta colpa nostra.
Catone inarc le sopracciglia in modo eloquente.
Oh... s, capisco.... Macrone ingoi la rabbia e si gir di nuovo verso Fuscio, schiarendosi la
voce. Le mie, ehm, scuse, optio. Ho esagerato.
Scuse gi accettate, annu lentamente Fuscio. Lasciamo cadere qui la cosa, va bene? Ho
veramente bisogno di riposo. Magari Tigellino ritorna, ma se non si far vivo, domani mattina dovr
essere fresco.
Giusto, optio, annu Catone. Ci assicureremo che nessuno ti disturbi. Anzi meglio, io e
Calido adesso sloggiamo per un po cos tu rimarrai in pace.
Macrone lanci allamico unocchiata furibonda, ma Catone rispose con la stessa espressione e
sollev un pollice in direzione della porta. Si alzarono dalle brande e lasciarono in silenzio la stanza
mentre il giovane optio si sdraiava sul duro materassino e si raggomitolava su un fianco. Mentre
Catone richiudeva la porta, Macrone gli bisbigli infuriato: Quel piccolo zotico ha bisogno di essere
rimesso in riga. Come osa parlarci in questo modo?
Concentrati sul lavoro, gli rispose tranquillo Catone. Poco fa hai rischiato di mandare tutto
allaria. Per tutti il crollo della diga deve rimanere un incidente, ricordi? Fino a che Narciso non
decider altrimenti.
Pensi davvero che la storia rimarr convincente per parecchio?
No, rispose Catone stanco, ma potrebbe farci guadagnare tempo prima che laltra parte si
faccia venire in mente di nascondere le proprie tracce. Adesso abbiamo bisogno di tutto laiuto
possibile. Catone fece un cenno verso la porta. Parliamone, ma non qui. Meglio evitare. Scendiamo
alla mensa.
La grande stanza al pianterreno in fondo alle caserme era quasi vuota. Oltre a Catone e Macrone
cera solo un gruppetto di uomini che giocava tranquillamente a dadi in un angolo. Alzarono lo sguardo
e fecero un cenno di saluto per tornare poi immediatamente alla partita. I due scelsero un tavolo dalla
parte opposta della sala e si sedettero. Macrone sospir impaziente.
Bene, eccoci. Di cosa vuoi parlare?.
Catone non rispose subito. Abbass gli occhi sulla superficie rigata del tavolo e pass le dita
sopra ai profondi solchi di iniziali che uno sconosciuto pretoriano annoiato aveva inciso qualche anno
prima. Sto cercando di capire a che punto siamo arrivati.
Buona fortuna, amico. Ti confesso che sta diventando un po troppo complicato per la mia
testa. Sembra che questi maledetti Liberatori riescano a mettere le loro sporche mani ovunque. Hanno
collaboratori in posizioni strategiche nella Guardia pretoriana. Hanno usato i loro contatti nella
corporazione dei mercanti di grano per acquistare tutte le derrate e adesso sono anche riusciti a far
crollare la diga. Sono ovunque, Catone. Come maledetti ratti di fogna.
A queste ultime parole di Macrone, Catone si accigli, come se stesse tentando di ricordare
qualcosa, poi gett la spugna, scuotendo la testa. Tu hai ragione ma a me non sembra ancora tutto
chiaro. Come  possibile che i Liberatori abbiano cos tante persone dalla loro parte e che riescano
comunque a rimanere nellombra? Non ha senso. Pi persone hanno in gioco, pi  difficile tenere tutto
segreto. Se c qualcuno che ha una possibilit di infiltrarsi in questa cospirazione e riuscire a
distruggerla, quello  solo Narciso. Eppure sembra che non ne sappia tanto pi di noi. E non  mai
successo prima dora, da quando abbiamo a che fare con lui.
Macrone sbuff sentitamente.
E c anche unaltra cosa che non mi quadra, prosegu Catone. Perch oggi limperatrice o
Pallante non erano presenti al lago?
Penso che su questo conosciamo molto bene la risposta, ghign Macrone. Avevano di
meglio da fare.
S, ma escludendo quello, non trovi che sia solo un tantino strano che non fossero con Claudio
proprio il giorno in cui per poco non  rimasto ucciso?
Sicuramente lhanno scampata bella, ammise Macrone. Ma cosa vuoi insinuare? Pensi che
abbiano a che fare con la piccola avventura di oggi? Non ha senso, amico. Prima dicevi che ha fatto
tutto Tigellino. Sappiamo che lui fa parte del complotto dei Liberatori. Nel qual caso come  possibile
che lavori per Pallante e per limperatrice? Solo nel caso in cui siano tutti coinvolti, quindi. Ma come 
possibile tutto questo? Improbabile che i Liberatori possano far causa comune con la moglie
dellimperatore. Sicuramente la vogliono fuori gioco tanto quanto vogliono eliminare Claudio. E non
solo lei, ma anche tutto il resto della famiglia imperiale e tutti i loro pi fidati consiglieri, come Pallante
e il nostro caro Narciso. Macrone scosse di nuovo la testa. Il fatto che Pallante e Agrippina non
fossero presenti oggi deve per forza essere una coincidenza.
Potresti aver ragione, rispose Catone. Ma se tu fossi stato nei panni dei Liberatori, non
avresti voluto togliere di mezzo la famiglia imperiale in un colpo solo? Perch rischiare Tigellino e gli
uomini che hanno fatto crollare la diga per poi doverci tornare sopra con il resto della famiglia? Con
limperatore morto, il servizio di sicurezza intorno al resto della famiglia si sarebbe fatto pi serrato e
per i Liberatori sarebbe stato molto pi difficile terminare il lavoro.
Macrone ci riflett per qualche istante. Magari si sentono col fiato sul collo. Hanno gi fallito
nel primo tentativo di assassinare la famiglia imperiale e adesso approfittano di ogni occasione
possibile.
Potrebbe essere, ammise Catone, ma c anche unaltra possibilit, che potremmo avere a
che fare con pi di un complotto... e se i Liberatori stessero tramando per eliminare la famiglia
imperiale mentre, contemporaneamente, anche Pallante e Agrippina stanno cospirando per sbarazzarsi
di Claudio e spianare la strada a Nerone verso il trono?.
Macrone scosse la testa. Questo, per, non spiega ancora ci che  successo oggi pomeriggio.
Se Pallante fosse responsabile, allora come spieghi il ruolo di Tigellino?.
Catone sbuff in tono irritato. Non sono in grado. Non ancora. A meno che non sia una specie
di doppiogiochista... e se lo fosse veramente?. Quella nuova ipotesi fece fare alla mente di Catone un
improvviso balzo in avanti. Questo s che darebbe un senso alle cose. A quel punto la domanda
sarebbe: per quale parte sta veramente lavorando e quale invece sta ingannando?. Catone ricord ci
che sapeva del centurione di recente nomina. Ha fatto ritorno a Roma da un esilio allincirca nello
stesso periodo in cui  arrivata Agrippina. Magari sta curando i suoi interessi. Potrebbe spacciarsi per
collaboratore dei Liberatori per poi usarli a favore di Agrippina e Pallante.... In quellistante Catone
ebbe un improvviso lampo di ispirazione. Certo! Questo spiegherebbe ci che  successo oggi
pomeriggio. Limperatrice e Pallante hanno intenzione di aspettare che i Liberatori abbiano tolto di
mezzo Claudio e poi prendere il potere. Quando avr ci che vuole e Nerone sieder sul trono,
Agrippina potr utilizzare le informazioni raccolte da Tigellino per muoversi contro i Liberatori. Si
ferm e sorrise. Astuta, molto astuta.
Sembri molto soddisfatto di te stesso, disse Macrone con sarcasmo. Puoi anche averci visto
giusto, ma questo non ci aiuta a scoprire in che modo i Liberatori intendono eliminare Claudio.
Lo so. Catone riassunse lespressione stanca di poco prima. Ciononostante, devo informare
quanto prima Narciso del mio sospetto. Se ho ragione, allora il pericolo che corre Claudio  molto pi
grande di quanto Narciso non immagini.
Dopo la botta di oggi, sono quasi certo che Narciso ci stia gi arrivando.
Catone scoppi a ridere: aveva la sensazione di essere riuscito a togliersi un pesante fardello
dalle spalle. E in quel momento si rese conto di quanto fosse esausto. Oltre alla fatica per non
soccombere al muro dacqua e non annegare nel fiume, che laveva totalmente spossato, aveva il corpo
ricoperto di graffi ed escoriazioni per i colpi presi. Doveva assolutamente riposare e, guardando
Macrone, cap che anche il suo amico ne aveva bisogno.
Si  fatto tardi. Dovremmo dormire.
Macrone annu e insieme si alzarono rigidamente per uscire dalla mensa. Si scambiarono un
cenno di saluto con gli uomini che giocavano ancora a dadi e si richiusero la porta alle spalle.
Allesterno un lungo colonnato conduceva alle scale per il secondo piano. Avevano appena superato gli
alloggi e lufficio del centurione, e poi la prima delle stanze della loro unit quando, ai piedi della
scala, videro la figura di un uomo che lentamente camminava loro incontro. La fisionomia non era
riconoscibile. Luomo si ferm a una decina di passi di distanza, bloccando loro il cammino. Catone
strizz gli occhi e riusc a vedere solamente che luomo era interamente ricoperto di fango. Indossava
tunica e caligae e il fodero del pugnale era vuoto. La spada penzolava lungo il fianco sinistro, secondo
lusanza degli ufficiali. Catone lanci unimprecazione a denti stretti e scatt sullattenti.
Centurione Tigellino. Pensavamo di averti perso.
Tigellino..., inizi Macrone, scattando poi sullattenti accanto a Catone.
Luomo aveva il fiato corto; si guard rapidamente alle spalle, poi le sue labbra si dischiusero in
un abbozzo di sorriso.
Di ritorno dal mondo dei morti, ecco cosa sono. Quel maledetto fiume mi ha trascinato per
miglia e miglia prima di farmi arenare su un banco di sabbia puzzolente. Quando sono riuscito a
tirarmene fuori e a tornare al lago, ve ne eravate andati gi tutti ed era buio. E me la sono fatta tutta a
piedi fin qui. Tigellino fece un passo avanti e fiss Catone. Cos successo, allora?
Signore?
Limperatore, si  salvato?
S, signore.
Il centurione rimase zitto, la faccia schizzata di fango assolutamente impassibile per qualche
istante. Quando torn a parlare, lo fece con voce innaturalmente calma e misurata. Sei stato tu a
salvare la vita allimperatore?
No, signore,  stato il tribuno Burro. Catone abbass la voce e prosegu volutamente. Anche
se lavreste raggiunto prima voi, se non foste inciampato.
Gi, lavrei raggiunto, rispose secco Tigellino. Limperatore  rimasto ferito?
No, signore, solo molto scosso per lincidente. Le guardie sopravvissute lhanno scortato al
palazzo prima di tornare al campo.
Certo. Tigellino rimase silenzioso per qualche istante, con unespressione enigmatica in viso.
Poi si schiar la gola. Quante vittime ci sono state tra i nostri?
Pi di un terzo della centuria, signore, anche se alcuni sono stati segnati come dispersi, voi
incluso.
Quindi  Fuscio al comando?
S, signore.
Dov adesso?
Sta dormendo, signore. Volete che lo svegliamo e ve lo mandiamo?.
Tigellino ci pens su un istante e poi scosse la testa. Non  necessario. Riferitegli solo che
sono tornato e che allo squillo di tromba di domani mattina potr riprendere le sue normali mansioni.
S, signore.
Il centurione rimase a fissare Catone e Macrone, ammutolito finch Macrone non fece un
leggero colpo di tosse.
C qualcosaltro, signore?
Non ne sono certo. C qualcosaltro che volete dirmi?
In che senso, signore?, rispose Macrone con aria innocente.
Mi chiedo se per caso non aveste ordini particolari da eseguire oggi....
Ordini, signore?, intervenne Catone. Non capisco.
Non fare il finto tonto con me, Capito. Io, te e Calido conosciamo abbastanza bene il
centurione Sinio e i suoi amici per sapere che siamo tutti nella stessa barca, per cui finiscila di fare il
finto tonto. Ve lo chiedo di nuovo: Sinio vi aveva dato per caso ordini per oggi?. Tigellino si sporse
leggermente in avanti, fissando con sguardo intenso prima Catone e poi Macrone. Allora?.
Catone sent accelerare il battito cardiaco e temette che il forte turbamento interiore potesse
leggerglisi in faccia. Si sforz, quindi, di mantenere unespressione ferma e neutra quando ricambi lo
sguardo del centurione con medesimo piglio. La tentazione di negare tutto era forte. Era chiaro, per,
che Tigellino sapeva della loro collaborazione con i Liberatori, probabilmente per via degli stessi
rapporti che intratteneva con Sinio o magari con un altro cospiratore pi in alto nella catena di
comando. In ogni caso era chiaro che sospettava che i loro ordini gli erano stati tenuti nascosti.
Con un improvviso lampo intuitivo, Catone cap che Tigellino aveva paura tanto quanto lui. Se
il suo capo aveva dato ordini separati a Catone o Macrone o a entrambi, allora era chiaro che le due
guardie non si fidavano abbastanza di lui per condividere quelle informazioni. O peggio: potevano
addirittura non fidarsi affatto di Tigellino e ordinare un ulteriore e separato attentato alla vita
dellimperatore in caso lui avesse fallito. Catone doveva trovare rapidamente una risposta, prima che il
centurione, magari, spostasse la sua attenzione su Macrone. Deciso: se i Liberatori erano sul punto di
tentare di spodestare limperatore, allora era fondamentale mettergli i bastoni fra le ruote.
S, signore, rispose Catone in tono prudente. Sinio mi ha detto dei vostri ordini e ha
sottolineato che avrei dovuto terminare lassassinio semmai voi aveste fallito per un qualsiasi motivo.
Tigellino inspir profondamente e a lungo, espirando poi a denti stretti. Capisco. E non hai
pensato di riferirmelo?
Il centurione Sinio mi ha detto di tenervi docchio e di agire, se fosse stato necessario. Non ha
detto che avrei dovuto informarvi dei miei ordini. Per cui ho supposto che lo sapeste gi o che non
avreste dovuto venire a conoscenza del mio ruolo nellattentato.
Tigellino lo fiss per un momento, poi spost gli occhi su Macrone. E tu? Cosa sapevi di tutto
questo, tu, Calido?
Niente, signore, rispose sinceramente Macrone.
Tigellino allora torn a Catone. E perch cos? Spiegamelo.
Catone si strinse nelle spalle. Un segreto condiviso  un rischio raddoppiato, signore. Forse 
per questo che Sinio mi ha chiesto di tenervi docchio.
Forse, medit Tigellino. Quanto meno, adesso so come mi vedono i nostri buoni amici, i
Liberatori.
Signore, non sono sicuro che avrei dovuto dirvelo. Sinio non ha detto espressamente che non
avrei dovuto, ma forse sarebbe meglio se non venisse a sapere che abbiamo parlato.
Sulla faccia di Tigellino spunt unespressione furba. Per ora non dir nulla, Capito. In futuro,
per, qualsiasi cosa Sinio ti dir, tu dovrai riferirmela. Sono stato chiaro?
Non sono sicuro che sia molto saggio, signore.
Sicuramente non lo , ma se dovessi raccontare a Sinio con quanta facilit hai spifferato tutto,
dubito che poi ti considererebbe un membro affidabile o indispensabile della cospirazione. Mi hai
capito? In futuro, quando ti parler, tu poi parlerai a me. Se non lo farai, allora ti render la vita
difficile, per non dire pericolosa, chiaro?
S, signore, annu Catone. Come desiderate.
Perfetto. E adesso, fatemi passare. Devo togliermi di dosso tutto questo dannato fango.
Catone e Macrone si fecero da parte e quando Tigellino pass tra loro, sentirono una zaffata di
fetore disgustoso. Lo guardarono arrivare alla fine del colonnato, entrare nel suo alloggio e richiudere
la porta sbattendola.
Macrone lanci a Catone unocchiata gelida. Che era tutta quella storia? Non mi hai mai
parlato degli ordini di Sinio.
Perch Sinio non mi ha mai detto nulla.
Cosa?. Macrone corrug la fronte e poi spost il pollice in direzione dellalloggio del
centurione. E allora perch glielhai raccontata diversamente?.
Catone guard da una parte e dallaltra del colonnato per accertarsi che nessuno li sentisse.
Che altro potevo fare, scusa? Se avessi detto di no, Tigellino avrebbe potuto capire che mi premeva
salvare limperatore, non ucciderlo. Dovevo fargli credere che eravamo tutti e due dalla stessa parte.
Catone si ferm un istante per lasciar riflettere lamico sulla sua spiegazione, poi riprese: In ogni caso,
il fatto che adesso Tigellino sia diffidente nei confronti di Sinio e degli altri Liberatori non pu che
tornarci utile. Divide et impera. E va anche bene che sia convinto di avere un po di potere su di noi.
Uomini come lui tendono a essere pi indiscreti quando iniziano a dare molto per scontato.
E mi fa quasi sentire un coglione, rispose acidamente Macrone. Come se non ti fidassi di
me.
Affatto. I Liberatori stanno facendo un gioco pericoloso. Devono operare in totale segretezza.
 sensato tenere al corrente il minor numero possibile di persone, e anche in quel caso comunicare solo
lo stretto necessario perch possano fare la loro parte. Capisci?
Ovvio che s, capisco, rispose Macrone in tono un po indispettito. Solo che non mi piace
essere messo in imbarazzo in questo modo.
Fa parte del nostro lavoro, adesso. Dobbiamo riflettere e decidere su due piedi, Macrone.
Catone scrut il viso dellamico per accertarsi che avesse capito. Le cose stanno per arrivare al
dunque e una volta che avremo finito il lavoro, potremo tornare a fare i soldati.
Sempre che Narciso mantenga la parola.
Hai ragione, ammise Catone.
E sempre che noi sopravviviamo a questo giochetto da agenti segreti.
Finch ci guardiamo bene le spalle e stiamo attenti a quello che diciamo, abbiamo buone
probabilit di farcela.
Ti va di scommetterci?
Quello che vuoi. Catone sorrise, si sput sul palmo della mano e la diede allamico. Che ci
fai con i soldi se vinci?
Bah!, grugn Macrone, spostando la mano di Catone con un colpo. Finiscila. Ne ho
abbastanza dei tuoi giochi, per stasera. Vado a dormire.
Macrone si diresse verso le scale e inizi a salire. Qualche istante dopo, anche Catone lo segu.
Nella stanza, Fuscio si era voltato di schiena e russava leggermente. Catone e Macrone si sfilarono i
calzari e si stesero sulle brande senza dire unaltra parola. Come al solito Macrone si addorment in un
istante, aggiungendo il suo russare pi profondo e gutturale a quello di Fuscio. Catone incroci le
braccia dietro la testa e inizi a fissare il soffitto, sforzandosi di ignorare il rumore. Cerc di
concentrare la mente sullintreccio della congiura che lui e Macrone stavano tentando di sbrogliare
ormai da un paio di mesi, con limitato successo.
Non pass molto prima che la sua testa iniziasse a vagare, passando in rassegna un aspetto dopo
laltro. Poi, senza preavviso, si cristallizz sullespressione feroce del viso di Cestio mentre spintonava
Britannico durante la sommossa del cibo e si lanciava contro Nerone. A quel ricordo Catone corrug la
fronte. Cera qualcosa di quellepisodio che non collimava con gli altri aspetti del complotto. Fece uno
sforzo mentale per cercare di cogliere il nesso, ma era troppo stanco per concentrarsi in maniera
efficace. Alla fine chiuse gli occhi e la mente fu invasa allistante da un ricordo vivido del momento in
cui londa li aveva travolti. Aveva avuto la certezza di morire. Che tutti sarebbero morti, trascinati via e
annegati dallinondazione. Gli di, per, si erano mostrati clementi. Lui era ancora vivo e anche
Macrone, limperatore e la maggior parte degli uomini sorpresi dallonda. I cospiratori avevano fallito
nel tentativo di assassinio, come avevano fallito al Foro. Una cosa era certa: ci avrebbero provato di
nuovo, e presto.
...
.
...
CAPITOLO VENTIDUE.
...
.
...
Lindomani, le due centurie ridotte della coorte di Burro furono integrate da uomini provenienti
da altre unit della Guardia pretoriana. Il tribuno stesso fu ricompensato dallimperatore con una
corona ossidionale per aver salvato la vita di un altro cittadino romano. La cerimonia di consegna si
tenne nel giardino del palazzo imperiale, con tutti i soldati sotto il comando del tribuno disposti in
formazione su tre lati di fronte allimperatore. Sul fianco sinistro della Sesta Centuria, Catone aveva
una buona visuale delle persone che attorniavano Claudio mentre questi esprimeva la propria
gratitudine e che, con vari gradi di successo, tentavano di apparire interessati allaffettata retorica
dellimperatore.
Subito alle spalle di Claudio cera la sua famiglia. Agrippina teneva unadeguata posa materna
tra Britannico e Nerone, stringendo entrambi a s. Catone not che se da una parte Agrippina
accarezzava teneramente il figlio naturale, le sue dita, per contro, sembravano posarsi in maniera molto
pi ferma e decisa sulla spalla di Britannico, scivolando gradualmente verso la pelle nuda del suo collo.
A un certo punto, Britannico trasal e sollev di scatto gli occhi su di lei, che contraccambi con
unocchiata feroce. Quando finalmente Agrippina abbass il braccio sul fianco, Britannico ne
approfitt per spostarsi lontano dalla sua portata.
Alle spalle della donna, Catone scorse Pallante, il mento leggermente sollevato come se fosse
concentrato sulle parole dellimperatore. Al suo fianco cera Narciso, cupo, viso e braccia ricoperte di
graffi e lividi che si era procurato mentre veniva trascinato via dallonda. Il segretario imperiale fissava
rigidamente le file della Guardia pretoriana, poi si volt un istante a guardare Pallante con una
malcelata espressione di totale disgusto.
Oltre alla cerchia ristretta dei liberti e a un gruppetto di consiglieri civili dellimperatore,
cerano anche alcuni senatori privilegiati e il prefetto della Guardia pretoriana, Geta. Questultimo
stava sullattenti con un portamento militare di grande effetto, schiena dritta e petto allinfuori. Il
pettorale della sua armatura luccicava e la fascia purpurea legata alla vita era perfettamente pulita e
ordinata: le estremit pendevano sul fianco, in una serie di riprese decorative partendo dal pi alto dei
risvolti della fascia. Elegantissime caligae di cuoio gli cingevano i polpacci come una seconda pelle;
dai bordi superiori, appena sotto il ginocchio, pendevano fiocchi dorati. Catone non pot fare a meno di
sorridere. Per quanto laspetto di Geta potesse essere magnifico, il giovane sapeva che Macrone
lavrebbe squadrato con latente derisione, considerata la forte tendenza dellamico a considerare tali
raffinatezze cosa superflua e non esattamente virile.
Lespressione divertita gli si spense sul viso quando inizi a riflettere sulla sinistra realt che si
celava dietro quellordinata ostentazione di gerarchia e unit. Tra tutti gli uomini in tranquilla posa alle
spalle dellimperatore cerano traditori che ne tramavano lassassinio e altri che, invece, progettavano
leliminazione di tutta la sua famiglia. Attraverso questa linea di traditori passava la rivalit tra Nerone
e Britannico, Narciso e Pallante e, senza alcun dubbio, anche la rivalit professionale tra il prefetto dei
pretoriani e il neodecorato tribuno Burro.
Di fronte allordine, al senso di dovere e alla lealt di facciata presentata al popolo di Roma,
Catone non pot evitare di avvertire un senso di deprimente cinismo. Nelle vene di quegli uomini
scorreva lo stesso sangue dei comuni romani, ma la loro vita era solo una costante lotta per accaparrarsi
influenza, potere e ricchezze, e si rivelava in tutta la sua portata egoistica allorch dignit e fasto
venivano meno. Tutto questo gravava pesantemente su Catone con un opprimente senso di sconforto,
per quanto lui tentasse di farsi una ragione del fatto che le cose erano andate e sempre sarebbero andate
cos; almeno finch i pochi che detenevano il potere avessero continuato a essere interessati solo ad
accumularne sempre pi per se stessi, invece di valorizzarlo per il bene di coloro che governavano.
Catone arriv addirittura a chiedersi se per Roma non sarebbe stato effettivamente meglio che i
Liberatori riuscissero a eliminare limperatore, la sua famiglia e tutto il dispendioso sfoggio della casa
imperiale. Lui non aveva mai provato come poteva essere la vita in una Repubblica. Ormai a Roma si
contavano sulle dita di una mano gli uomini e le donne che potevano raccontare di avervi vissuto, e i
loro ricordi di quellepoca erano vaghi e assai poco affidabili. Lardore che aveva mosso gli assassini
del tiranno Cesare aveva ormai assunto la distanza della leggenda. Le pretese dei Liberatori di esserne i
successori erano vuote come la lealt professata da coloro che in quel momento si trovavano alle spalle
dellimperatore. Tutti despoti, pens amaramente Catone. Lunica differenza tra loro era che alcuni
lottavano per guadagnare il potere, altri per tenerselo. Erano tutti totalmente indifferenti al resto
dellumanit, a meno che la conservazione stessa della loro posizione non li costringesse a mostrare del
senso civico.
Macrone aveva ragione, concluse Catone. Molto meglio andarsene il pi lontano possibile da
Roma e da tutti i suoi tradimenti e i suoi lussuriosi intrighi, che rammollivano gli uomini
trasformandoli in furfanti o folli. Molto meglio tornarsene tra le file delle legioni, dove il valore di un
uomo era definito dagli standard rigidi e onesti della vita militare. E nel momento stesso in cui
formulava quel pensiero, Catone si chiese se il suo desiderio delle certezze della vita militare non
prevalesse su quello dellamore per Giulia e per una vita con lei che, molto probabilmente, sarebbe
stata a Roma. Sentiva di conoscere la risposta a quel dubbio e cancell di corsa ogni pi vaga idea di
fare una scelta, proprio nel momento in cui la cerimonia si chiudeva e il neo incoronato tribuno Burro
si voltava verso i suoi uomini e dava loro lordine di rientrare al campo.
Il giorno successivo la coorte part in marcia per il lago del Fucino mentre fervevano gli ultimi
preparativi per limminente spettacolo. Il mutare della stagione era evidente ovunque nella
lussureggiante campagna che la coorte attraversava: alberi, arbusti e vigneti erano un tripudio di fiori e
germogli. Agli uomini erano state distribuite furcae da marcia per il trasporto delluniforme di gala,
toghe di ricambio e le magre razioni alimentari. Per tutta la durata della Naumachia, la coorte sarebbe
rimasta accampata nei pressi del nuovo lussuoso attendamento imperiale in cui Claudio e i suoi ospiti
avrebbero alloggiato.
Il tempo era cambiato e sui pretoriani in marcia splendeva un generoso, tiepido sole. E come era
normale che fosse, soprattutto dopo un inverno grigio e freddo, la bella stagione sollevava il morale
degli uomini che, marciando, chiacchieravano e cantavano con grande energia. Gli ufficiali avevano
allentato la disciplina, lasciando che gli uomini si godessero il diffuso buonumore, trasformando la
colonna in marcia in unamichevole sfilata, pi che in una manovra del corpo dlite dellesercito
romano. Persino Macrone  soldato fin nel midollo  avanzava felice e spensierato a passo rilassato. Lo
rallegrava lasciarsi Roma alle spalle e godersi il familiare rumore di caligae chiodate che grattavano il
terreno, il peso della furca che premeva sulle spalle imbottite e il cameratismo allegro della truppa. La
strada attraversava ondulati paesaggi di campagna che offrivano unaffascinante vista sui terreni
agricoli appena seminati. Un campo ospitava un piccolo gregge di pecore con un gran numero di
agnellini appena nati: il biancore del loro manto di lana abbagliava come linde toghe fresche di bucato.
Questa s che  vita, eh?, sogghign Macrone. La vera vita da soldato.
Catone si sistem la furca per lennesima volta. Non aveva nemmeno la met dellesperienza di
Macrone come legionario semplice, per cui non aveva mai imparato come trasportare, quanto pi
comodamente possibile, il pesante palo sulle lunghe distanze. Stava gi pensando cosa gli fosse saltato
in mente il giorno prima, quando aveva avuto quellenergico rigurgito di desiderio per quella che il suo
amico affettuosamente chiamava la vera vita da soldato. Raccolse meglio che poteva limbottitura
sotto lasse di legno e poi rispose allamico: Come no! Vesciche e muscoli esausti, cosa potrebbe
chiedere di pi un uomo, eh?.
Macrone, perfettamente abituato allamara rassegnazione con cui Catone voleva far credere di
accettare le sollecitazioni della marcia, si fece una risata. Dai, amico. Ammettilo che sei contento
come me di essere finalmente di nuovo fuori e in movimento. Finalmente un po di respiro da tutti quei
giri furtivi per le strade di Roma. E sar bello passare qualche notte sotto le stelle sdraiati sullerba,
accanto a un fuoco che ci scalda e con un boccale di vino da condividere. La pancia  vuota,  vero, ma
almeno il vino non manca di sicuro, ringraziando gli di. Quella s che sarebbe una tragedia. Luomo
pu vivere di solo pane, ma chi lo vorrebbe, eh?
Non lo so, grugn Catone sotto il peso della furca. Sarei pronto a cedere un mese di paga per
una coscia di montone come si deve e una pagnotta di pane appena sfornato, adesso!, e lanci
unocchiata nostalgica verso le pecore e gli agnellini che pascolavano.
Non pensarci nemmeno!, disse Fuscio, che gli marciava accanto, fuori della colonna, da dove
aveva sentito lo scambio di battute e notato lo sguardo di Catone. Quelli sono protetti dallordine
dellimperatore: tutto il bestiame nel raggio di dieci miglia intorno alla citt  stato requisito.
Per farci cosa?, chiese Macrone.
Eccone uno che ignora la gazzetta di Roma, rispose Fuscio, ridendo. Claudio vuole essere
certo di avere quanto pi pubblico possibile per lo spettacolo, e un modo per garantirselo  offrire al
popolo divertimento e cibo; vedrete come accorreranno.
Quando la coorte raggiunse il lago, Catone rimase a bocca aperta di fronte al lavoro che era
stato fatto nei pochi giorni passati dallultima volta che aveva visitato il posto. Le zone chiuse destinate
ai combattenti si stavano gi riempiendo di uomini e a mano a mano che la coorte si avvicinava, il
giovane vide una lunga colonna di prigionieri incatenati alle caviglie che arrivavano al lago da sud. Le
recinzioni erano sorvegliate da ununit di ausiliari. Il padiglione imperiale era stato completato e
dominava la linea di costa. Seppur totalmente in legno, era stato dipinto interamente di bianco e da
lontano sembrava un piccolo palazzo costruito con il pi pregiato dei marmi. La terrazza di
osservazione principale sporgeva sullacqua, sostenuta da grossi pilastri conficcati nellalveo del lago.
Sul lato del padiglione cera una piattaforma da dove limperatore avrebbe potuto seguire i guerrieri
che avrebbero sfilato sotto di lui poco prima di salire a bordo dei vascelli delle due flotte.
I carpentieri avevano completato la trasformazione delle imbarcazioni, che erano state poi tirate
a secco a fianco del padiglione imperiale, una ventina per lato. Nelle stive erano state installate le
panche per i rematori, coperte da ponti sorretti da grosse travi di legno. La poppa era decorata con
sinuose sculture di volatili con lunghe code, mentre la prua aveva decorazioni a forma di occhio su
entrambi i lati degli arieti ferrati. Era incredibile che quei vascelli avessero avuto una vita precedente
come semplici barconi da trasporto in servizio sul Tevere. Alcuni erano gi in navigazione sulla
superficie del lago: ununit distaccata di soldati della Marina imperiale stava velocemente insegnando
agli equipaggi i rudimenti della remata e della virata.
Pi oltre lungo la riva, circondate da palizzate sorvegliate, cerano le scorte di pane, carne e
vino da distribuire successivamente al pubblico. La gran parte era stata prelevata dalle enormi dispense
sotterranee del palazzo imperiale, nel disperato tentativo di alleviare la fame della gente abbastanza a
lungo da permettere alle derrate in viaggio dalla Sicilia di raggiungere Roma. Sulla riva opposta, nel
frattempo, piccoli gruppi di persone si erano gi raccolti intorno a ripari di fortuna e dai fuochi da
campo salivano ciuffi di fumo che si stagliavano contro il fondale delle colline alle spalle.
Un ufficiale di palazzo guid la coorte nel luogo predisposto per laccampamento, poco distante
dalla zona delimitata per i prigionieri. Quando i centurioni e gli ufficiali urlarono lordine di mettere a
terra gli equipaggiamenti, Macrone si stiracchi le spalle e dondol la testa da una parte e dallaltra per
sciogliere i muscoli del collo. Poi si ferm e annus laria, arricciando il naso.
Che  questa puzza?.
Catone indic la zona dei prigionieri. Viene da laggi. Non mi sembra di vedere latrine in giro,
per cui la faranno direttamente dentro il recinto.
Guardarono entrambi per qualche istante la palizzata, poi Macrone mormor: Questa non 
vita per un guerriero.
Non sono guerrieri. Ricorda quello che ha detto Narciso: Per lo pi criminali e tutta la feccia
che riusciremo a raccogliere.
Macrone rimase in silenzio per qualche istante. Be, comunque a breve combatteranno e non
dovrebbero essere trattati come animali.
Voi due!, url Fuscio. Finitela di ciondolare! Andate ai carri e prendete una tenda per la
sezione!.
Alla fine dellaccampamento cera una colonna di carri e gli uomini della coorte si stavano gi
dando da fare per scaricare fasci di pelle di capra, pertiche di sostegno per tende, tiranti e ganci da terra.
Mentre Catone e Macrone si trascinavano faticosamente verso i carri tra i solchi scavati come traccia
per le tende di ogni centuria, Macrone scoppi a ridere. Sembra che il nostro optio abbia ritrovato la
voce. Rimbrotta come un veterano. O almeno ci prova. Buffo: mi ricorda te ai vecchi tempi....
Me?. Catone gli lanci unocchiata sorpresa.
Certo. Insistente, superentusiasta e sempre l a cercare di compensare la mancanza di
esperienza con leccessiva meticolosit.
Io ero cos?
Ci andavi vicino, sorrise Macrone. Ma alla fine ne sei venuto fuori bene. E cos anche il
nostro ragazzo, vedrai.
Forse. Catone guard loptio e prosegu a voce pi bassa. Se  abbastanza scaltro da tenere
il naso fuori dal complotto.
Pensi che possa essere coinvolto?
Non lo so. Catone ci pens su un istante. Come candidato per la promozione era il meno
probabile, tanto quanto Tigellino, per cui penso di riservarmi ogni giudizio, per il momento.
Macrone scosse la testa. Vedi cospiratori ovunque, amico. Magari tra un po inizierai a
sospettare anche di me.
Catone sorrise. Penso che se dovesse accadere, mi taglierei le vene senza pensarci. Se c una
cosa a questo mondo di cui conosco il valore, questa  lamicizia. Siamo andati subito daccordo e....
Macrone fece un sorriso imbarazzato e sollev lesto una mano per far tacere lamico. Frena,
Catone, o mi farai piangere, cazzo.
Durante la notte arrivarono gli schiavi e i servitori di palazzo ad allestire il padiglione per la
famiglia imperiale e per i suoi ospiti. Lavorarono ininterrottamente alla luce dei bracieri e delle
lampade a olio per fare in modo che il mobilio, i tavoli da banchetto e i triclini fossero sistemati per
larrivo dellimperatore previsto a mezzogiorno del giorno successivo. Una sfilata regolare di torce
lungo unestremit del lago indic lavvicinarsi degli schiavi inviati per individuare i migliori punti di
osservazione per i ricchi padroni ancora a letto a Roma. La riva opposta era a circa mezzo miglio di
distanza, interamente costellata di fuochi di bivacco e torce che fiammeggiavano stagliandosi contro la
nera mole delle colline alle spalle, rispecchiandosi luccicanti su tutta la superficie del lago. Quando
tutti gli altri uomini della loro unit si furono ritirati in tenda per dormire, Catone e Macrone si divisero
un otre di vino, osservando crescere il numero di luci e uomini sulla riva opposta.
Dubito che potr mai pi esserci un altro spettacolo di questa portata in futuro, disse in tono
riflessivo Macrone. Non ho mai visto n sentito parlare di nulla del genere.
Perch non c mai stata la necessit di organizzarne uno simile, sugger Catone. I momenti
di crisi esigono diversivi spettacolari. Se andr storto qualcosa con lo spettacolo, o se il popolo non si
divertir abbastanza, Claudio avr i giorni contati. O finir dilaniato dalla folla, o pugnalato alle spalle
dai Liberatori o magari per mano di qualcuno pi vicino a lui. Catone tacque per qualche istante.
Afferr un altro pezzo di legno da gettare nel fuoco di bivacco. Merda....
Che c?
Una situazione assurda, non ti pare? Noi rischiamo la vita e versiamo sangue per tenere i
barbari lontani dai confini di Roma e questi poi mettono tutto a repentaglio.
E allora? Pensi di poterci fare qualcosa?.
Catone rimase zitto, poi guard cautamente lamico dritto negli occhi. Non molto, lo ammetto,
ma mi sembra che in questo momento Claudio sia il meglio in cui Roma possa sperare. Ecco perch
dobbiamo fare tutto il possibile per salvarlo.
Claudio?. Macrone scosse la testa. Penso che tu abbia bevuto troppo vino, amico.
Catone si sporse in avanti. Senti, Macrone, io non sono ubriaco... sono serio. Abbiamo visto
abbastanza del mondo per sapere che Roma, per quanti difetti possa avere, non  comunque il peggiore
degli imperi. Laddove arriva il governo di Roma, ci sono ordine, prosperit e  sebbene sappia che tu
non gli dai molta importanza  anche cultura. Ci sono biblioteche, teatri e arte. E anche una certa
misura di tolleranza religiosa, a differenza di quei covi di arroganza e bigottismo che sono la Britannia
e la Giudea. Catone ebbe un brivido ricordando i druidi e i fanatici giudei contro cui lui e Macrone
avevano combattuto. Roma  la cosa migliore che lumanit possa augurarsi.
Dubito che la pensino cos quelli che abbiamo battuto sul campo di battaglia e ridotto in
schiavit. Macrone si perse con lo sguardo tra le piccole lingue di fuoco che salivano dal legno arso e
dalle ceneri. Sei un idealista, Catone. Un romantico. Non  nientaltro che una prova di forza. Noi
conquistiamo perch questo  ci che Roma fa e lo sappiamo fare bene.
C molto altro che la sola forza bruta..., inizi Catone, fermandosi immediatamente.
Daccordo,  come dici tu, ma Roma ha molto, molto di pi da offrire della sola spada. O potrebbe,
ma solo con alcuni imperatori. Li ho visti da vicino. Tiberio e quel mostro di Gaio. Ognuno di loro ha
imposto il potere con negligenza e crudelt. Claudio, nonostante tutti i suoi difetti, ha tentato di essere
migliore. La domanda : pensi che il giovane Britannico, o Nerone, possano continuare il suo buon
operato?
A questo non avevo nemmeno pensato, rispose Macrone con uno sbadiglio. Finch avranno
soldi per mantenere le legioni e lasciare le campagne militari ai professionisti, a me andr bene tutto.
Catone lo fiss. Non ti credo. Pensi che non sappia cosa ti agita il cuore?.
Macrone si volt a guardarlo. Se sentissi anche solo una parte di quello che provi tu in merito
a tutto questo, sarei comunque sempre abbastanza vecchio da sapere che  uno spreco di tempo anche
solo starci ancora a rimuginare sopra. Sei in grado di cambiare il mondo, tu? E io? No. Non  cosa per
noi. Non lo  mai stato, n mai lo sar. Non per uomini della nostra categoria. Pensi forse che io un
tempo non abbia provato le stesse cose che provi tu oggi?. Macrone fece una breve pausa e riprese,
poi, in tono pi tenero.  come un dolce delirio e let  la cura. Adesso sono stanco. Vado a dormire.
E dovresti farlo anche tu.
Macrone si alz con lotre mezzo vuoto in mano e fece un cenno con la testa a Catone, prima di
incamminarsi verso lentrata della loro tenda e sparirvi allinterno. Catone tir a s le ginocchia e le
strinse tra le braccia, fissando il bagliore tremolante del fuoco. Il punto di vista schietto e categorico di
Macrone sulla vita era frustrante al punto di farlo infuriare, come sempre. Il cuore di Catone era ancora
abbastanza giovane da nutrire infiniti sogni e desideri di modellare il futuro, e si aspettava che anche gli
altri la pensassero allo stesso modo. Se non lo facevano, a suo modo di vedere era solo per mancanza di
lungimiranza o desiderio. Ciononostante, se da un lato il suo cuore era scaldato dallambizione, la
mente di Catone consider comunque, in maniera fredda, il punto di vista dellamico. Le parole di
Macrone contenevano sicuramente saggezza, ma quando la saggezza viene offerta dalla posizione della
maggiore et e dellesperienza, essa raramente risulta accettabile.
Laria notturna era gelida e Catone tremava, pur ricurvo su se stesso per cercare di tenersi caldo.
Oltre il fuoco scorgeva la mole del padiglione imperiale, il suo colore bianco, pallidamente luminoso
sotto la luce delle stelle. Si chiese cosa agitasse la mente di uomini come Claudio e i suoi eredi, uomini
non destinati alloscurit che invece spettava alle masse. Nonostante tutte le sue ambizioni e i suoi
sogni, Catone sapeva benissimo che di l a cento, mille anni gli uomini avrebbero ancora parlato di
Claudio, mentre i nomi di Macrone e Catone e di innumerevoli altri uomini sarebbero finiti nella tomba
e dimenticati sotto la polvere della storia. Fiss a lungo la sagoma del padiglione imperiale con
ribollente risentimento mentre lultimo calore del fuoco si spegneva.
Bene, mormor tra s e s alla fine, poi si alz. Sei un allegro coglione, non  vero?.
Mentre si dirigeva verso al tenda, Catone vide una figura muoversi lungo il confine delle tende,
e passando accanto a uno dei bracieri accesi per scaldare le sentinelle, riconobbe il volto di Tigellino,
che scambi un saluto con uno dei soldati di guardia. Ecco un altro uomo la cui mente in subbuglio
impedisce di dormire, pens Catone. Rimase ancora un istante a guardare il centurione che si inoltrava
nella notte in direzione della zona dei prigionieri, poi si infil nellapertura della pelle di capra della
tenda, trov a tentoni il suo sacco a pelo e si stese a dormire.
...
.
...
CAPITOLO VENTITR.
...
.
...
Per tutta la mattina il popolo di Roma continu ad affluire copioso al lago passando per la Via
Appia. Per lo pi famiglie a piedi, malridotte e vestite di stracci, i neonati assicurati al seno della madre
con imbracature di tessuto lercio. Tra essi cerano anche venditori ambulanti con fagotti di merce varia
o che spingevano barrocci carichi di cuscini, ventagli e otri di vino. Gli abituali venditori di spuntini e
pagnotte di pane, per contro, erano vistosamente assenti. Appena un paio di muli e cavallini usati per
trascinare carretti, anchessi affamati come la gente: sotto la pelle risaltavano le costole come sbarre di
ferro coperte da un sottile velo di seta. La maggior parte degli animali da tiro di Roma era gi stata
macellata per essere mangiata: persino ossa e pelle erano state bollite per essere poi aggiunte a una
brodaglia acquosa. E mescolati a tutta questa fiumana di varia umanit affamata avanzavano anche i
pi ricchi, ancora adeguatamente nutriti, che chiacchieravano animatamente tra loro mentre gli schiavi
liberavano il cammino con grossi rami e bastoni.
Raggiunte le rive del lago, la moltitudine veniva poi accuratamente smistata lungo file di tavoli,
dove era consegnata loro la spettante razione di cibo dalle scorte portate dalle dispense del palazzo
imperiale. E oltre alle normalissime pagnotte di pane e tranci di carne stagionata cerano anche
leccornie di cui la gente comune non aveva mai neanche sentito parlare: dolci al miele, pasticci di
lingua dallodola, cosce di cervo affumicato, calderoni del garum pi raffinato e frutta sciroppata,
raccolta e fatta arrivare a Roma da province distanti con enorme dispendio di denaro. Sconcertati dalla
munificenza imperiale, alcuni fissavano le prelibatezze con curiosa diffidenza, per poi iniziare ad
annusare e assaggiare: a quel punto, in molti cercavano di barattarle con qualcosa di pi riconoscibile al
loro palato.
Tenendosi ben stretta la razione, la gente riprendeva poi il cammino intorno al lago per cercarsi
un posto in cui sedere e assistere allo spettacolo. Lintero perimetro del lago si riemp rapidamente,
dapprima in prossimit della riva e poi anche risalendo i declivi alle spalle, per cui a Catone e Macrone,
che osservavano il movimento leggermente discosti dal padiglione imperiale, la sponda opposta
appariva come un brulicante paesaggio umano screziato di mille colori.
Per tutti gli di, esclam meravigliato Macrone. Non ho mai visto tanta gente tutta insieme.
Di sicuro deve essere arrivata tutta Roma.
Catone si strinse nelle spalle: impossibile valutare il numero delle persone sulla sponda opposta.
Sapeva che il Circo Massimo poteva contenere oltre duecentomila spettatori, e se la popolazione di
Roma toccava quasi il milione di teste, come qualcuno gli aveva detto, be, allora di sicuro quel giorno,
al lago, cera gran parte di quel milione. Le vie della capitale, in quel momento, dovevano essere
deserte come quelle di una citt fantasma, il silenzio e limmobilit rotti solo dalla voce di chi era
troppo infermo per avventurarsi fino al lago, o dai movimenti furtivi di chi era troppo disonesto per
lasciarsi sfuggire loccasione di irrompere in case e botteghe incustodite. Solo i ricchi potevano
permettersi di lasciarsi dietro schiavi armati a sorvegliare le propriet. Catone si volt verso le scorte di
cibo che si riducevano sempre pi, accumulate poco lontano alle spalle del padiglione imperiale e a
occhio stim che entro il secondo giorno di Naumachia si sarebbero esaurite. A quel punto, solo i
bastimenti di granaglie dalla Sicilia avrebbero potuto salvare limperatore dalla folla inferocita dalla
fame.
Se Claudio fosse crollato, i Liberatori ne avrebbero approfittato per farsi avanti con le enormi
quantit di grano che avevano nascosto da qualche parte a Roma o nelle immediate vicinanze. Dopo
averlo prima ridotto alla fame, a quel punto i Liberatori sarebbero stati visti come benefattori del
popolo romano. Quel pensiero fece ribollire a Catone il sangue nelle vene. Mise da parte la rabbia e si
costrinse a concentrarsi. Se fosse stato nei panni dei Liberatori, dove avrebbe pensato di nascondere
tutto quel grano?
Animo, ragazzi, url Fuscio. Il banchetto  finito. Sullattenti!.
La famiglia imperiale e i suoi ospiti avevano cenato sotto un immenso tendone aperto ai lati; in
quel momento si stavano spegnendo le ultime note dei flauti e delle arpe di un piccolo gruppo di
suonatori greci mentre Claudio lasciava il tavolo, seguito dalla famiglia e dal gruppo dei consiglieri,
passando attraverso gli altri ospiti che si erano rapidamente alzati in piedi. Quando il piccolo corteo
imperiale spunt alla brillante luce del sole, gli uomini della coorte di Burro scattarono sullattenti,
giavellotti e scudi ben stretti in mano. Su entrambi i lati del breve tratto di strada dal tendone del
banchetto allentrata inghirlandata del padiglione erano schierate tre intere centurie: oltre laccesso
unampia scalinata conduceva alla piattaforma di osservazione. Le guardie del corpo germaniche erano
gi in posizione intorno alla tribuna imperiale da cui Claudio e la sua famiglia avrebbero seguito lo
spettacolo, comodamente seduti su scranni imbottiti.
La Sesta Centuria  scelta per levento come segno di gratitudine imperiale  aveva avuto
lonore di sorvegliare lesterno del padiglione, mentre il resto della coorte doveva tenersi a distanza,
seppur limitata, in caso fosse stato necessario il suo intervento per assistere gli ausiliari responsabili
della sorveglianza delle scorte di cibo e della zona dei prigionieri.
Una volta che limperatore e il suo seguito furono entrati nel padiglione, Burro port via le altre
cinque centurie, mentre il centurione Tigellino inizi a dislocare gli uomini intorno al perimetro del
padiglione. Catone e Macrone furono assegnati a una postazione ombreggiata sotto la tribuna donore.
Ci siamo, disse Macrone, indicando la zona dei prigionieri. Lo spettacolo sta per iniziare.
Catone si volt e vide il primo scaglione di prigionieri uscire, scortato, attraverso uno dei
cancelli. Gli uomini furono condotti e ammassati nei pressi delle navi tirate a riva; a met di essi furono
poi distribuiti elmi, scudi, spade e armature ammassati sul pianale di un carro, mentre il resto del
gruppo fu fatto salire a bordo del primo vascello attraverso una passerella di legno, e poi sottocoperta
per mettersi ai remi.
Guarda che equipaggiamenti gli hanno dato, comment Macrone. Avranno svuotato il
Tempio di Marte per racimolare quelle cianfrusaglie. Celtiche, greche, numide: risaliranno s e no a
prima della guerra civile.
Finita la vestizione, anche gli altri prigionieri salirono a bordo e si disposero in ordine sparso
sul ponte, in attesa dei loro comandanti. Le due flotte si distinguevano per il colore degli stendardi
sventolanti in cima a ogni albero maestro. Secondo il programma, la Naumachia si ispirava alla
battaglia navale di Salamina, quando le navi da guerra greche avevano affrontato e sbaragliato una ben
pi vasta flotta persiana. I vascelli selezionati per rappresentare i persiani avevano uno stendardo
azzurro, quelli della controparte greca il colore rosso. Una dopo laltra, anche tutte le altre imbarcazioni
furono dotate di equipaggio con le stesse modalit e alla fine, alle due postmeridiane, gli ammiragli al
comando delle due flotte e gli ufficiali dei singoli vascelli si riunirono di fronte alla tribuna donore. Si
trattava per lo pi di gladiatori professionisti, selezionati per garantire gli standard di disciplina e
comando necessari a guidare il gran numero di criminali e schiavi assai poco addestrati, che erano stati
obbligati a partecipare allo spettacolo. A Catone parvero tutti in ottime condizioni fisiche, alcuni gi
segnati da cicatrici di precedenti battaglie. Tigellino chiam le quattro unit di soldati che si era tenuto
di riserva e le dispose in fila tra i guerrieri e la tribuna donore.
I gladiatori e i pretoriani si trovarono allora gli uni di faccia agli altri, in silenzio, e cos
rimasero finch Narciso non apparve sulla tribuna; il liberto imperiale si avvicin alla balaustra per
rivolgersi agli uomini con la faccia allins, che avrebbero avuto il compito di guidare migliaia di altri
alla morte nella battaglia sul lago.
Narciso rimase silenzioso per qualche istante, poi in tono duro e deciso inizi il suo discorso.
Tra qualche istante limperatore sar qui davanti a voi per accogliere il vostro saluto prima dellinizio
della Naumachia. Avrei preferito che foste tutti uomini selezionati, il meglio che si potesse avere per
onorare lo spettacolo cui avete il privilegio di partecipare. Ma non lo siete. Voi siete quello che  stato
possibile mettere insieme nel poco tempo che avevamo a disposizione. Elementi di poco migliori della
feccia a bordo dei vascelli che comanderete. Detto questo, esigo il meglio da voi. Come anche da tutti
loro, disse, indicando la sponda opposta. Dateci un bello spettacolo. Combattete bene e chi
sopravvivr sar ricompensato.
Mentre il segretario imperiale parlava, Catone not tra i gladiatori e i combattenti qualche
sguardo confuso, e alcuni iniziarono anche a borbottare tra loro.
Silenzio laggi!, sbrait Narciso. Immobili e mostrate rispetto al vostro imperatore!.
Narciso si volt e fece il segnale ai bucinatores sui due lati dellaccesso alla tribuna di
osservazione. I suonatori sollevarono gli strumenti, appoggiarono le labbra ed emisero alcune note
acute salendo gradualmente di tono. Alla fine del segnale, Claudio apparve nellarea assolata della
tribuna. La corona doro sulla spettinata capigliatura bianco-neve risplendette luminosa. Leffetto della
toga finemente ricamata era un po guastato dagli schizzi di salsa che vi scivolavano gi sul davanti.
Con una coppa doro in mano, Claudio si avvicin a passo malfermo alla balaustra. Narciso chin la
testa e si fece da parte.
Gladiatori!, url poi il segretario imperiale. Salutate il vostro imperatore!.
Dopo un istante di silenzio, gli uomini radunati biascicarono un saluto rotto e vagamente
comprensibile. Claudio, appena stordito dal vino consumato, non riusc a trattenere una risata,
scuotendo la testa a mano a mano che il saluto si smorzava.
Suvvia, uomini. Po-po-potete fare di meglio, giusto?. Claudio sollev la mano libera. Al
mio tre! Pronti? Uno, d-due, tre!
Ave, Cesare!, urlarono i guerrieri allunisono. Morituri te salutant!.
Claudio scosse la testa accorgendosi che alcuni uomini non si erano uniti al coro. Sollev la
coppa e bofonchi: O potreste non morire... lo decider solo il caso, non il pollice verso. Su questo vi
do la mia pa-parola.
I gladiatori si scambiarono sguardi confusi mentre metabolizzavano le parole dellimperatore.
Claudio allora si volt verso Narciso e mormor: Falli salire sui vascelli e da inizio alla battaglia
senza ulteriori, inutili indugi.
Come ordinate, dominus.
Limperatore si volt e se ne torn barcollando allinterno del padiglione, facendo schizzare del
vino fuori della coppa. Non appena fu andato, Narciso si affrett di nuovo alla balaustra.
Alle navi! Preparatevi per la battaglia!.
Catone osservava attentamente i guerrieri. Molti parlottavano animatamente, accerchiati da tutti
gli altri che li sostenevano con le loro urla.
Guai in vista.
Che stanno dicendo?, chiese Macrone. Non riesco a capirlo.
Catone riusciva a cogliere parole sparse; non a sufficienza, per, per dare un senso, e scosse la
testa. Nel frattempo, Narciso aveva iniziato a sbraitare ancor pi forte, stridulo e furioso. Alle navi o
giuro che far crocifiggere chiunque rimanga in vita!
Il gruppo di guerrieri si apr e si fece avanti uno dei gladiatori, pollici infilati nella cintura, con
sguardo di sfida puntato sul segretario imperiale. Niente da fare. Abbiamo sentito tutti limperatore,
anche voi. Le sue parole sono state molto chiare: ci ha graziati. Non ci sar pi nessuna battaglia.
Macrone si volt di scatto verso Catone con espressione sorpresa e Catone scosse la testa,
ugualmente meravigliato.
Coshai detto?, chiese Narciso, basito.
La Naumachia. Non ci sar.  ci che ha detto limperatore.
Sei impazzito? Cosa stai dicendo?.
Il gladiatore si fece torvo. Labbiamo capito tutti bene. Limperatore ha detto che non
dobbiamo morire. Ha dato la sua parola. Lavete sentito anche voi uscire dalle sue stesse labbra e la
parola dellimperatore  legge. Ieri notte correva voce nelle prigioni che la battaglia sarebbe stata
annullata. Sembra proprio che le voci fossero vere, dunque.
Non intendeva niente del genere, idiota che non sei altro! Adesso salite a bordo!.
Il gladiatore si volt per trovare lappoggio dei sostenitori e scambi con loro qualche rapida
battuta, prima di voltarsi di nuovo verso Narciso con le braccia incrociate. Siamo stati graziati. Lha
detto limperatore. Esigiamo di essere rimessi immediatamente in libert.
Esigete?, ripet Narciso, quasi soffocando. Come osi tu, schiavo?!. Il segretario imperiale
si sporse oltre la balaustra e url a Tigellino: Centurione, uccidi quelluomo e chiunque altro si rifiuti
di obbedire agli ordini.
Qualche istante dopo latmosfera si riemp di tensione, quando i gladiatori e gli altri guerrieri
misero mano alle impugnature delle spade. Il centurione Tigellino si port davanti alla linea dei suoi
uomini e alz gli occhi su Narciso. Signore?.
Narciso gli punt un dito contro e rispose: Fa come ti  stato ordinato, o avrai la sua stessa
sorte. Subito!.
Tigellino fece un passo indietro, sollev lo scudo ed estrasse la spada. Fece un profondo respiro
nervoso e url lordine. Sesta Centuria! Sollevate il giavellotto!.
I pretoriani piantarono il piede dappoggio in avanti con un tonfo rumoroso e inclinarono le
punte dei giavellotti in direzione dei gladiatori. Catone guard gli uomini che aveva di fronte e stim
che potevano essercene circa unottantina: numero bilanciato, se la situazione fosse sfuggita di mano.
Accanto a lui Macrone teneva lo sguardo fisso sul capo del gruppo e grugn: Speravo di non dover pi
combattere contro degli schiavi. Men che meno contro gladiatori.
Scommetto che sono stati addestrati alla scuola di Roma, mormor Catone.
Macrone lo guard. Il Ludus Magnus, la pi grande scuola gladiatoria, era noto in tutto limpero
per la qualit dei gladiatori che sfornava. Macrone fece un bel respiro. Allora prevedo problemi.
Il centurione Tigellino, evidentemente, condivideva il loro stesso timore, perch si volt per
ordinare a uno dei suoi di correre dal tribuno Burro a richiedere rinforzi. Quando la guardia part di
corsa, Tigellino sollev lo scudo e si volt di nuovo verso i gladiatori. Sesta Centuria, avanzare a
passo di marcia!.
La fila di pretoriani part ondeggiando, le armature cerimoniali scintillanti sulle immacolate
tuniche bianche. Era da tempo che Catone e Macrone non combattevano in uno scontro frontale corpo a
corpo, se non al comando di una formazione, e Catone dovette concentrarsi per mantenere la lunghezza
del passo uguale a quella dei compagni ai suoi fianchi. Di fronte a lui, il capo dei gladiatori protese una
mano in direzione di Narciso.
Ordina ai pretoriani di fermarsi! O la terra si macchier del sangue dei tuoi uomini. E
limperatore riterr te responsabile, liberto. Nel pronunciare lultima parola, la voce delluomo grond
disprezzo.
Catone lanci rapidamente unocchiata alle sue spalle e vide Narciso che osservava la scena
sottostante ormai fuori di s, le labbra strette in una linea sottile.
Gladiatori!, url il capo. Mano alle armi!.
Laria fu squarciata dal raschio metallico delle lame che venivano sfilate dai foderi; Catone
sollev pi in alto lo scudo ovale per proteggersi il busto e la parte inferiore del viso. I gladiatori a quel
punto si trovavano a meno di venti passi di distanza. Dietro di essi una palizzata si allungava dalla
spiaggia alle prigioni. Alcuni ausiliari di vedetta alla torre di guardia erano stati testimoni dello scontro
verbale e uno di loro stava gi allertando i compagni di sotto. Catone cap che in quella direzione i
gladiatori non avrebbero avuto via di fuga. In realt, non avrebbero avuto modo di fuggire in nessuna
direzione: potevano solo combattere e morire, o dirigersi alle imbarcazioni. Chi era gi salito a bordo,
si stava affollando sul ponte di prua per osservare la scena e Catone preg che non si animassero dello
stesso sdegno che aveva spinto il capo a sfidare Narciso. Fortunatamente, erano abbastanza lontani da
non esser riusciti a sentire il commento sfuggito allimperatore e il risentito scambio di battute che esso
aveva causato.
Il capo dei gladiatori si accovacci, portando avanti lo scudo per proteggersi il corpo, pronto a
sbatterlo in faccia al primo avversario che avesse osato fronteggiarlo. Teneva la spada arretrata, pronta
a colpire. Gli altri gladiatori lo imitarono immediatamente, allargandosi per crearsi spazio di
movimento. Catone non pot fare a meno di notare la differenza di stile di combattimento tra i
gladiatori e i pretoriani. Da una parte, uomini addestrati a combattere singolarmente, esperti nelle
tecniche richieste nei duelli individuali. Contro di essi, invece, era schierata llite militare di Roma,
addestrata a combattere in ordinate formazioni, ogni uomo parte integrante di unintera macchina.
Tigellino gli url: Salvatevi! Consegnateci quelluomo e sarete risparmiati.
Fottiti!, gli ribatt qualcuno.
Le labbra del capo si aprirono in un ghigno ferino, luomo si colp la corazza con il piatto della
spada. Avanti, venite a prendermi!.
...
.
...
CAPITOLO VENTIQUATTRO.
...
.
...
E sia, rispose gelidamente Tigellino. Sesta Centuria, alt! Giavellotti pronti!.
Catone e Macrone si fermarono insieme al resto degli uomini e serrarono la presa
sullimpugnatura, poi sollevarono e arretrarono i giavellotti, tendendo i muscoli, pronti a scagliare i
missili nel momento in cui il centurione avesse dato lordine. Catone aveva gi vissuto quegli istanti in
precedenti battaglie e si aspettava di vedere il nemico trasalire e vacillare. I gladiatori, per contro, non
batterono ciglio, rimasero immobili con gli occhi fissi sui pretoriani, ogni muscolo del loro corpo
pronto a scattare per schivare il primo lancio degli avversari.
Mira al capo, disse Macrone. Se va a terra lui, gli altri potrebbero arrendersi.
Catone annu.
Lanciare!, url Tigellino.
Catone scagli violentemente il braccio in avanti, spostandosi con tutto il proprio peso oltre la
linea di lancio dei giavellotti, e lasci andare la presa allultimo istante. Lasta scura sinvol ad arco
nellaria insieme agli altri giavellotti della centuria di Tigellino: si sollevarono tra i due gruppi di
uomini, apparentemente rallentando una volta raggiunto lapice dellarco e tuffandosi poi in picchiata
verso terra. Grazie ai riflessi scattanti sviluppati con laddestramento, i gladiatori scartarono di lato nel
momento in cui i giavellotti toccavano terra tra loro. Solo alcuni rimasero colpiti: uno fu infilzato sul
cranio, e la punta dellarma scese attraverso il collo, penetrandolo profondamente nel corpo. Catone
vide luomo barcollare al momento dellimpatto, per poi immobilizzarsi e crollare in avanti, sparendo
dalla vista. Altri due furono centrati al busto da mortali dardi di ferro. Lultimo, esattamente di fronte a
Catone, lanci un gemito quando un giavellotto gli si conficc nel piede, inchiodandoglielo al terreno.
Tutti gli altri riuscirono incredibilmente a sfuggire al massacro.
Cazzo!, esplose Macrone. Ci sanno fare. Mai visto nessuno muoversi cos velocemente.
Fuori le spade!, url Tigellino.
Catone agguant limpugnatura dellarma, avendo cura di agganciare bene le dita intorno alla
presa di cuoio, perfettamente consapevole che per un guerriero la perdita della spada in combattimento
era fatale. Estrasse larma dal fodero e la tenne in orizzontale, appoggiata di piatto contro il bordo dello
scudo, facendola spuntare da esso per meno di sei pollici. Ai suoi lati, i pretoriani continuarono ad
avanzare contro i gladiatori, con le punte delle spade scintillanti.
Il capo dei gladiatori, uscito illeso dal primo lancio dei giavellotti, sguain rapidamente la spada
e stratton via dal terreno uno dei dardi piantati. Poi grid ai suoi: Avanti, ragazzi, restituiamogli un
po della loro medicina!.
Scagli il giavellotto contro le guardie che, in quel momento, si trovavano a meno di venti passi
di distanza. Difficilmente avrebbe potuto mancare il colpo contro quello schieramento di elmi
luccicanti e scudi che avanzava verso di lui. Il giavellotto trapass lo scudo del soldato accanto a
Macrone, conficcandoglisi nel braccio e arrestandosi solo contro la sua resistente cotta di maglia. Poi
lasta croll di peso a terra, trascinandosi dietro scudo e braccio. Luomo lanci un ruggito di dolore,
arrancando in avanti e cadendo fuori formazione, rinfoderando la spada e strattonando via il braccio in
un bagno di sangue.
Serrate!, ordin istintivamente Macrone. Chiudete la formazione!.
Molti gladiatori seguirono lesempio del loro capo e altri quattro pretoriani caddero prima che
Tigellino riuscisse a reagire al pericolo e a evitare altre perdite.
Caricate!, url disperatamente. Caricate!.
Macrone spalanc la bocca, lanciando un assordante grido di battaglia, poi abbass la testa e si
slanci in avanti. Catone serr i denti e rimase incollato al fianco di Macrone. Di fronte, i gladiatori si
prepararono allimpatto. Chi brandiva ancora un giavellotto, rinserr la presa sullasta, pronto a usarla
come lancia. Si cre un gran fracasso di grugniti e tonfi, rotto solo dal tintinnio acuto delle lame che si
scontravano quando i pretoriani si riversarono addosso agli avversari.
Macrone punt contro un germano dal torace ampio, capelli lunghi e ispidi legati dietro la nuca.
Luomo sollev il pesante scudo tondo, scoprendo sul lato una grossa ascia a forma di falce, pronto a
colpire. Sfoder un ghigno e fece un balzo in avanti. Gli scudi si scontrarono violentemente, ma lo
slancio di Macrone si rivel pi vigoroso e, caricando tutto il peso sullo scudo, riusc a far arretrare il
grosso germano di un paio di passi. Il gigante, per, era comunque ben addestrato a riprendersi con
rapidit e resistette alla carica. Per quanto, per, reazioni e tecnica potessero essere perfette, fu proprio
laddestramento specifico al duello individuale a tradirlo. Rimanendo, infatti, completamente
concentrato su Macrone, luomo si accorse solo allultimo istante dellarrivo minaccioso di Catone
dalla direzione opposta. Questi lo travolse con lo scudo, investendolo violentemente alla spalla e
facendogli perdere lequilibrio. Il germano and a terra, piegando il busto massiccio su un ginocchio.
Catone colp senza esitazione, trafiggendolo profondamente con la spada tra le scapole, squarciandogli
i muscoli e fracassandogli costole e spina dorsale. Stratton subito via la lama, liberando un fiotto di
sangue caldo, e subito si volt per difendersi contro eventuali altri attacchi.
Bellattacco, ragazzo, riconobbe Macrone.
Intorno a loro la schermaglia infuriava; i gladiatori resistevano e rispondevano ai colpi dei
pretoriani con gli scudi o li schivavano con abili movimenti di polso. Osservando la scena, Catone vide
il capo che sbatteva lo scudo contro lelmo di una guardia, facendole schiantare la testa di lato. Il
gladiatore continu lattacco trafiggendo violentemente lavversario alla gola esposta; stratton subito
via la lama, arretrando e riabbassandosi in posizione, cercando intorno lavversario successivo. A terra
cerano altri pretoriani, not Catone, e solo due gladiatori: solo le armature e gli scudi di dimensioni
pi grandi stavano risparmiando alla parte pretoriana perdite pi pesanti in quello scontro impari.
Stiamo perdendo, comment Macrone. Meglio fare qualcosa. Dobbiamo prendere in mano
la situazione.
Catone annu, senza staccare gli occhi dalla schermaglia. Avrebbe attirato lattenzione su di s,
creando dubbi a chi si fosse sorpreso di quanto facilmente avessero preso il comando, se fossero
sopravvissuti.
Macrone tir dentro un profondo respiro e url: Pretoriani! Con me! Con me!.
Catone gli fece eco. I compagni nei paraggi iniziarono a convergere su di loro, formando in un
istante un piccolo anello, scudo contro scudo, mentre altri pretoriani cercavano la protezione dello
schieramento.
Mantenete la posizione!, url Macrone. I rinforzi arriveranno da un momento allaltro.
Tenete duro!.
Tigellino aveva fatto eco al richiamo di Macrone, e poco distante si era formato un altro anello.
Tutti gli altri combattevano schiena contro schiena o in duelli individuali in campo aperto. Accanto a
Macrone, Catone teneva lo scudo sollevato. Di fianco vide Fuscio che respirava affannosamente.
Aveva gli occhi spalancati e i denti scoperti in un ghigno. Nonostante la ferocia dellespressione, al
giovane tremavano le braccia e la punta della sua spada vacillava contro i nemici.
Cos siamo al sicuro, gli disse Catone. Se ci teniamo stretti insieme e manteniamo la
formazione.
Fuscio gli lanci unocchiata veloce, voltandosi immediatamente e annuendo. I gladiatori, nel
frattempo, avevano accerchiato la formazione ad anello, ma senza lapparente intenzione di un attacco
coordinato. Per contro, ognuno sembrava essersi scelto un particolare pretoriano come avversario
personale, e lo fissava per testarlo, oppure lo incalzava nel tentativo di infilare la spada oltre lo scudo.
Altri gladiatori simulavano un attacco e poi tentavano di colpire. In tutti i casi, la presenza di un altro
soldato su entrambi i fianchi del bersaglio prescelto vanificava ogni tentativo. Quello non era proprio il
tipo di combattimento per il quale erano stati addestrati, e la frustrazione era evidente nei loro occhi.
Dun tratto ci fu una tregua. Catone colse lopportunit per rinnovare lappello a gettare le armi.
Non avete speranza di vincere!, url. Da un momento allaltro arriveranno altri soldati. Se
resistete, sarete fatti a pezzi. Abbassate le spade!
Comunque vada, siamo destinati a morire, fratelli!, rispose il capo dei gladiatori. Laggi,
combattendo per divertire i romani o qui, adesso, combattendo contro i romani! Continuate a lottare!.
Con un grido rabbioso, il gladiatore caric contro luomo accanto a Fuscio, colpendolo alto con
lo scudo e costringendolo ad alzare il proprio per parare lattacco. Nello stesso tempo, il gladiatore
arretr un braccio e lo fece roteare allinfuori lungo una traiettoria ad arco, agganciando lo scudo del
pretoriano nella parte inferiore e strattonandoglielo poi furiosamente verso lalto contro linguine. Il
colpo fu talmente violento da svuotare completamente daria i polmoni del soldato, quasi sollevandolo
mentre la lama penetrava negli organi vitali. Con un selvaggio urlo di trionfo, il gladiatore stratton via
la spada e arretr, protendendo poi verso lalto la lama insanguinata.
Uccideteli! Uccideteli tutti, fratelli!.
Si lev un coro di urla e ruggiti dai compagni del gladiatore, mentre serravano intorno ai due
anelli di pretoriani, menando colpi contro scudi ed elmi.
Dobbiamo abbattere il capo, sbott Macrone, parando un colpo di spada. Se cade lui, gli
altri potrebbero perdersi danimo.
Catone arrischi unocchiata alle spalle e vide che il resto delle centurie pretoriane si stava
mettendo velocemente in formazione. Uno squillo di buccina da oltre la palizzata indic che anche gli
ausiliari avevano ricevuto lallarme e si stavano preparando a intervenire. Ad ogni modo i gladiatori
avevano ancora tutto il tempo di fare a pezzi Tigellino e i suoi. Nel frattempo, sulla tribuna donore era
spuntato di nuovo limperatore, ancora con la coppa di vino in mano. Osserv infuriato la scena
sottostante per qualche secondo.
Che cosa succede? Chi ha dato ordine di iniziare il combattimento?.
Catone si schiar la gola. E allora facciamolo.
Macrone annu e si accovacci, caricando tutto il peso del corpo sugli avampiedi. Sei pronto,
amico?
Pronto.
Adesso! Sganciati. Macrone arretr allinterno dellanello, seguito da Catone, e url subito
un altro ordine. Richiudetevi!.
Fuscio e luomo alla destra di Macrone si avvicinarono lentamente luno allaltro, mentre
Catone e Macrone scivolavano lungo il perimetro interno dellanello fino a trovarsi allineati con il capo
dei gladiatori. A quel punto Catone si mosse in avanti, facendosi largo tra due compagni. Fate spazio!
Fate spazio!.
Le due guardie si fecero da parte per lasciarli passare, e Macrone fiss intensamente luomo a
non pi di una decina di piedi da lui. Lo prendiamo appena tenta un altro attacco. Al mio ordine.
Catone rinserr la presa sulla spada, e si sent pompare il sangue nelle vene e formicolare i
muscoli nella tensione della battaglia, sensazioni che ben conosceva. Il gladiatore fiss lo sguardo su
Macrone, che gli ghignava e gli faceva cenni con la mano destra. Dai, allora! Fatti sotto, se hai il
coraggio!. Macrone spost lo scudo, lasciando scoperto il petto, provocando lavversario.
Il gladiatore corrug la fronte e url: E allora muori, bastardo!.
Si scagli in avanti, la spada inclinata allins, puntando alla gola di Macrone. Questultimo
tenne lo scudo basso e fece oscillare la spada verso lalto per parare lattacco. Allultimo momento il
gladiatore scart e devi laffondo nello spazio tra lelmo e la spalla di Macrone. In quello stesso
istante, balz avanti Catone, colpendolo con lo scudo sul fianco e calando la spada sul suo braccio
armato steso. La lama tagli profondamente il muscolo e si schiant poi contro losso. Il braccio ebbe
uno spasmo e le dita si aprirono di scatto, mollando la presa sullimpugnatura della spada, che sbatt
goffamente sul doppio strato di maglia metallica che rivestiva la spalla di Macrone e cadde a terra. Il
gladiatore barcoll allindietro, lanciando un lamento animalesco di dolore e furia, mentre il sangue
sgorgava copioso dalla ferita. I suoi compagni si aprirono intorno a lui, prendendo distanza dai romani
e guardando atterriti il capo ferito. Il suo braccio pendeva molle sul fianco. Luomo lasci cadere a
terra lo scudo tondo e strinse laltra mano sulla ferita, tentando di arginare il fiotto di sangue.
Avanti, mormor Macrone a Catone. Finiamolo.
Avanzarono, guardinghi, ma i gladiatori si tenevano a distanza. Il loro capo era crollato in
ginocchio, occhi sbarrati mentre tentava con tutto se stesso di contenere il dolore della ferita. Macrone
gli si ferm in piedi accanto mentre Catone teneva a bada gli altri, scudo sollevato, pronto ad attaccare
chiunque si fosse fatto avanti in soccorso al gladiatore.
Il vostro capo  battuto!, url Macrone. Morto! Deponete le armi se non volete morire qui
con lui!.
Ci fu un istante di silenzio da parte dei gladiatori, in attesa di una reazione del capo. Macrone
digrign i denti furioso e poi rugg: Fate come vi dico, o non avremo piet di nessuno!.
Un primo uomo ripose esitante la spada nel fodero. Fu subito seguito da un secondo e da molti
altri ancora, mentre il gruppo prendeva le distanze dai pretoriani e faceva come aveva ordinato
Macrone. Nel frattempo, il capo ferito rimaneva in ginocchio, osservando ci che gli accadeva intorno,
fuori di s.
Combattete, maledetti! Combattete! Limperatore ci ha promesso libert. Adesso
conquistatevela o vi sar negata per sempre!.
Quelluomo  un ri-ributtante bugiardo!, url Claudio con voce alticcia. Non ho mai
de-detto una cosa simile! Che faccia tosta! Uccidetelo! Uccidete chiunque rifiuti di de-de-deporre le
armi. Su-subito. Claudio fece un ampio gesto in direzione della sponda opposta del lago e da l, sulla
superficie dellacqua, echeggi il suono di un lento applauso beffardo. Non mettete alla prova la loro
pazienza.
Il capo dei gladiatori si rese conto che la sua causa era ormai persa. Sollev gli occhi su
Macrone e gli disse sottovoce: Sii rapido.
Macrone annu. Il gladiatore stese il braccio sano e strinse la gamba di Macrone allaltezza del
ginocchio, reclin la testa allindietro, inclinandola di lato, ed espose collo e clavicola. Macrone sapeva
che i guerrieri dellarena erano addestrati a morire senza mostrare paura, e solo il leggero tremore della
mano delluomo che gli serrava il ginocchio ne trad le reali emozioni. Macrone appoggi lo scudo a
terra contro il fianco, sollev la spada e cerc al tatto lincavo dietro la clavicola delluomo. Poi
appoggi la punta contro la carne, non troppo forte da tagliare la pelle.
Pronto?.
Il gladiatore annu e chiuse gli occhi.
Al mio tre, disse Macrone in tono calmo. Uno....
Spinse in basso la spada con tutta la forza che aveva, conficcando la lama negli organi vitali del
gladiatore, fino al cuore. Limpatto fece boccheggiare luomo: la mandibola scatt verso il basso
mentre gli occhi si spalancavano, gonfiandosi quasi fuori dalle orbite. Macrone torse la spada nella
carne e poi la stratton via; dalla bocca della ferita sgorg un fiotto di sangue che prese a colare gi
copioso. Il gladiatore vacill un istante, poi croll supino, gli occhi fissi al cielo. Ebbe un ultimo
rantolo e poi mor. Tutti intorno si immobilizzarono per un istante, e Catone ud un gran rumore ritmato
di passi e il tribuno Burro urlare ordini mentre, con il resto della coorte, si dirigeva verso di loro. Il
rumore attir lattenzione di altri guerrieri che arretrarono verso la palizzata. Ne seguirono altri, e molti
altri ancora, finch ne rimasero solo pochissimi in assetto di combattimento, fissando con aria di sfida i
pretoriani.
Sesta Centuria!, url Tigellino. Formate una fila!.
Gli uomini si disposero velocemente in formazione. Macrone si attard per ripulire la spada con
un lembo della tunica del gladiatore, poi si un agli altri insieme a Catone. Sul terreno erano riversi
numerosi corpi, per lo pi pretoriani: i feriti gemevano di dolore.
Ultima occasione, disse Tigellino agli uomini che ancora resistevano allordine di mettere via
le armi. Deponete le armi o morirete.
E allora che morte sia!, url uno di loro, una montagna di muscoli con tratti orientali. Le
labbra scure si ritirarono in un ghigno mentre luomo caricava i pretoriani. Il gladiatore scaten una
breve raffica di colpi contro uno degli avversari, facendolo arretrare dalla linea. A quel punto gli altri
pretoriani di fianco al compagno si chiusero sullo schiavo. Luomo riusc a parare il primo colpo, ma il
secondo lo trafisse al fianco. Si stratton via la spada dalla carne con un grugnito e immediatamente ne
ricevette un terzo sul fianco opposto e davanti. Luomo croll, senza pi respiro, sotto una scarica di
altri colpi selvaggi e una volta a terra spir.
Quella fine brutale alla sua dimostrazione di sfida innervos gli ultimi gladiatori ancora con le
spade in mano: senza pi esitazione, le riposero nel fodero e si allontanarono. Alle loro spalle, nel
passaggio dietro la palizzata, spuntarono gli ausiliari con i giavellotti in pugno.
Che tempismo, comment acidamente Macrone.
Un istante dopo il tribuno Burro arriv sul luogo del combattimento e dispieg gli uomini su
entrambi i lati della Sesta Centuria, circondando i gladiatori. Sal poi sulla tribuna donore e salut
limperatore. Avete ordini, mio signore?.
Claudio aveva unespressione fredda e spietata; con le dita di una mano tamburellava sulla
balaustra mentre con laltra stringeva forte la coppa di vino.
Esiste solo un de-de-destino per quelli che sfidano limperatore. Vi farei massacrare tutti
seduta stante... se non fosse per la plebaglia laggi. Claudio fece un cenno con la testa verso tutta la
gente che ricopriva le colline allestremit opposta del lago. Gli applausi di scontento si stavano
facendo sempre pi intensi. Ma voglio, continu, che troviate la morte l, sullacqua, se esiste
giustizia. Bu-burro!
Mio signore?
Metti questa feccia sui vascelli, immediatamente.
S, mio signore.
Claudio lanci unultima occhiata furiosa e poi si stacc dalla balaustra per tornare allinterno
del padiglione. Il tribuno pass tra le file dei suoi uomini e si avvicin ai gladiatori. Puntell le mani ai
fianchi e li fiss.
Avete sentito limperatore. Quando salirete su quelle navi, se fossi in voi, cercherei di
scatenare un bel combattimento. Impressionate bene la folla e forse qualcuno di voi potr uscire vivo
da qui. Adesso andate.
I gladiatori si incamminarono a passo pesante verso le imbarcazioni in attesa.
VELOCI!, sbrait Burro. Vi siete gi trastullati abbastanza! Di corsa, bastardi, prima che
ordini ai miei di infilarvi i giavellotti su per il culo!.
I gladiatori accelerarono il passo e trottarono gi verso la riva. Uno si attard e si avvicin
timidamente al tribuno.
Signore, il capo della nostra flotta  morto, disse, indicando luomo che Macrone aveva
ucciso. Non abbiamo comandante.
Adesso ce lavete, rispose Burro, puntandogli un dito contro. Il lavoro  tuo. Sparisci.
Il gladiatore fece un inchino nervoso e corse via verso il vascello pi grande, con stendardi rossi
sullalbero maestro. Quando anche lultimo degli uomini fu salito a bordo, furono ritirate le passerelle e
i guerrieri si ammassarono verso la poppa, per far sollevare la prua abbastanza da permettere ai
rematori di far staccare la nave dalla riva. A Macrone e Catone  che avevano prestato servizio nella
Marina durante una campagna contro una banda di pirati  le manovre delle due flotte, persiana e
greca, parvero goffe. Nonostante questo, alla vista dei due vascelli che si avvicinavano alla linea di
partenza, la folla sulla sponda opposta si alz tutta in piedi e il lento applauso si smorz.
Giacch i gladiatori non rappresentavano pi un pericolo per limperatore, il tribuno Burro fece
ritirare la coorte, lasciando il posto intorno al padiglione alla Sesta Centuria. Gli ausiliari rimossero i
cadaveri, mentre i feriti furono soccorsi e accuditi frettolosamente dal medico imperiale, che non
voleva perdersi lo spettacolo imminente sulla superficie del lago.
Mentre le due flotte prendevano posizione a una distanza di circa mezzo miglio luna dallaltra,
nel senso della larghezza del lago, il centurione Tigellino fece il giro dei suoi uomini. Vedendolo
avvicinarsi, Catone e Macrone si misero sullattenti. Tigellino li fiss attentamente prima di parlare.
Reazione rapida, prima, disse, quando hai chiamato in formazione gli uomini.
Mi sembrava la cosa migliore da fare in quella situazione, signore, rispose Macrone.
Capisco. Ho avuto come limpressione che fossi abituato a dare ordini. Se non ti si conoscesse,
una persona potrebbe tranquillamente pensare che hai avuto un passato da ufficiale. Un optio, magari, o
forse anche centurione.
Macrone mantenne uno sguardo fermo mentre rispondeva. Grazie, signore.
Non voleva essere un complimento, Calido. Era una constatazione. Dimmi: come mai due
soldati semplici sono in grado di comportarsi come uomini avvezzi al comando?.
Sulla faccia del centurione si leggeva chiaramente il sospetto.
Macrone serr tranquillamente le labbra. Non c molto da dire, signore. Quando presti
servizio in tante campagne militari come ho fatto io, impari a reagire in base alle circostanze. Mi 
capitato pi di una volta che il mio centurione, o anche loptio, fossero colpiti in testa in battaglia. A
quel punto, qualcuno deve farsi avanti e prendere in mano la situazione. Io lho fatto varie volte, e
anche Capito. Come anche ogni altro veterano che si rispetti.
Tigellino ponder la risposta e annu. Giusto. Allora mi fa piacere che siate dalla mia parte.
Quando sar il momento, qualche uomo in gamba potrebbe cambiare il destino di Roma. Il centurione
si avvicin ancora e li guard, prima uno e poi laltro. Avete da offrire molto pi di quello che
pensavo. Mi auguro siano tutte doti valide.
Signore?, chiese Catone.
Devo fare un paio di domande a chi so io e se salta fuori che voi due non siete effettivamente
chi sostenete di essere, andrete a fare compagnia a Lurco quanto prima.
Tigellino non attese una risposta, gir sui tacchi e si incammin via. Catone emise un lungo
sospiro nervoso. Siamo con la merda fino al collo, amico mio.
Stronzate!, rispose Macrone. Abbiamo una copertura solida come una casa. Semmai
dovesse scoprire qualcosa su di noi, a quel punto avremo gi finito il lavoro e saremo lontani da Roma.
Sempre che Narciso mantenga la sua promessa.
Ecco: come ho detto, siamo nella merda.... Catone guard la schiena di Tigellino che si
allontanava e aggiunse: Spero proprio che tu abbia ragione su di lui.
Furono interrotti dallo squillo delle buccine dallaltra parte del padiglione e si voltarono verso il
lago. Tra le due flotte erano ancorati due barconi e tra essi, sospesa sullacqua, cera una grossa cesta
piena di pietre. Al segnale di via, gli uomini sui barconi lasciarono andare la cesta, che cadde in acqua
sollevando schizzi.
Che cos?, chiese Macrone sorpreso.
Mentre osservavano, videro ribollire la superficie dellacqua poco distante dai due barconi.
Dalla superficie del lago emersero tre punte scintillanti seguite da una lunga asta stretta in una mano e
per ultimo un braccio. Osservando lacqua che scrosciava gi dalloggetto in emersione, Macrone disse
strabiliato:
Che diamine  quello?.
Catone sorrise. Penso sia il piccolo numero dapertura che Apollodoro ha escogitato per
stupire il pubblico.
Qualche istante dopo capirono: loggetto era unenorme statua di Nettuno interamente dipinta
doro; mentre il contrappeso affondava, limponente struttura che il giovane ingegnere aveva promesso
a Claudio emergeva totalmente per una buona ventina di piedi, lambita alla base dallacqua
sciabordante come se si reggesse sulla superficie del lago. Dalla sponda opposta si lev un boato di
acclamazione, mentre le colline affacciate sul lago iniziavano a tremolare, quando la folla prese a
sventolare strisce di tessuto colorato a conferma del suo entusiasmo.
Oh, bellissimo, sogghign Macrone deliziato. Molto astuto.
Nel frattempo gli uomini dei due barconi avevano iniziato a remare freneticamente per
raggiungere la riva, ansiosi di allontanarsi dalle due flotte prima che iniziasse il combattimento. Un
ulteriore squillo di buccine diede il segnale di inizio della Naumachia. Si ud un grido di sfida provenire
dalle due flotte di venti vascelli ciascuna, subito seguito dal rullo regolare dei tamburi dei capovoga di
ogni nave. I remi batterono lacqua a ritmo dapprima goffo, mentre le navi da guerra iniziavano a
prendere gradualmente velocit. Alcune erano pi spedite di altre e ben presto le linee di formazione si
ruppero, precipitando nel caos per lincapacit di alcuni di far tenere ai vascelli una traiettoria diritta.
Decisamente non la pi fenomenale dimostrazione di abilit nautiche cui abbia mai assistito,
comment Catone. Anche i meno esperti della flotta militare riuscirebbero a fare di meglio.
Gi, gi..., rispose Macrone in tono quasi irritato. Perch non la finisci di fare il veterano
consumato con me e non ti godi lo spettacolo, invece?.
Catone lo squadr. Il calmo riserbo delle mani esperte....
Shhh!.
I vascelli di testa delle due flotte si trovavano ormai a distanza di tiro luno dallaltro; Catone
vide un sottile ciuffo di fumo salire dal ponte di ognuna delle due imbarcazioni. Un istante dopo, dalla
nave con stendardo azzurro part in volo una freccia che tracci una traiettoria fiammeggiante
sullacqua, lasciandosi dietro una scia fumosa. La freccia si tuff nel lago a poco pi di cinquanta piedi
dalla prua della pi vicina nave avversaria.
Complimenti agli arcieri orientali!, ridacchi Macrone. Tiro del tutto a vuoto.
Il primo fiasco non fece certo perdere danimo gli inesperti arcieri di entrambi vascelli, che
presero a scagliare molte altre frecce, e mentre le due navi riducevano la distanza tra loro, la superficie
del lago fu punteggiata da minuscole corolle di spruzzi. Nessuna delle due parti fece il minimo
tentativo di aggiustare la posizione per sfruttare al meglio lo sperone di prua, e le due navi si urtarono
semplicemente, scivolando poi luna contro laltra. Lalbero maestro del vascello greco si spezz in
basso sul ponte e si inclin in avanti, trascinandosi dietro un groviglio di funi e schiantandosi sugli
uomini ammassati sul ponte di prua. Dalla riva si lev un boato di eccitazione. Mentre i guerrieri si
affannavano per liberarsi dalle corde, gli avversari lanciarono rampini e avvicinarono i vascelli,
permettendo cos ai primi uomini di arrampicarsi a bordo. Dalla riva distante, lo scintillio di spade e
armature diceva ben poco su quale delle due parti stesse avendo la meglio.
Nella mischia si infilarono goffamente altre navi: le pi lente alla partenza, si ritrovarono con il
vantaggio di potersi scegliere un bersaglio da speronare con lariete. Il primo tentativo di attacco fu un
rozzo fiasco: la velocit era troppo bassa perch lariete potesse sfondare lo scafo. I rematori allora
spinsero indietro la nave per ritentare, ma finirono speronati a piena velocit da un vascello avversario.
La piccola nave vacill per limpatto, molti uomini caddero in acqua e in aria ci fu unesplosione di
schegge di remi spezzati. Alcuni di quelli che indossavano larmatura riuscirono a rimanere a galla solo
per qualche istante, poi il peso li trascin a fondo. Il violento impatto fu, per, la rovina anche per il
vascello speronante: il braciere utilizzato per accendere le frecce si capovolse, rovesciando sul ponte
tizzoni ardenti che incendiarono immediatamente il sartiame catramato. In un batter docchio il
vascello fu in balia delle fiamme, ravvivate dalla brezza leggera che spirava sulla superficie del lago, e
che si estesero anche alla nave speronata. Gli uomini smisero allora di combattere per mettersi in salvo,
strappandosi disperatamente di dosso le armature e saltando fuoribordo dopo aver afferrato qualsiasi
cosa potesse aiutarli a galleggiare.
Poveri disgraziati, mormor Catone quando la folla url di entusiasmo.
A sole due ore dal segnale di inizio del combattimento la superficie del lago era gi cosparsa di
rottami delle navi, di cui una era affondata e altre tre in fiamme. Tutte le altre erano impegnate in duelli
e combattimenti per il giubilo della folla che, nel frattempo, divorava il cibo fatto distribuire qualche
ora prima dallimperatore. Osservando gli spettatori e ascoltando qualche sporadico commento a voce
alta proveniente dal padiglione, Catone dovette riconoscere che lo spettacolo stava riscuotendo un
innegabile successo come diversivo dalle difficolt che attanagliavano lUrbe. Se lo spettacolo e la
distribuzione di cibo avessero potuto andare avanti per un altro paio di giorni, si sarebbe potuto dire che
la Naumachia aveva raggiunto il proprio scopo.
Sentendo il martellare regolare di zoccoli di cavallo, Catone distolse lo sguardo dal lago e vide
un corriere imperiale che percorreva la riva al galoppo dalla direzione della strada che riportava a
Roma. Il cavaliere era chino in avanti sulla groppa del cavallo e lo spronava, colpito dagli spruzzi di
schiuma che volavano dagli angoli della bocca dellanimale. Arrivato di fronte al padiglione, luomo
stratton le redini e smont di sella con un balzo, prima di fiondarsi verso le scale che conducevano
alla tribuna dellimperatore.
Chiss perch questa fretta, mormor Macrone, grattandosi una guancia. Cattive notizie?
E quando  stata lultima volta che ne sono arrivate di buone?, rispose Catone.
Si voltarono e tornarono a guardare il combattimento, ma Catone non pot fare a meno di
rimuginare su quali notizie il corriere avesse mai potuto riferire cos di fretta allimperatore. Il sole
stava scendendo oltre la linea dellorizzonte e la luce iniziava ad attenuarsi. Le buccine squillarono di
nuovo e, come da precise istruzioni, le navi sopravvissute di entrambe le flotte iniziarono a sganciarsi e
a tornare verso la riva su cui si trovava il padiglione imperiale. Le piccole imbarcazioni approdarono ai
due lati della struttura dove fu possibile effettuarne la conta, che decret i persiani vincitori del primo
giorno di Naumachia. Una dopo laltra furono tirate a riva tutte le navi: gli uomini traballarono gi
dalle passerelle, riconsegnarono velocemente le armi e furono ricondotti alla prigione da vigili truppe
di ausiliari.
Macrone diede una gomitata a Catone e fece un rapido cenno. Guarda laggi: non  Settimo
quello?.
Catone guard nella direzione indicata da Macrone e vide quattro uomini stracarichi di otri sotto
la guida di un individuo che indossava la tunica porpora dei servitori di palazzo. Una rapida occhiata fu
sufficiente a confermare lidentit delluomo.
 lui.
E allora che cosa ci fa qui?
Deve per forza avere a che fare con Narciso.
Macrone gli lanci uno sguardo snervato. A questo ero arrivato da solo, grazie.
Osservarono il gruppetto di uomini passare da una unit di pretoriani allaltra, avvicinandosi
sempre pi a loro. A mano a mano che avanzavano, Settimo indicava otri e ripeteva: Un segno della
gratitudine dellAugusto imperatore ai suoi fedeli soldati!.
Settimo fece schioccare le dita e uno degli uomini scaric uno degli otri. Settimo si avvicin poi
a Catone e Macrone e continu a mantenere un piacevole sorriso mentre spiegava in tono urgente e
sottovoce: Narciso mi ha mandato non appena il corriere ha trasmesso il messaggio. Era lunico modo
per non attirare attenzioni. Non dite niente, limitatevi a prendere il vino e ascoltatemi. Luomo si
guard intorno per accertarsi che non vi fosse nessuno nei paraggi e poi continu a bisbigliare: Sono
arrivate notizie da Ostia. La flotta che trasportava le granaglie dalla Sicilia  andata dispersa in una
burrasca. Sono riusciti a cavarsela solo due bastimenti, ma sono stati costretti a gettare fuori bordo gran
parte del carico.
Macrone fischi sottovoce. Questo s che  un bel problema.
Ma che dici mai?!, rispose ironico Settimo. Limperatore contava su quel grano per
mantenere lordine a Roma una volta che la Naumachia sar finita. E adesso invece....
Settimo lasci la frase non conclusa e Catone non ebbe difficolt a immaginare subito quale
caos sarebbe scoppiato nelle strade dellUrbe quando il popolo avesse scoperto che nulla avrebbe pi
potuto salvarlo dalla fame. Catone afferr lotre che uno schiavo gli stava porgendo e poi si rivolse a
Settimo sottovoce: Cosa intende fare Narciso?
Pu fare ben poco. Star alla Guardia pretoriana mantenere lordine per le strade, costi quel
che costi. Il prefetto Geta gli ha suggerito di tornare a Roma e di ordinare al resto della Guardia di
prepararsi per proteggere palazzo imperiale, senato e templi. Claudio rimarr qui stanotte e seguir i
giochi domani mattina, poi con tutta la famiglia se la svigner di soppiatto.
E noi due cosa dovremmo fare?, chiese Macrone.
Per ora niente. Tenetevi pronti per quando Narciso decider di darvi istruzioni.
Qualcosa che possiamo fare, c..., disse Catone. Ma dobbiamo farlo adesso.
Cosa?
Trovare il grano sparito da quel magazzino. Catone fiss Settimo dritto negli occhi.
Riferisci a Narciso che dobbiamo trovarlo. I pretoriani non riusciranno a tenere buono il popolo
troppo a lungo. Solo quel grano pu salvare limperatore.
...
.
...
CAPITOLO VENTICINQUE.
...
.
...
Lindomani, una volta che lattenzione degli spettatori fu completamente concentrata sulla
ripresa del combattimento sul lago, limperatore ripart senza dare nellocchio, accompagnato solo
dallimperatrice, Nerone e Britannico. Il resto del suo seguito rimase nel padiglione per coprirne
lassenza. Il tribuno Burro lasci sul posto la Prima Centuria della sua coorte, a difesa del padiglione e
a ulteriore copertura del sotterfugio. Il resto degli uomini form una colonna alle spalle delle recinzioni
dei prigionieri, ormai vuote, e prese un sentiero poco battuto attraverso le colline, prima di confluire
nella strada principale che portava a Roma.
I soldati raggiunsero laccesso principale della citt nel primo pomeriggio e videro
immediatamente le misure di sicurezza che il prefetto Geta stava mettendo in atto. I soldati delle coorti
urbane, che solitamente presidiavano lentrata e riscuotevano i pedaggi, erano stati sparpagliati in giro a
pattugliare le vie della citt e le loro postazioni erano state rilevate da pretoriani.
Allinterno delle mura cittadine, le strade erano tranquille e semideserte, giacch la maggior
parte degli abitanti assisteva allo spettacolo sul lago. Alcune sezioni delle coorti urbane presidiavano le
vie principali. Mentre la colonna attraversava il Foro e si avvicinava al palazzo imperiale, Catone not
che le porte dei templi erano state chiuse e rinforzate con barricate di pali appuntiti. Subito dietro gli
sbarramenti cerano altri uomini della Guardia pretoriana. Le stesse barricate protettive erano presenti
anche davanti alle porte del palazzo imperiale. Una volta che il gruppo della famiglia imperiale fu
scortato allinterno in tutta sicurezza, le porte del palazzo furono chiuse e ben sprangate.
Questo posto sembra una fortezza, comment Macrone guardando i preparativi per la difesa
del complesso imperiale. Dietro il muro di cinta, su ognuno dei lati delle porte di accesso erano stati
posizionati carri chiusi con grosse assi di legno, pronti per essere usati come piattaforme da
combattimento. Accanto giacevano fasci di giavellotti.
Catone si strinse nelle spalle. Pu darsi, ma i pretoriani non possono sperare di presidiare ogni
via daccesso. Le mura di cinta sono basse e facili da superare in molti punti.  solo unostentazione di
forza. Il prefetto spera di intimorire il popolo quando far ritorno dal lago.
Faranno i bravi appena vedranno soldati ovunque, rispose Macrone in tono sicuro.
Tu pensi?
Naturalmente. Sarebbero dei folli a mettersi contro i pretoriani e le coorti urbane. Finirebbero
massacrati.
Ma folli lo saranno, per la fame. E non avranno nemmeno nulla da perdere. Ad ogni modo,
anche i pretoriani tra poco rimarranno senza cibo. Si indeboliranno e magari saranno anche tentati di
fare causa comune con il popolo infuriato. Catone abbass la voce. Quando questo accadr, chi ha in
pugno il grano avr in pugno anche Roma.
Osserv i preparativi per la difesa del palazzo e vide altre guardie in alto, sul Palatino,
posizionate sui balconi e sui giardini terrazzati. Quella vista gli provoc un pensiero inquietante.
Potrebbe anche sembrare una fortezza, come dici tu, ma potrebbe anche essere usata come
prigione o trappola....
Macrone si gir e disse: Che intendi dire?
La famiglia imperiale circondata dalle truppe del prefetto Geta. Il senato  stato sigillato e
sono pronto a scommettere che verr anche imposto un coprifuoco per le strade finch la crisi non sar
risolta, in un modo o nellaltro. Potrebbe capitare qualsiasi cosa alla famiglia imperiale e Geta potrebbe
raccontare al mondo esterno la versione che pi gli piace. E una volta che il popolo avr il grano
trafugato, sar grato a chiunque labbia salvato dalla fame. Quando Geta rimuover il coprifuoco,
Roma potrebbe gi avere un nuovo imperatore, o addirittura nessun imperatore.
Macrone ci riflett un istante prima di rispondere. Stai di nuovo vedendo ombre dove invece
non c nulla. Tutto questo sta succedendo perch il carico di grano dalla Sicilia  andato disperso in
mare. Non  possibile che i Liberatori lavessero previsto.
No, certo, ma sono pronti ad approfittare dellopportunit che gli si sta presentando. Credimi
Macrone, se hanno intenzione di colpire, lo faranno presto. Molto presto.
Catone guard il tribuno Burro che conferiva con i suoi ufficiali. Dietro di loro, da un piccolo
accesso sotto la grande scalinata che portava allalto colonnato dellentrata principale del palazzo,
apparve il prefetto Geta. Non appena se ne accorsero, Burro e gli altri si misero sullattenti. Geta
impart una rapida serie di ordini e se ne torn nel palazzo, mentre il gruppo si divise. Tigellino si
diresse verso la sua centuria al di l del cortile e richiam lattenzione dei soldati.
Uomini, il prefetto dice che ci saranno problemi per le strade della capitale nei giorni a venire.
La sollevazione che abbiamo visto qualche giorno fa era solo una pallida idea di quello che dovremo
aspettarci. Le scorte di cibo in citt sono praticamente esaurite. A palazzo ve ne sono a malapena per
nutrire noi a mezza razione per poco pi di un altro paio di giorni. Da stasera le razioni saranno ridotte
a un terzo.
Qualcuno sbuff e altri borbottarono scontenti finch Tigellino non fece un profondo respiro e
url: Silenzio, dannazione! Mangiare di meno non piace neanche a me, ma abbiamo ordini da eseguire
e il nostro dovere  proteggere limperatore. La Sesta Centuria si posizioner negli alloggi imperiali.
Tralasciando quellorda di energumeni barbari di guardie del corpo, noi siamo lultima linea di difesa.
Tigellino si ferm per lasciar decantare le sue parole. Sarete vigili. Eseguirete gli ordini senza fare
domande. Ho detto senza fare domande, signori. Questo  un momento di incertezza, un momento
pericoloso. Quando sar tutto finito, lunica cosa che dovremo considerare  che avremo fatto il nostro
dovere. Loptio Fuscio vi guider alle vostre postazioni. Allalba avremo il cambio.  tutto.
Tigellino consegn al suo optio una serie di tavolette cerate e si fece da parte; Fuscio avanz e
gonfi il petto per impartire lordine. Uomini della Sesta Centuria, seguitemi!.
Mentre le guardie sfilavano davanti al centurione, Tigellino si mise velocemente al passo con
Catone e Macrone. Tenetevi pronti a entrare in azione al mio ordine. Qualunque possa essere lordine.
Sono stato chiaro?
S, signore, mormor Catone, e Tigellino si stacc dalla colonna, fermandosi poi a osservare
gli uomini sfilargli davanti.
Loptio fece strada salendo lampia scalinata ed entrando poi nellaccesso principale. Ovunque
si vedevano segni delle misure di sicurezza ordinate dal prefetto: postazioni di guardia allentrata di
ogni sala delle udienze e dellimmenso triclinio, come anche nei pressi degli accessi agli alloggi degli
schiavi e dei domestici. Alcune porte erano state chiuse e sbarrate con pesanti pezzi di mobilio. Lala
privata dellimperatore era il punto pi alto del Palatino, affacciato sul Foro, e comprendeva una serie
di cubicula, camere da letto di varia grandezza, sale di rappresentanza e giardini terrazzati. Dallinterno
del palazzo si accedeva a questarea privata attraverso un unico ingresso, ma un qualsiasi uomo
determinato avrebbe potuto facilmente raggiungerla arrampicandosi sul muro, per cui Fuscio posizion
anche alcuni uomini ai piedi del muro, per scongiurare questo ulteriore rischio. Il giovane optio
consult le tavolette cerate che Tigellino gli aveva consegnato e indic Macrone.
Calido! Tu e Capito qui, sul balcone fuori dello studio dellimperatore.
Macrone annu e insieme a Catone sal i gradini che portavano al balcone a colonne. Fuscio nel
frattempo indic al resto degli uomini di posizionarsi nel pi grande dei giardini terrazzati. Mentre si
allontanavano, Macrone si rivolse a Catone. Che cosera tutto quel discorsetto di incitamento di
Tigellino? Lunica cosa che conta  eseguire gli ordini. Macrone sbuff. Sembra proprio che la tua
ipotesi non sia poi cos azzardata. Limperatore  in pericolo.
In quellistante udirono dei passi allinterno dello studio e scattarono immediatamente
sullattenti, spalle contro i pilastri ai due lati della porta-finestra che, dal balcone, immetteva
direttamente nello studio. Con la coda dellocchio Catone vide Claudio che stentava verso la scrivania e
si sedeva su un sedile imbottito. Due guardie del corpo germaniche presero silenziosamente posto alle
sue spalle. Di fronte al tavolo cerano il prefetto Geta, Narciso, Pallante e Agrippina, luno di fianco
allaltra. Narciso lanci unocchiata ai due uomini che sorvegliavano laccesso dal balcone e, per un
istante, sul suo viso scarno sembr spuntare unespressione di sorpresa, che lui immediatamente
cancell per riassumere la sua normale aria neutra.
Claudio schiocc le dita in direzione di Geta. Fai il tuo rappo-porto, prefetto.
Mio signore, allinterno del perimetro del palazzo ho sei coorti: tre in servizio fino al mattino e
le altre tre a riposo per il cambio. Tutte le altre coorti stanno presidiando gli accessi alla citt, il Foro e
il senato. Ho dato ordine che siano interrotte le sedute del senato finch la crisi non sar superata.
Ah s?. Claudio lo squadr bruscamente. E a nome di chi hai dato questordine?
Vostro, mio signore. In quel momento eravate ancora in viaggio per Roma. Ho pensato fosse
meglio agire allistante piuttosto che rischiare altri ritardi. Per la sicurezza dei senatori.
Claudio riflett e annu. Molto bene, ma non vo-voglio che i miei ufficiali prendano ancora
de-de-decisioni del ge-genere in futuro. Sono stato chiaro?
S, mio signore. Chiedo venia.
Ci fu un lungo istante di imbarazzato silenzio, poi Claudio riprese a parlare. Dunque, signori,
cosa dobbiamo fare? Ci sono un milione di abitanti a Ro-roma e quasi niente ci-cibo per sfamarli.
Spero sia stata inviata in ogni villaggio e citt nel raggio di almeno cento miglia la richiesta di mandare
ogni scorta di cibo disponibile....
Narciso annu. S, dominus. Ho mandato io stesso dei messaggeri appena ho avuto la notizia
del carico disperso in mare. Hanno lordine di requisire tutto il cibo e i mezzi di trasporto disponibili
per rifornire Roma.
Sempre a mio nome, immagino.
Certo, dominus, rispose Narciso. Come ha gi detto il prefetto, non cera tempo da perdere.
Capisco. Claudio fece una smorfia. Sembrerebbe che il governo di Roma possa continuare
perfettamente anche in mia assenza.
Ci fu un altro momento di imbarazzato silenzio. Ad ogni modo, anche se sar trovato del cibo
da requisire, di certo non ne arriveranno quantit sufficienti per sfamare tutto il popolo. Sono forse in
errore?
Purtroppo, no, dominus, rispose Narciso. E questo  il motivo per cui voi e la vostra
famiglia dovreste lasciare Roma fino a pericolo rientrato.
Lasciare Roma?
S, dominus. Il pi velocemente possibile. Prima che il popolo faccia ritorno dalla Naumachia
e venga a conoscenza del tragico destino della flotta delle granaglie. Quando sentiranno la notizia,
scoppier il panico e il disordine. La famiglia reale sar in pericolo.
Stupidaggini, lo interruppe Geta. I miei uomini vi proteggeranno adeguatamente, mio
signore.
Hai novemila uomini al tuo comando, Geta, rispose Narciso. Siete in minoranza in un
rapporto di cento a uno. Nemmeno la Guardia pretoriana  in grado di affrontare differenze cos
importanti.
Siamo coraggiosi, lasciate che tentino di fare irruzione a palazzo e vediamo cosa succede.
Se superano le mura perimetrali,  ovvio cosa pu succedere: massacreranno tutti quelli che
troveranno. Senza guardare in faccia a nessuno. Ecco perch la famiglia imperiale deve andarsene in un
luogo sicuro. Lontano dalla citt.
Pallante scosse la testa. Fuori discussione. Limperatore deve rimanere qui, per essere da
esempio al suo popolo, per condividere le sue sofferenze durante lattuale periodo di difficolt,
figurativamente parlando. Se abbandonate Roma, dominus, i romani diranno che li state abbandonando
al loro destino. Perderete il loro rispetto, il loro amore e la loro fedelt. E potrebbero volerci anni per
recuperare una perdita del genere, sempre che ci riusciate. In qualit di vostro fidato consigliere, vi
esorto vivamente a rimanere nel palazzo sotto la protezione della Guardia pretoriana e dei suoi abili
soldati. Con loro a difendervi, mi  difficile credere che voi e la vostra famiglia possiate correre
pericoli.
Narciso fece un mezzo passo avanti verso limperatore. Mio sovrano, devo dissentire.
Basta!, sbrait Claudio, sollevando una mano. Tieni a freno la lingua, Narciso. Devo
pensarci. Claudio si gratt la scompigliata capigliatura bianca. Rimase in silenzio per qualche istante,
poi guard sua moglie. E tu cosa ne pensi, mia cara? Cosa dovrei fare?.
Agrippina si spost lievemente dietro il tavolo e si inginocchi di fronte a Claudio,
stringendogli le mani. Mio adorato marito, Pallante ha ragione. Il popolo ti guarda: non puoi fuggire
quando esso ha maggiormente bisogno di te.
Limperatore non sta fuggendo, la interruppe Narciso. Sta semplicemente usando prudenza
per il bene di Roma. Quale profitto potrebbe trarre limpero se limperatore decidesse di mettere a
rischio la sua vita e quella della sua famiglia?.
Agrippina si volt e fulmin Narciso con lo sguardo.  la vita dellimperatore che vuoi
proteggere, o la tua?.
Catone osserv Narciso fare un profondo sospiro e rispondere in tono gelido allimperatrice.
Ho dedicato la mia vita al servizio dellimperatore, domina. La sua costante sicurezza  sempre stato il
mio primo pensiero. Le mie motivazioni sono assolutamente disinteressate. Narciso fece una pausa e
indic il collega. Non so quale impulso spinga il mio collega a mettere in pericolo limperatore.
Pallante, amico mio, perch tutto questo zelo nel minare ci che ho cos faticosamente fatto per
proteggere il nostro padrone dai suoi nemici?.
Laltro liberto imperiale degn Narciso di uno sguardo gelido, rispondendo con voce piatta.
Siamo solo semplici consiglieri del nostro augusto imperatore. Ritengo sia alquanto sconveniente
offrire la mia opinione nello stesso modo energico che usi tu. Sar limperatore a prendere la sua
decisione.
Ben detto!, sorrise Agrippina. Si volt verso il marito e alz gli occhi sul suo viso,
guardandolo con espressione estasiata. Spetta a te decidere, mia adorato. Dovremmo rimanere e
sfidare i pericoli che dovr affrontare il nostro popolo o agire ragionevolmente, come il buon Narciso ci
sta suggerendo di fare, e abbandonare la citt finch non sar passato il pericolo?.
Claudio abbass lo sguardo sulla sua amata e le appoggi una mano sulla guancia. Agrippina
gir leggermente la testa per baciargli il palmo e risal poi con le labbra lungo un dito. Limperatore la
fiss brevemente con occhi dolci, poi ritir la mano.
Ho deciso. Resteremo a Roma.  la co-cosa pi giusta da fare. Almeno per questa notte.
A quelle parole, Catone vide Narciso affossare le spalle. Pallante fece del proprio meglio per
trattenere un sorriso compiaciuto e Geta si strinse le mani dietro la schiena, il pollice della mano destra
energicamente piantato nella carne dellaltra.
Parole giuste, marito mio, disse Agrippina, alzandosi. Coraggiose. Ma il coraggio da solo
non sostiene un uomo. Sei stato digiuno tutto il giorno. Andiamo, hai bisogno di forze. Mangiamo
insieme, nella mia camera. Far portare del cibo. Magari il tuo piatto preferito, che ne dici?
Funghi!, sorrise Claudio. Sei cos buona con me, Agrippina.
Claudio si alz lentamente in piedi e stese la schiena, guardando gli altri uomini nella sala.
Questa  la mia decisione. Fate sapere che limperatore rimarr a Roma.
Geta, Pallante e Narciso chinarono la testa e si fecero da parte quando Claudio e sua moglie,
tenendosi per mano, si incamminarono fuori dello studio. Geta l segu. I due liberti imperiali furono gli
ultimi a uscire, come esigeva il protocollo sociale. Quando il prefetto della Guardia pretoriana ebbe
lasciato la stanza, Pallante si volt verso Narciso con uno sguardo di gelido divertimento. Se fossi in
te, seguirei il tuo stesso suggerimento e lascerei Roma finch posso.
Cosa? E lasciare cos la vita dellimperatore nelle tue mani e di quelle dei tuoi amici?, disse
Narciso a voce sufficientemente alta perch Catone e Macrone potessero cogliere il suo commento.
Amici?
I Liberatori. Quelli per cui lavori. Tu e Geta. Cosa vi hanno promesso in cambio?.
Pallante scosse la testa con fare beffardo. Stai prendendo un abbaglio, amico mio. Io non ho
nulla a che fare con i Liberatori. Per quello che vale, posso giurarlo sulla mia stessa vita.
Bugiardo.
No. Pallante si piant davanti a Narciso e gli punt un dito contro il petto. Vivrai quanto
basta per sincerarti della verit, ma non un giorno pi a lungo. Pallante tacque e fiss il segretario
imperiale.  stato un piacere lavorare fianco a fianco con te in questi ultimi anni, Narciso. Per gran
parte di essi, almeno. Abbiamo servito bene, ma nessun imperatore dura in eterno. Lunico
interrogativo  chi gli succeder. Tu hai fatto la tua scelta su chi servire, io ho fatto la mia. Addio,
Narciso. Pallante gli porse una mano, ma il segretario imperiale rimase immobile. Pallante, allora,
scosse tristemente la testa. Avrei preferito dividerci da amici. Peccato. Addio.
Si volt e usc dalla stanza. Narciso lo guard allontanarsi con indissimulato odio. Quando il
rumore dei passi del rivale svan, Narciso si incammin verso Macrone e Catone sul balcone.
Avete sentito?
Ogni parola, rispose Catone, annuendo.
Intendono assassinare Claudio, ne sono sicuro. Lhanno messo nel sacco, il folle, comment
aspramente Narciso. E quella piccola sgualdrina lo ha in suo completo potere. Lui e quel bastardo di
Pallante. Dobbiamo agire in fretta. Narciso si ferm e li guard sorpreso. Come avete fatto voi due a
farvi assegnare questa postazione?
Fuscio aveva una lista dei turni di servizio, spieg Macrone. Lha avuta da Tigellino.
Tigellino?. Il segretario imperiale lo fiss con aria preoccupata. Vuole mettere i suoi uomini
quanto pi vicino allimperatore. Vi ha dato particolari istruzioni?
Ci ha solo detto di tenerci pronti ad agire.
Tutto qua?.
Catone annu.
Narciso si freg il mento preoccupato. I Liberatori hanno uomini vicini allimperatore. Il
prefetto e alcuni suoi ufficiali sono implicati nel complotto e hanno gi assunto il controllo del palazzo.
Sono certo che entreranno in azione molto presto. Probabilmente stanotte. Di sicuro non oltre il
mezzogiorno di domani.
Perch?, chiese Macrone.
Perch la Naumachia  finita e la maggior parte del pubblico rimarr nei pressi del lago
stanotte, e si rimetter in viaggio per Roma alle prime luci dellalba per raggiungere la citt intorno a
mezzogiorno. A meno che non si trovi del cibo qui per sfamarlo, sar impossibile impedirgli di dar
sfogo a tutta la sua furia. Suppongo che per quellora i Liberatori avranno gi preso il controllo,
limperatore sar stato assassinato e loro tireranno fuori tutto il grano che hanno accumulato in segreto;
e il popolo sar riconoscente a chiunque gli dar da mangiare. Narciso gli rivolse unocchiata cinica.
Una volta che avranno il controllo sul popolo, i Liberatori inizieranno a togliere di mezzo chiunque
sia stato fedele al precedente regime. Il che significa che io sono gi bello che morto. Insieme a
Britannico.
E perch non gli altri?, chiese Catone. Non vorranno sbarazzarsi anche di Agrippina e
Nerone?
E perch mai dovrebbero?, chiese Narciso in tono aspro. Per quanto ne so io, fanno parte del
complotto anche loro. Per quale altro motivo Agrippina avrebbe dovuto convincere Claudio a rimanere
nel palazzo? Adesso ce lhanno dove vogliono che sia.
Catone rifletteva. Non ha senso. Agrippina non pu far parte della congiura dei Liberatori.
E perch no?
Lei era presente quando i Liberatori hanno attaccato il convoglio imperiale nel Foro. Sono
anche quasi riusciti a uccidere suo figlio. Mentre Catone riportava alla memoria lepisodio, cerano
alcuni dettagli che ancora resistevano a ogni suo tentativo di spiegazione, ma prosegu comunque con
la sua linea di pensiero. E dopo Nerone mi ha parlato. Ha detto che mi avrebbe ricompensato quando
fosse diventato imperatore. Sembrava molto sicuro di quello che diceva.
E quindi?
Se  convinto di diventare imperatore, quindi deve essere stata Agrippina a mettergli
quellidea in testa. Lhai detto tu stesso che usa il figlio per assecondare le proprie ambizioni. In questo
caso, per quale motivo dovrebbe voler cospirare con i Liberatori?
Non ha torto, disse Macrone.
Narciso sibil impaziente. E va bene. Allora se lei non fa parte della congiura dei Liberatori,
perch sta tentando di trattenere Claudio a Roma dove corre pi pericoli? C solo una buona ragione
per spiegarlo: sta portando avanti una sua congiura personale. Sta lavorando con Pallante per rimuovere
limperatore e mettere sul trono suo figlio. Non  un segreto per nessuno che ha fatto di tutto per
piegare Claudio al suo volere. Dapprima seducendolo, poi convincendolo a prenderla per moglie e
quindi facendogli adottare il figlio Nerone, rendendolo infine erede al trono.
Ecco, questo s che ha molto pi senso, annu Macrone. Per cui abbiamo tra le mani due
complotti, non uno. I Liberatori vogliono sbarazzarsi dellintera famiglia imperiale, mentre Agrippina
vuole sostituire limperatore con suo figlio. Questo almeno riesco a capirlo.
E un senso ce laveva sul serio, riflett Catone, tranne che per un solo piccolo ossessionante
dettaglio. Hai ragione: Agrippina e Pallante hanno un movente e i mezzi, se riescono a colpire prima
dei Liberatori e a disarmarli. C per ancora una cosa che non mi quadra. Una cosa che non sono
ancora riuscito a spiegarmi.
Parla, che cosa intendi?, sibil Narciso. Non ci rimane molto tempo. Dobbiamo agire. Di
che cosa si tratta?
Riguarda il giorno in cui i Liberatori hanno attaccato il convoglio imperiale nel Foro. Il loro
capo, Cestio, ha spinto da parte Britannico prima di slanciarsi su Nerone.
E con questo?
Perch i Liberatori avrebbero dovuto lasciarsi sfuggire loccasione di uccidere uno dei figli
dellimperatore? Sarebbe bastato un attimo per colpire Britannico prima di passare a Nerone. Perch
Cestio lha risparmiato?
Non ne ho idea, rispose irritato Narciso. Forse Cestio non lha riconosciuto. Adesso non
abbiamo tempo di stare a pensare a questo, Catone. Possiamo rifletterci sopra in seguito. Ora dobbiamo
mettere in salvo limperatore. Dobbiamo proteggerlo. Non so quanto in profondit abbia attecchito la
congiura tra i pretoriani. Sappiamo di Geta, Sinio, Tigellino, e io ho anche i nomi di qualche altro
sospetto, ma  tutto qui. Ve ne potrebbero essere molti altri. I soli su cui possiamo fare affidamento
sono le guardie del corpo germaniche. Li faccio svegliare e posizionare vicino allimperatore per
evitare che un assassino possa avvicinarglisi.
Non baster a salvarlo. I Liberatori, e Pallante  sempre supponendo che hai ragione su lui e
limperatrice  non sono i soli che lo minacciano. Dobbiamo anche tenere a bada il popolo o riuscir
dove i cospiratori avranno fallito.
Per riuscirci dobbiamo dargli da mangiare, rispose laconicamente Narciso. E io non sono in
grado di far apparire il grano.
No,  vero, ammise Catone.
Macrone sbuff. In un modo o nellaltro, siamo nella merda fino al collo, come ho gi detto.
La situazione puzza.
Catone guard lamico. Ma certo, mormor. Deve per forza essere cos.
A cosa stai pensando, ragazzo?
A Cestio. Ricordi la prima volta che labbiamo incontrato con i suoi alla locanda?
S, e allora?
Ricordi lodore che avevano addosso?.
Macrone annu. S, di merda.
Esattamente. Odore di merda, ripet Catone con una scintilla di entusiasmo negli occhi. E
dove devi andare per puzzare in quel modo? In una fogna, ecco dove. Per essere precisi, nella Cloaca
Massima, che corre proprio sotto il cuore della citt prima di gettarsi nel Tevere.
Molto interessante. E quindi cosa vuol dire se Cestio e i suoi compagni se ne sono andati in
giro tra la merda? In che modo potrebbe esserci utile?
Pensaci, Macrone. In quale punto la Cloaca Massima sfocia nel Tevere?
Non troppo lontano dal Foro Boario. Per la precisione nei pressi del magazzino di Gaio
Frontino.
Proprio l accanto, guarda caso. Catone non pot trattenere un sorriso di fronte allastuzia dei
cospiratori. Adesso sicuramente capisci dove voglio arrivare.
Macrone guard Catone, poi Narciso. Ma che sta dicendo?.
Narciso si freg di nuovo il mento. Penso di aver intuito.
La risposta  solo una, disse Catone. Sappiamo che il grano  stato portato nel magazzino;
poi, tra il momento dellacquisto e il giorno in cui noi siamo entrati a cercare, il carico  stato spostato
altrove. Ho riflettuto tanto sul modo in cui potevano essere riusciti a farlo senza attirare attenzioni.
Adesso lo so. Devono avere in qualche modo accesso alla cloaca. Lhanno usata per spostare il grano
senza che nessuno li vedesse. Questo forse spiega il motivo per cui Cestio e i suoi si trovavano alla
taverna quella sera: per festeggiare la fine del lavoro. Catone si volt verso Narciso, con gli occhi
fiammeggianti di entusiasmo. Dobbiamo tornare al magazzino e ho bisogno di alcuni uomini fidati.
Non possiamo usare i pretoriani. Devono essere le guardie del corpo germaniche. Dammi cinquanta
uomini e torce, e ti trover quel grano.
Non so se posso darteli; sono indispensabili qui.
Se non mettiamo le mani su quel grano, dove si trovano sar irrilevante.
Il segretario imperiale si arrovell per prendere una decisione. Alla fine annu. E sia, ma puoi
prendere solo venti uomini, non di pi. Avrai bisogno di uno dei loro ufficiali. Narciso riflett
velocemente. Il centurione Plauto  fidato. Il segretario imperiale guard verso il cielo sopra la citt.
La luce stava svanendo velocemente e lorizzonte era sfumato di un leggero rosso pastello. Meglio
che andiate subito. Portate con voi Settimo. Lasciate qui larmatura. Nel dirlo, Narciso punt un dito
verso Catone e Macrone con fare minaccioso. Fareste meglio ad averci visto giusto. Se succede
qualcosa allimperatore perch non cerano sufficienti uomini a proteggerlo, sar solo colpa tua,
Catone.
Grazie per le gentili parole di incoraggiamento, replic acidamente Catone. E unaltra cosa.
Come usciamo dal palazzo senza dare nellocchio?.
Narciso non pot trattenere un sorrisetto. Un modo c. Non penserete certo che gli imperatori
abbiano fatto costruire un palazzo come questo senza unuscita segreta? Sbuca vicino al Circo
Massimo. Caligola la usava di tanto in tanto quando voleva andare a vedere le corse in incognito.
Nemmeno i pretoriani la conoscono perch non voleva rischiare che lo seguissero durante le sue
uscite.
Macrone ridacchi. Non gli  stata granch utile, per.
Meglio che ci porti a questo passaggio, disse Catone. E d ai tuoi germani di farsi trovare l,
armati e pronti. Poi fece un cenno con la testa verso il sole che tramontava. Penso proprio che ci
aspetta una notte lunga e sanguinosa. Solo gli di sanno cosa ci riserver il mattino.
...
.
...
CAPITOLO VENTISEI.
...
.
...
La prossima volta cerca di essere pi educato. Catone sorrise mentre punzecchiava
dolcemente il guardiano del magazzino sotto il mento con la punta della spada.
Luomo aveva uno sguardo perso e spaventato. Perdono, signore. Io, io non capisco.
Vuoi dire che non ti ricordi di me?. Catone arricci il naso, privato del suo breve momento di
piacere. Che soddisfazione poteva esserci nel prendersi una piccola vendetta su un uomo che aveva
totalmente dimenticato la sua colpa? Come non detto.  entrato o uscito qualcuno dal magazzino da
quando hai montato la guardia?.
Luomo butt un occhio sul gruppo di energumeni che gli si era avvicinato furtivamente mentre
lui sonnecchiava, sollevandolo e piantandolo poi contro il muro del deposito di Gaio Frontino. Deglut
nervosamente mentre spostava di nuovo gli occhi su Catone.
Meglio che tu sia onesto se vuoi vivere, gli sussurr Catone, stuzzicando lievemente la pelle
delluomo.
S-solo un uomo, signore.
Scommetto che era Cestio, disse Macrone a Catone in un orecchio, aggiungendo poi: Che
aspetto aveva? Era grosso o piccoletto?.
Luomo squadr Catone dalla testa ai piedi e rispose: Circa la vostra taglia, signore.
Non era Cestio, allora. Catone stacc la spada dal collo del guardiano. Quanto tempo fa?
Non pi di unora, direi.
E poi nessun altro?
S, signore, ne sono sicuro.
Bene, allora tu adesso vieni con noi. Macrone, apri il cancello.
Macrone annu, si avvicin al pesante chiavistello di ferro e lo sfil dallalloggiamento, facendo
il minor rumore possibile. Grazie al coprifuoco, il pontile era deserto, ma Catone non voleva mettere in
allarme chiunque si trovasse nel magazzino. Macrone spinse il cancello quel tanto che bastava per
entrare egli stesso e il resto degli uomini, uno dietro laltro. Catone fece passare Settimo, il centurione e
cinque delle sue guardie del corpo germaniche, prima di spintonare il guardiano verso il cancello.
Non fare rumore e non cercare di sfuggirmi, capito?.
Luomo annu energicamente e Catone lo spinse dentro. Il cortile interno del magazzino
sembrava deserto come qualche giorno prima. La falce lunare forniva una fioca illuminazione: sotto
quella luce il centurione e i suoi uomini perlustrarono velocemente tutte le sale del deposito. Tutte
vuote come in precedenza. Nessun segno di vita.
Cercate un portello a terra o il coperchio di un canale di scarico, ordin Catone. Deve essere
qui, da qualche parte.
Il centurione e le guardie cercarono di nuovo, poi lufficiale rifer a Catone. Niente.
Dannazione!. Catone lasci andare il guardiano. Metti uno dei tuoi a tenerlo docchio. Non
deve fiatare. Se tenta di dare lallarme o di svignarsela, d al tuo uomo di sgozzarlo.
Il centurione annu e chiam una delle guardie del corpo imperiali per impartirgli lordine in un
miscuglio di latino sgrammaticato e del loro ruvido idioma. Catone, nel frattempo, si rivolse a Macrone
e Settimo.
Deve esserci un qualche tipo di accesso al sistema fognario qui, da qualche parte. Dobbiamo
continuare a cercare finch lo troviamo.
O finch non lo troviamo, disse Macrone. O non abbiamo pi tempo. Accettalo Catone, 
unimpresa disperata.
No che non lo , rispose Catone in tono deciso. Deve essere per forza qui. Continuate a
cercare.
Catone si allontan dal resto del gruppo e inizi un giro metodico del cortile, esaminando
attentamente il terreno sotto i carri. Settimo gli si avvicin e disse a bassa voce: E se ci fosse un muro
finto?
Che intendi dire?
Supponiamo che Cestio e i suoi abbiano sfondato il muro di separazione con un magazzino
adiacente e poi ricostruito una falsa parete per nascondere il passaggio.
No, impossibile. Se lavessero fatto, avrebbero poi dovuto affittare un altro magazzino e noi
lavremmo scoperto. E in quel caso non si spiegherebbe il puzzo che avevano addosso Cestio e i suoi
compagni.
Ma tu stai partendo dal presupposto che lodore abbia a che fare con la fogna. E se ci fosse
unaltra spiegazione?.
Catone si ferm e fiss lagente segreto di Narciso. Vale a dire?.
Settimo cerc velocemente una risposta ma poi si strinse nelle spalle.
Catone annu. Proprio cos. Adesso, se hai finito, proseguiamo con la ricerca.
Settimo sincammin nella direzione opposta e Catone continu a seguire il perimetro del
cortile. Non cerano tracce di buchi nascosti sul muro anteriore e, mentre stava per deviare lungo il
muro interno, la sua attenzione fu catturata da un ammasso di sacchi nellangolo pi in fondo. Un
debole raggio di speranza gli rianim il cuore e si affrett verso quel punto. Si inginocchi e inizi a
spostare i sacchi. Macrone lo raggiunse.
Ti stai divertendo?
Dammi una mano.
Lavorarono metodicamente, spostandoli uno dopo laltro e poi, proprio prima di scoprire
definitivamente langolo del muro, Macrone si blocc, guard in basso e come un lampo inizi a tirar
via altri sacchi. Qui. Lho trovato.
Catone lasci andare il sacco che stringeva in mano e and ad accucciarsi accanto allamico.
Tra i ciottoli ai piedi di Macrone cera una piccola maniglia di legno. Macrone tent di liberarla da altri
sacchi, ma sembrava non volersi muovere. Borbottando, afferr un angolo rialzato della botola e tir
forte. Si sent un rumore di strappo, un pezzo di legno grezzo si stacc e Macrone ricadde indietro,
imprecando.
Catone si inginocchi per guardare meglio. Astuto. Hanno incastrato i sacchi nel portello per
nasconderlo meglio.
Afferr la maniglia e diede uno strattone di prova. Il portello era pesante e dovette usare anche
laltra mano. Un quadrato di circa quattro piedi per lato inizi a sollevarsi. Aiutami, disse allora a
Macrone.
Tirando insieme, riuscirono a sollevare il portello, appoggiandolo poi contro il muro. Cera una
scala con ampi gradini a pioli fissata a una parete del pozzo che scendeva nelloscurit pi totale. Dal
fondo risal una zaffata di aria pestilenziale, ma nessun segno di movimento, solo un leggero gocciolio
dacqua.
Catone si volt e chiam a gran voce: Settimo, da questa parte. Plauto, porta qui i tuoi
uomini.
Gli altri li raggiunsero a passo felpato e si fermarono sulla bocca del pozzetto guardando in
basso. Catone ordin di accendere le torce. Plauto prese il contenitore con lacciarino dalla sacca a
tracolla e inizi a scoccare scintille sui sottili strati di lino carbonizzato. Non appena si accese la prima
fiammella, la aliment con del muschio secco finch la fiamma crebbe a sufficienza da poter essere
utilizzata. Fece segno a uno dei suoi uomini che teneva il fascio di torce. Dammene una.
Plauto avvicin con cura limbottitura di tessuto impregnato di sego allestremit del paletto
sulla fiamma, e la tenne ferma finch la torcia non si accese di luminose lingue di fuoco giallo. A quel
punto si alz.
Accendiamo le altre.
Le torce presero vita crepitando una dopo laltra. Catone ne prese una. Ordin a Plauto di
lasciare il guardiano del magazzino imbavagliato e legato e poi, con precauzione, appoggi un piede
sul primo piolo della scaletta. Scese qualche altro gradino e alla luce della torcia vide che Cestio e i
suoi avevano puntellato i lati del pozzo con robusti pali. Pi in basso, il condotto si allargava e Catone
stese la torcia per osservare la zona circostante. Su entrambi i lati della galleria, vecchi muri di
mattoncini si inoltravano curvando, e dal basso saliva il fioco bagliore di acqua in movimento. La scala
scendeva per circa altri sei piedi prima di raggiungere il fondo. Si trovava su uno stretto camminamento
pavimentato su un lato di un piccolo tunnel. Sotto il soffitto curvo si riusciva a malapena a stare in
posizione eretta. Alla sua destra, Catone vide il regolare, luccicante flusso dacqua verso la Cloaca
Massima. Laria satura del puzzo di escrementi umani gi fece arricciare il naso per il disgusto.
Vedi qualcosa?, gli chiese Macrone dallalto.
C una galleria. In una direzione porta verso la cloaca; dallaltra sembra dirigersi verso la
zona dellAventino. Vieni gi con gli altri uomini. Penso che abbiamo trovato quello che cercavamo.
Mentre il resto del gruppo scendeva lungo la scala, Catone si incammin per qualche passo
risalendo la corrente, esaminando i muri e il camminamento. La parete di mattoncini era in gran parte
ricoperta di muschio scivoloso, ma cerano grosse chiazze in cui era stato strappato via; lo stesso
valeva per il camminamento, che sembrava essere stato molto utilizzato, e anche di recente, essendo
asciutto al tatto e con scarsa ricrescita di muschio. Alle sue spalle il cunicolo si riemp del mormorio
delle guardie germaniche, che borbottavano disgustate.
Bel posticino hai scoperto, brontol Macrone quando lui e Settimo raggiunsero Catone.
Soprattutto profumato.
Catone ignor il commento e continu a guardare in fondo alla galleria. Fin dove arrivava il
chiarore della sua torcia non cera segno di movimento, oltre al fiume di acqua nera che scorreva e a un
paio di ratti che zampettavano velocemente via dagli uomini che avevano invaso il loro regno. Poco
dopo la fuga dei due roditori, si ud uno sciabordio e il rumore di zampe che grattavano.
Pensi che possano essere ancora qui?, chiese Settimo nervoso, fissando il buio.
Uno, come minimo. Catone si alz. Si volt verso il centurione Plauto e disse: D ai tuoi
uomini che da questo punto si procede in silenzio. Non un solo rumore, capito?
S, signore.
Catone non pot trattenere un sorriso nel sentire lufficiale che gli si rivolgeva come a un
superiore. Narciso gli aveva ordinato di obbedire a lui e a Macrone quando gli aveva presentato i due
pretoriani, vestiti in semplici tuniche bianche e senza segni di grado. In quel momento sembrava che
Plauto avesse riconosciuto e accettato lautorit di Catone senza aver bisogno di conoscerne la reale
identit e il grado. Luomo guard indietro e vide che tutti i suoi uomini erano pronti a seguirlo. La
luce tremolante delle torce rischiar le pareti umide dei cunicoli e il nero flusso liquido cosparso di
escrementi e immondizia di ogni genere. Catone inclin la sua torcia e fece un segnale con la mano
libera. Andiamo, disse poi sottovoce.
Si incammin curvandosi leggermente in avanti, dato che il soffitto del cunicolo si abbassava
sempre pi, lambito dalla fiamma della torcia. La galleria procedeva dritta per una cinquantina di passi,
prima di curvare a destra. Catone calcol che potevano trovarsi allincirca sotto il margine ultimo
dellarea del magazzino, diretti verso il quartiere Aventino, uno dei pi facoltosi della citt. Percorsi
altri cento passi, raggiunsero una biforcazione: un cunicolo pi piccolo, alto non pi di quattro piedi, si
inoltrava verso sinistra. Catone sollev una mano per fermare gli uomini alle sue spalle e poi esamin il
nuovo cunicolo. Non aveva il solito stretto camminamento laterale e su entrambe le pareti la
vegetazione non sembrava essere stata strappata. Per cui fece segno di proseguire avanti.
Superarono altre biforcazioni ma nulla sembrava far pensare che Cestio e i suoi potessero aver
deviato dalla galleria principale. Un quarto di miglio oltre, la galleria fognaria si apriva in uno
stanzone. Altri due cunicoli si immettevano dai due lati, mentre esattamente di fronte cera una piccola
cateratta. Su tutta la superficie dello stanzone gorgogliava una schiuma sporca e lo scroscio dellacqua
rendeva il puzzo ancor pi irrespirabile. Una delle guardie germaniche ebbe un violento conato, poi si
pieg e vomit.
Ecco, ci mancava anche questo, grugn Macrone. Poi si guard intorno. E adesso? In quale
direzione andiamo? Sinistra o destra?.
Catone guard di qua e di l per un istante, poi si consult con Settimo. Se non erro,
dovremmo essere vicini allAventino.
La spia imperiale ci pens su un momento e poi annu. Penso di s.
In questo caso, il cunicolo di sinistra dovrebbe portarci verso il Palatino e laltro pi nel
quartiere Aventino. Dove potrebbe essere pi probabile che Cestio abbia nascosto il grano?
Dubito che abbia potuto pensare di nasconderlo vicino al palazzo imperiale: sotto di esso
corrono parecchi passaggi segreti, come sai. Non penso che avrebbe rischiato di finire in uno di quelli.
Per me dovremmo seguire laltro cunicolo.
Sono daccordo. Andiamo a dare unocchiata. Macrone, vieni anche tu. Catone si rivolse al
centurione. Rimanete qui mentre noi andiamo in perlustrazione. Mando indietro Settimo a chiamarvi
nel caso sia il cunicolo giusto.
S, signore, ma non metteteci troppo, va bene?. Plauto arricci il naso. Laria puzza da
morire.
Catone sorrise e diede una pacca sulla spalla allufficiale prima di infilarsi nel cunicolo, seguito
da Macrone e Settimo. Fortunatamente, su un lato trovarono un camminamento che gli risparmi di
scendere in acqua per seguire il flusso dello scarico fognario. Catone tenne la torcia sollevata e di tanto
in tanto si fermava per esaminare le pareti della galleria e le lastre di pietra sul pavimento. Avevano
percorso non pi di una cinquantina di piedi quando Catone si ferm e si volt verso i compagni che lo
seguivano. Non  la direzione giusta.
Come fai a dirlo?, gli chiese Macrone.
Non ci sono segni che questa galleria sia stata usata di recente. Guarda le pareti, intatte. Stesso
discorso per il camminamento. Con la punta del calzare raschi via un po della sporcizia su una lastra
di pietra. Deve esserci sfuggito qualche altro cunicolo. Torniamo indietro. Raggiunto lo stanzone,
Catone esamin ancora una volta le pareti; poi il suo sguardo si fiss sulla piccola cascata. Si avvicin
per osservarla meglio. Il canale al di sopra della pozza poteva avere un diametro di circa sei piedi e si
tuffava da unaltezza di almeno otto piedi. Nellacqua che scrosciava si vedevano scendere filamenti di
vegetazione. Catone sollev la torcia per illuminare la cascata, facendo una smorfia per gli schizzi che
gli arrivarono in faccia. Vedere al di l dello scroscio dacqua era praticamente impossibile. Si morse
un labbro. Cera solo un modo per scoprire con certezza se il suo sospetto era fondato.
Ritir a s la torcia abbassandola, ci si chin sopra per schermarla e strinse i denti non appena
avvert il calore della fiamma. Poi si riemp i polmoni daria e avanz nello stretto passaggio che
attraversava la cascata. Acqua e grumi di materia solida gli piovvero addosso. Dopodich spar dalla
vista dei compagni.
Macrone rimase a bocca aperta, allarmato. Cosa cazzo sta facendo?.
Settimo e le guardie del corpo germaniche fissarono la cascata in silenzio, aspettando di veder
riapparire Catone. Per qualche istante nessuno si mosse, e lunico rumore fu lo scroscio del liquido
amplificato dalle pareti in muratura della sala. A un certo punto Macrone non pot pi aspettare:
doveva assolutamente scoprire cosera successo allamico. Si precipit verso la cascata, vi si ferm un
istante davanti ma, prima che riuscisse a farsi coraggio per infilarsi sotto lacqua, dalla cortina di
ripugnante liquido scrosciante balz fuori Catone, senza torcia, sputacchiando e con gli occhi chiusi.
Non appena fu fuori dalla cascata, si raddrizz e riapr gli occhi sorridendo.
Lho trovato.
Macrone lo squadr da capo a piedi. Sembri, sembri... be, lo sai cosa sembri. Insomma, che
cosa c l dietro?, gli chiese, indicando la cascata. Oltre allovvio.
Vieni a vedere tu stesso. Catone fece un cenno a Settimo e Plauto. Portateli qui!
Vedere?. Macrone scosse la testa. Tu vuoi scherzare.
Avanti! Non  niente che non abbiamo gi fatto, lo punzecchi Catone. E questa volta non 
profonda. Dai, seguimi. Fai attenzione a tenere bene i piedi sul bordo, se non vuoi scivolare e finire
nella pozza sotto. E copri la torcia. Voi altri aspettate qui ancora un momento.
Catone fece strada e, sospirando riluttante, Macrone lo segu a denti stretti. Le acque nere gli si
chiusero sulla testa e listante successivo si ritrov gi dallaltra parte, in un cunicolo in muratura che si
allungava dietro la cascata. Catone si chin a recuperare la torcia che aveva appoggiato a terra.
Macrone si asciug la fronte e fece qualche passo avanti, guardando verso il fondo del cunicolo. Il
pavimento era lastricato, con un canale al centro fiancheggiato da un passaggio a gradini su entrambi i
lati; il canale per era secco.
Che cos questo posto?, si chiese Macrone. Se sono stati Cestio e i suoi a scavarlo, allora
sono maledettamente meglio organizzati di quanto pensassi.
Dubito che sia opera loro, rispose Catone. Mi sono inoltrato un po per dare una rapida
occhiata. Pi avanti a destra si dirama un altro cunicolo di alimentazione e poco oltre questo si
interrompe. Penso proprio che sia una sezione della rete fognaria abbandonata da tempo, almeno fino a
quando Cestio e i suoi non hanno iniziato a usarla.
Cosa ti fa pensare che labbiano usata loro?
Questo. Catone sollev la mano libera sotto la luce e lapr, mostrando alcuni chicchi di
grano. Lho raccolto appena imboccato il cunicolo che si diparte da questo. Sono certo che lhanno
fatto passare da qui, il grano.
Be,  un peccato. Sicuramente si  rovinato passando sotto quella cascata di merda l dietro.
No. Non hanno fatto cos. Vieni a vedere, lo corresse Catone con occhi raggianti.
Tornarono indietro alla cascata e Catone punt un dito verso lalto. Per la prima volta, Macrone
not una lunga asse di legno fissata al soffitto da due bulloni, uno per ognuno dei due angoli pi vicini
alla cascata; laltra estremit, invece, era attaccata a una catena a sua volta agganciata a un grosso
uncino fissato al soffitto. Catone pass la torcia a Macrone e sganci lanello della catena dalluncino,
iniziando ad abbassare la tavola verso la cascata. Mentre questa scendeva, allimprovviso una solida
stanga di legno cadde sul pavimento, mancandogli di poco i piedi.
Aha! Sapevo che doveva esserci qualcosa, annu Catone. E adesso, stai a guardare: la fase
successiva dovrebbe chiarirti tutto.
Puntando bene i piedi a terra, Catone spinse la tavola allinfuori sotto la cascata, applicando pi
forza quando dovette sollevarla sotto il flusso dacqua. La cascata si apr, deviata dalla tettoia che
venne a crearsi, e Catone e Macrone videro gli sguardi stupiti degli altri uomini. Afferra il palo!,
disse Catone. Incastralo bene sotto la tavola. Veloce, non so quanto ancora riuscir a tenerla
sollevata.
Macrone afferr il palo e si spost di fronte a Catone, infilandone unestremit sotto la tavola e
incastrando laltra in una piccola nicchia sul pavimento, che sembrava essere stata scavata apposta
nella roccia. Fatto.
Indietreggiarono e guardarono il passaggio allasciutto mentre la cascata dacqua si infrangeva
contro la tettoia, separandosi in due. Allimboccatura del cunicolo spunt Settimo, seguito da Plauto e
dalle guardie germaniche.
Non sai quanto sono felice che ti sia venuta la pensata di mettere questo..., comment la spia
imperiale, indicando la tavola. Altrimenti..., e indic gli altri con una smorfia.
Non  unidea mia, disse Catone. Lhanno escogitata Cestio e i suoi per far passare il grano
attraverso la cascata senza farlo bagnare dallacqua nera. Semplice, ma assai efficace. Poi si rivolse a
Plauto: Penso che adesso siamo molto vicini. Fai tenere pronte le spade ai tuoi uomini, e dovremmo
anche spegnere qualche torcia. Io, Calido e Settimo andremo avanti a tentoni, voi seguiteci, lentamente.
Non possiamo permetterci di farci scoprire finch non capiamo cosa c in fondo.
Plauto annu. Ci terremo pronti a entrare in azione non appena darete lordine, signore.
Bene. Catone spost la sua torcia sotto lacqua per spegnerla e la consegn poi a una delle
guardie germaniche, prima di voltarsi verso il cunicolo. I tre fecero un bel respiro per calmarsi e si
incamminarono, il rumore felpato dei loro passi coperto dallo scroscio della cascata fino a che non
ebbero percorso una cinquantina di piedi. La luce delle torce svan lentamente alle loro spalle. Catone
fece correre le dita sul muro del tunnel finch non raggiunsero uninterruzione. A quel punto rallent.
Ci siamo. A destra, adesso.
Non riesco a vedere niente, imprec Macrone dalloscurit. Stupido non aver portato
almeno una torcia.
Troppo rischioso, rispose Catone. Non sappiamo cosa c pi avanti. Meglio non rischiare
di mettere in allarme Cestio.
Di sicuro siamo pi numerosi di lui. I germani, l dietro, non saranno proprio delle gran teste,
ma sicuramente tosti lo sono. Per cui non abbiamo nulla da temere da Cestio. A meno che non si sia
portato quaggi un esercito intero.
Probabile, per quanto ne sappiamo noi, ma mi preoccupa di pi se dovesse scappare. Devo
parlargli, se ci riesco.
Perch?, chiese Settimo.
Mi servono delle risposte, rispose secco Catone. Stiamo perdendo tempo. Muoviamoci.
Ripartirono lungo il cunicolo laterale, cercando la direzione alla cieca nel buio con una mano
sul muro e la punta dei piedi sul terreno. Il pavimento era asciutto e i soli rumori erano lo strofinamento
dei loro piedi, il loro respiro e lo zampettio dei topi che scappavano. Per due volte Catone pens di aver
udito dei suoni provenire da davanti, ma quando si ferm e sussurr agli altri di rimanere immobili, il
rumore era gi sparito. Avanzavano molto lentamente e Catone inizi a temere che le guardie
germaniche potessero decidere di seguirli, impazienti di finire al pi presto il lavoro e uscire da quei
cunicoli per tornare allaria aperta. Si guardava quindi alle spalle molto di frequente e fu contento di
vedere una sola volta il fioco barlume tremolante di una torcia. Segno che il centurione Plauto riusciva
a tenere a bada i suoi uomini.
Ma questo, ovviamente, era tutta opera della sua immaginazione. Ogni minimo suono era
enormemente amplificato e Catone era tormentato, da una parte, dalla preoccupazione che lui e i suoi
compagni potessero fare parecchio rumore e, dallaltra, dal timore che in quel modo si nascondessero
eventuali pericoli in agguato nelloscurit che lo attendeva.
Non mi piace questa cosa, mormor Settimo. E se qui non trovassimo niente?
Allora niente grano per sfamare il popolo, il popolo si infuria e uccide limperatore e tu e
Narciso rimanete senza lavoro, dolcezza, rispose Macrone, brontolando in un bisbiglio. Mettitelo
bene in testa e tieni la bocca chiusa, va bene?.
A un tratto Catone si blocc. Macrone si ferm sbattendogli contro la schiena e dopo un ultimo
strascichio di piedi di Settimo, ci fu il silenzio. Ascoltate.
Dapprima Macrone non riusc a distinguere alcun rumore di una qualche rilevanza. Poi ud
effettivamente un inequivocabile suono di risate arrivare da pi oltre, un brevissimo scambio di battute
e poi di nuovo il silenzio.
Catone si volt in direzione dei compagni, invisibile nel buio pesto del cunicolo. Settimo, tu
rimani qui.
Perch? Da solo?. La paura nella voce era inconfondibile. Perch?
Io e Calido ci spingiamo oltre. Quando Plauto e i germani ti raggiungono, voglio che non
avanzino ancora se non do io il segnale. Devi dire loro di fermarsi qui e aspettare.
Un istante di silenzio dopo, Settimo disse con voce tremula: Daccordo, ma non metteteci
troppo.
Catone allung una mano, agguant la tunica di Macrone e insieme si incamminarono molto pi
lentamente di quanto non avessero fatto fino a quel momento. Pochi passi dopo, udirono delle voci,
altre risate e lo stridulo urlo di una donna. Poi scorsero un leggero chiarore, che rivelava il contorno del
cunicolo nel punto in cui questo svoltava a sinistra. Continuarono ad avanzare e di l a poco il chiarore
fu sufficiente a illuminare il cammino, per cui non ebbero pi bisogno di procedere tastando il muro.
Catone abbass la mano sullimpugnatura della spada e lentamente la estrasse. Macrone lo imit,
producendo un leggero raschio metallico. Catone si abbass sulle ginocchia, il battito accelerato e la
bocca secca. Rallent e si ferm non appena raggiunse langolo. Il suono di voci, molte insieme,
saturava il cunicolo; Catone si volt e stese un braccio per fermare Macrone, appena visibile nella
semioscurit. A quel punto fece un passo avanti e lentamente sbirci da dietro langolo.
Il cunicolo si apriva su quello che sembrava un enorme deposito illuminato da un gran numero
di bracieri e torce infilate in bracci fissi nel muro. Allo sbocco del cunicolo il terreno era occupato da
un guazzabuglio di pietre. Sulle prime Catone pens che potesse trattarsi di uno spazio scavato di
proposito, poi si rese conto che, invece, era una caverna naturale successivamente ampliata da mano
umana. Le torce alle pareti fornivano luce sufficiente per distinguere i dettagli. Di fronte a s vide i
sacchi di grano ammassati per ben oltre la met della lunghezza della caverna, uno spazio di un
centinaio di passi di lunghezza e quaranta di larghezza. Su un lato unampia scala a pioli e una
piattaforma oltre la quale cera un passaggio in muratura che saliva ancora sparendo nel buio.
Allestremit pi vicina, invece, cerano tavoli e panche sulle quali sedevano una quarantina di
uomini. Con loro anche alcune donne in tuniche cortissime che arrivavano appena sotto le natiche.
Avevano la faccia interamente incipriata di bianco e il contorno degli occhi grossolanamente
evidenziato con nera polvere di kajal. Su un lato cera un tavolo pi lungo di tutti gli altri. A capotavola
sedeva Cestio, con una formosa ragazza rossa di capelli sulle ginocchia: mentre lei con aria giocosa si
arrotolava i boccoli intorno a un dito, Cestio le strizzava i seni che le ricadevano flaccidi fuori della
tunica. Accanto a Cestio sedevano i suoi compari dallaspetto pi minaccioso: insieme bevevano e
ridevano.
Catone fece un cenno a Macrone perch gli si avvicinasse.
Chiss cosa pensano di festeggiare?, sussurr Macrone, una volta osservata la scena.
Secondo te? Sono seduti su una montagna di grano in una citt sullorlo della carestia. Stanno
per assassinare una persona, loro o qualcun altro per loro, dopodich intascheranno la parte che gli
spetta.
Continuarono a osservare la scena in silenzio per qualche altro istante, poi Macrone aggiunse:
Penso che potremo farcela: molti di loro hanno solo un pugnale. Poche spade, qualche bastone e asce.
Hanno laria di essere forti, ma hanno anche bevuto parecchio vino e i movimenti saranno rallentati.
Catone esamin bene gli uomini nella caverna. Era daccordo con la valutazione di Macrone,
ma cerano anche Cestio e i suoi, per cui ritenne prudente prima informare Narciso della presenza del
grano, semmai lo scontro fosse finito a loro sfavore.
Va bene, ci sto, ma mandiamo qualcuno da Narciso per avvertirlo, dovesse mai succedere
qualcosa....
Macrone scroll le spalle. Se pensi sia necessario. Grazie a questi bastardi,  tutta la notte che
sguazzo nella merda e non ho nessuna intenzione di mostrare piet.
Mandiamo comunque qualcuno.
Si ritirarono lentamente dallangolo e Catone indic indietro nel cunicolo, verso un chiarore che
indicava la posizione di Settimo e delle guardie del corpo germaniche. Portali qui, ma assicurati che lo
facciano in silenzio e a torce spente. Sono parecchi e dobbiamo coglierli di sorpresa.
Macrone annu e si volt per incamminarsi lungo il cunicolo. Catone rimase a guardarlo un
istante, poi torn ad affacciarsi allangolo. Fiss Cestio, determinato a prenderlo vivo. Non sarebbe
stato facile, e lo sapeva benissimo. Cestio era un micidiale guerriero, con un fisico potente che gli
permetteva di combattere allultimo sangue, se costretto. Ciononostante, solo lui poteva rispondere alla
domanda che tormentava Catone dal giorno dellimboscata al Foro.
Larrivo di Macrone e degli altri fu annunciato da un leggero raschiare di passi; Catone si volt
e vide sparire il chiarore giallastro nel cunicolo quando lultima torcia fu spenta. Gli uomini spuntarono
dalloscurit e Macrone fece loro cenno di sparpagliarsi a ventaglio su entrambi i lati. Le guardie
germaniche strisciarono silenziosamente a nascondersi dietro le rocce. Sempre facendo il minor rumore
possibile, estrassero le spade e rimasero accucciati in attesa dellordine di attaccare. Catone si ritrasse
nellimboccatura del cunicolo e diede velocemente indicazioni su cosa riferire a Narciso. La guardia
germanica cui era stato assegnato il compito annu mentre Plauto traduceva, consegnandogli poi il
contenitore dellacciarino e una delle torce spente. A quel punto la guardia si volt e si incammin
nelloscurit. Un istante dopo si vide il bagliore di una prima scintilla, poi di una seconda e infine il
chiarore di una fiamma gonfiarsi nel buio. La fioca luce svan velocemente a mano a mano che luomo
si inoltrava nel cunicolo.
Catone scivol avanti per raggiungere Macrone, accucciato dietro una grossa roccia tra le
guardie germaniche. Fece un profondo e lungo respiro per distendere i nervi e poi strinse la presa
sullimpugnatura della spada. Pronto?
Mai stato cos pronto. Distruggiamoli.
Catone tese i muscoli delle gambe, guard a destra e sinistra per accertarsi che gli altri lo
guardassero. Poi inspir violentemente e url: Seguitemi!.
...
.
...
CAPITOLO VENTISETTE.
...
.
...
Mentre il suo urlo echeggiava contro le pareti della caverna, Catone super con un balzo la
roccia che aveva davanti e si slanci contro gli uomini e le donne seduti ai tavoli. Macrone lanci un
ruggito assordante, immediatamente coperto dalle urla selvagge dei guerrieri germanici alla carica. Le
risate e la chiacchierata alticcia di Cestio e dei suoi cess bruscamente quando, sorpresi, fissarono i
barbuti intrusi che gli si lanciavano addosso, spada in pugno, ruggendo barbariche grida di battaglia. Il
loro stupore fu tale, nei primi istanti, da impedirgli qualsiasi movimento. Poi il sortilegio si ruppe e
Cestio lanci via la ragazza dalle sue ginocchia, scattando in piedi e sguainando contemporaneamente
il pugnale.
Non rimanete l seduti, incapaci! Tirate fuori le spade e attaccateli!, url.
Catone era lanciato in corsa contro Cestio, che scorgeva al di sopra delle teste dei suoi compari,
quando un uomo muscoloso con lineamenti scuri e braccia villose gli si par davanti, oscillando verso
lalto una grossa e pesante mazza chiodata. Digrignando i denti, lenergumeno rote il bastone verso la
testa di Catone. Lestremit con le micidiali punte fendette laria con un sibilo, e Catone riusc ad
abbassarsi proprio nel momento in cui larma gli passava appena sopra la testa. Luomo grugn quando,
per lo slancio, lasta, a fine corsa, lo colp violentemente alla spalla. Catone spinse in alto la spada
inclinandola, e la punta squarci la tunica e i muscoli del busto possente. Invece di indietreggiare per la
sorpresa e il dolore, come il giovane si aspettava facesse, luomo rugg furioso, i sensi intorpiditi dal
vino. Ripart con la mazza in un violento colpo rovescio. Catone scatt allindietro con tutto il corpo,
uscendo dal raggio di rotazione della mazza: se la vide saettare davanti alla faccia, per finire a
schiantarsi contro la testa di uno dei compagni delluomo che, barcollando, tentava di buttarsi nella
mischia. Il colpo fu estremamente violento: con il rumore di un uovo lanciato contro un muro, le punte
della mazza trafissero pelle e ossa, penetrando profondamente nel cranio. La testa sband di lato e
luomo croll a terra, portandosi dietro la mazza piantata.
Imprecando furioso, lenergumeno nero agguant limpugnatura del bastone, strattonandolo con
forza nel tentativo di staccarlo, ma riusc solamente a sbatacchiare brutalmente la testa del compare
morto. La mascella si spalanc, gli occhi si gonfiarono mentre dalla ferita iniziavano a schizzare,
copiosi, sangue e materia cerebrale. Catone part alla carica e trafisse lavversario allo stomaco. Poi
liber la spada con uno strattone, spinse via lavversario e ripart, cercando di individuare Cestio nella
mischia. Le fiamme dei bracieri creavano una confusione di ombre: gli uomini combattevano e
lambiente si riempiva di tonfi sordi e schianti di metallo contro metallo. In quelle condizioni era
difficilissimo distinguere un uomo dallaltro e le sole caratteristiche distintive erano la barba e la mole
delle guardie germaniche. Alla sua sinistra Catone udiva Macrone che, non troppo lontano da lui,
urlava contro gli avversari sferrando furiosamente un colpo di spada dietro laltro.
Scorgendo un luccichio metallico alla sua destra, Catone piroett su se stesso e vide un uomo
che lo caricava, brandendo in alto un pugnale. Il viso era contorto in un ruggito di battaglia, lispida
barba arruffata. Catone rote la spada e respinse il colpo.
Idiota!, gli url poi. Io sono dalla tua parte!.
Luomo che Catone aveva scambiato per una guardia germanica ringhi unindispettita scusa in
latino e poi sgran gli occhi, nello stesso istante in cui anche Catone si rendeva conto dellerrore.
Stordito e rallentato dal vino, luomo tard a reagire e Catone riusc a colpire per primo, sbattendogli
lelsa della spada contro il naso che scricchiol secco. Con una maschera di sangue in faccia, luomo
barcoll allindietro, inciamp contro una panca, precipit di spalle, sbattendo la testa contro lo spigolo
di un tavolo e stramazzando a terra tramortito. Catone ripart, facendosi largo tra uomini impegnati in
selvaggi duelli, alla ricerca di Cestio. Dun tratto qualcuno gli sbatt contro il petto, lanciando uno
strillo acuto, in un improvviso turbine di stracci. Catone assorb il colpo e, abbassando lo sguardo, vide
una donna bassa e grassa che con un groviglio di capelli neri in testa gli percuoteva il busto a pugni
serrati. Quando la donna si rese conto che Catone la stava fissando, gli graffi la guancia con le unghie.
Catone sent una sensazione di bruciore e istintivamente le moll una ginocchiata sul petto,
scalciandola via con violenza. La donna fece un volo allindietro e fin, grugnendo, contro uno della
banda di Cestio; un istante dopo si rialz rigidamente, infilzata da parte a parte: la spada spuntava da
uno squarcio della sudicia tunica sulla pancia. Luomo spinse in avanti il corpo della donna con la
mano sinistra, liberando la lama insanguinata e affondandola fulmineo contro la faccia di Catone.
Seppur sferrato con poca destrezza, il colpo arriv con bruta violenza e il tentativo di Catone di
schivarlo riusc solo a defletterne la traiettoria, senza per riuscire a evitare che lo ferisse a un orecchio.
Bastardo!, url Catone furioso. Digrign i denti e si lanci in avanti, chiudendo a pugno la
mano sinistra. Centr lavversario a una mascella con un diretto talmente violento da stordire un
qualsiasi altro uomo normale. Cestio, per, si era scelto seguaci forti e resistenti, uomini nati e cresciuti
nei quartieri pi poveri di Roma, dove si era costretti a imparare a parlare con i pugni o a finire
cadavere in un canale di scolo. La testa scatt allindietro, ma in un attimo luomo si raddrizz e
scoppi a ridergli in faccia. Lespressione di spavalderia si trasform dun tratto in perplessa sorpresa
quando, abbassando gli occhi, vide la spada di Catone infilzata nel suo fianco, appena sotto le costole.
Il giovane torse la spada prima in un verso, poi nellaltro, spingendola profondamente negli organi
vitali dellavversario. A ogni torsione, luomo emetteva un profondo grugnito di dolore. Alla fine
Catone stratton via la lama, aprendo un fiotto di sangue scuro.
Il dolore causato dalla ferita mortale sembr, per, far infuriare ancor di pi luomo, che si
scagli contro Catone; avvinghiati, i due caddero di peso su un tavolo, perdendo le spade per limpatto.
In quel momento si ritrovarono appiccicati, faccia a faccia: lalito delluomo puzzava terribilmente di
vino di pessima qualit e carne arrostita. Catone si accorse che lavversario stava facendo scivolare una
mano sul suo petto in direzione della gola. Glielafferr e tent di spingerla via, ma luomo era troppo
forte e alla fine Catone sent le sue dita stringersi intorno al collo. Su stomaco e petto inizi ad avvertire
la sensazione di caldo umido del sangue che sgorgava dalla ferita. Gli afferr allora la mano ma questa
si serr ancor pi intorno al collo; si sent quasi schizzare gli occhi fuori dalle orbite e un velo rosso
scuro inizi a disturbargli la vista.
Poco lontano da l, Macrone stava lottando con un altro compare di Cestio, agganciati per i polsi
luno dellaltro in unimplacabile prova di forza. Si guardavano dritti negli occhi e il criminale,
tendendo i muscoli, emise un verso tra la risata e il grugnito di sforzo, e sent che le braccia di Macrone
iniziavano a cedere.
 il meglio che sai fare?, gli chiese sprezzante luomo.
Non proprio, gli ribatt Macrone. Prova questo!.
Tir indietro la testa e, scattando violentemente in avanti, diede una testata in faccia allaltro.
Una tattica che aveva usato molte altre volte prima in battaglia, ma raramente indossando un elmo.
Quando i due crani cozzarono rumorosamente luno contro laltro, per limpatto la mascella delluomo
si chiuse di scatto, schiacciandogli la lingua tra i denti. Macrone sent un dolore lancinante spandersi
sulla fronte e la testa inizi a vorticargli fastidiosamente.
Cazzo che male..., grugn. Poi, sentendo che la presa dellavversario si era allentata, lo spinse
indietro, liber il braccio destro e gli tagli la gola con la spada. Il malvivente croll in ginocchio,
perdendo sangue a fiotti dalla ferita. Macrone gli moll un calcio, mandandolo spalle a terra. Poi si
guard intorno. Il combattimento si era allargato a tutta lestensione della caverna; molti corpi
giacevano a terra o accasciati su tavoli e panche. Cestio si stava scambiando brutali colpi di spada con
una delle guardie germaniche mentre Settimo, in quel preciso istante, trafiggeva mortalmente al cuore
un uomo muscoloso. Non riuscendo a individuare lamico, Macrone inizi a preoccuparsi. Poi, poco
distante, not due figure che lottavano sul piano di un tavolo. Luomo sopra era uno dei compagni di
Cestio; dellindividuo sotto di lui, Macrone riusciva solamente a vedere che era alto e magro e che
tentava disperatamente di liberarsi scalciando con le gambe magre.
No. Di nuovo..., mormor tra s e s, precipitandosi a salvare Catone. Spintonando uno degli
uomini di Plauto, Macrone vide Cestio abbattere la spada sul cranio della guardia germanica,
fendendogli ossa e cervello. Cestio stratton poi via larma e indietreggi di un passo per osservare la
schermaglia. Poi, cupo in viso, si gir e si precipit verso la base della scala che saliva dal cunicolo.
Merda, sbrait Macrone, infuriato. Non aveva ancora raggiunto Catone che si trov il
cammino sbarrato da alcuni uomini avvinghiati in combattimento. Doveva assolutamente salvare
lamico, ma altrettanto assolutamente impedire a Cestio di fuggire. A quel punto vide Plauto trafiggere
un uomo dallaltra parte del tavolo su cui Catone era immobilizzato.
Plauto!, gli url.
Il centurione si volt di scatto e Macrone stese il braccio indicando Catone. Aiutalo!.
Plauto guard verso il tavolo e annu. Immediatamente Macrone si fece largo tra la mischia e si
precipit allinseguimento di Cestio. Nel frattempo il capobanda aveva superato la zona con tavoli e
panche e stava attraversando lo spazio sgombro della caverna. Raggiunse i piedi della scala, rinfoder
la spada e balz sul secondo scalino. Afferr una delle grosse traverse superiori e inizi a salire con
grande agilit; era ormai irraggiungibile quando Macrone arriv alla base della scala: ai primi gradini
di questultimo, Cestio stava gi appoggiando un piede sulla piattaforma in alto. Macrone continu a
salire ancora per un brevissimo tratto quando, allimprovviso, sent la scala vacillare sotto le sue mani.
Strinse la presa istintivamente e guard in alto. Cestio era l. E spingeva la scala lontano dallappoggio
della piattaforma. Per un istante Macrone pens che langolazione non fosse tanto ripida da permettere
a Cestio di far rovesciare la scala, ma poi luomo sollev un piede e la scalci via con tutta la forza. La
scala oscill allindietro e sembr stabilizzarsi per un istante prima di iniziare a precipitare lentamente
verso il basso della caverna, portandosi dietro Macrone.
La foschia rossa gli aveva offuscato quasi completamente la vista quando Catone guard la
faccia delluomo che tentava di strangolarlo. Sulle labbra del malvivente, agli angoli della bocca, si era
formata una schiuma di saliva mista a sangue per la ferita alla lingua, e aveva preso a colare gi sul
mento di Catone. La pressione sul collo era insopportabile e con le ultime riserve di forza Catone inizi
ad agitare ginocchia e piedi, schiaffeggiando luomo con la mano sinistra pi forte che poteva,
ripetutamente. E mentre lottava disperato, ebbe la sensazione di guardare se stesso dallalto,
rammaricandosi enormemente per lignominia di morire in quella caverna, ammazzato da un criminale
di strada qualunque, per giunta con un terribile puzzo di merda addosso. Non proprio la fine pi
confacente a un soldato decorato che aspirava a prendere in moglie la figlia di un senatore. A quel
pensiero, il cuore di Catone si riemp di desiderio per Giulia e della determinazione a non morire l
dentro. Tendendo i muscoli del collo e premendo pi forte che poteva verso il basso con la mandibola,
lasci la presa intorno alla mano delluomo e gli conficc i pollici negli occhi.
Lavversario url di furia e dolore, spruzzandogli sangue in faccia, senza per mollare la presa.
Per un breve istante, la pressione che minacciava di far esplodere la testa a Catone divenne pi forte
che mai e lui chiuse gli occhi. Poi si allent e il peso che gli gravava sul petto dun tratto spar. Riaperti
lentamente gli occhi, vide il suo assalitore stretto dalle possenti braccia villose di Plauto. Con una
torsione violenta, il centurione gli ruppe losso del collo con un crack e gett il corpo a terra
esclamando, trionfante: Ah!, per poi sollevare Catone di peso dal tavolo e rimetterlo in piedi.
Catone ringrazi con un cenno della testa e trasal. Si port le mani al collo e lo tocc
delicatamente. Pass qualche istante prima che loffuscamento della vista e il nauseante stordimento
svanissero. Non appena Plauto fu certo che Catone fosse di nuovo in grado di badare a se stesso, si
volt e torn nella mischia.
Bast uno sguardo veloce in giro per la caverna, per rendersi conto che gli uomini di Cestio se
la stavano vedendo male. La maggior parte di loro era a terra, insieme a molte guardie germaniche e a
due corpi femminili. Tre delle donne ancora vive si erano rintanate in un angolo, stringendosi luna
allaltra, terrorizzate. Una quarta, pi robusta e coraggiosa delle altre, se ne stava impalata da una parte,
col seno scoperto, una spada in una mano e un pugnale nellaltra, e urlava contro due guardie
germaniche che, con sguardo minaccioso, si stavano muovendo verso di lei. Catone la riconobbe: era la
donna che poco prima era seduta sulle gambe di Cestio. Avvicinandosi a lei, uno dei germani abbass
la spada con aria di sfida e si scopr il petto villoso. La donna smise di strillare e scatt in avanti, con i
seni oscillanti, per pugnalarlo. La guardia germanica scart agilmente di lato, scoppiando a ridere, e
allung una mano per strizzarle i seni quando lei gli incespic accanto. Il donnone, per, riusc a girarsi
e gli conficc la spada nel fianco, poi part di slancio con laltra mano e gli spinse il pugnale in gola. La
risata spavalda del germanico si spense sulle labbra, trasformandosi in un rauco gorgoglio mentre
luomo si stringeva il collo per tamponare il sangue che aveva preso a schizzare dalla ferita.
Schifosi barbari!, strill la donna. Muori, maiale!
Quelle furono le sue ultime parole: la seconda guardia le si scaravent addosso a spada tesa,
trafiggendola da parte a parte con tanta violenza da sollevarla e farla poi ricadere a terra supina,
sfilandole la spada dallo stomaco.
Catone a quel punto distolse lo sguardo e cerc Cestio. Il capobanda non era pi tra quelli
ancora in piedi. Poi, da una parte, not Macrone che si rialzava in piedi cercando di liberarsi della scala
che aveva addosso. In alto, sulla piattaforma, ci fu un movimento e Catone scorse la sagoma
inequivocabile di Cestio, illuminata dal chiarore tremolante di una torcia allentrata del cunicolo.
Cestio si volt, afferr la torcia dal supporto e fugg nel cunicolo. Catone diede rapidamente ordine a
Plauto di rimanere con i suoi uomini nella caverna e di sorvegliare le entrate finch non fosse stato
possibile inviare rinforzi per mettere al sicuro il grano.
Quando Catone lo raggiunse, Macrone era gi riuscito a rialzarsi e aveva anche riappoggiato la
scala alla parete. Quando ud Catone avvicinarsi, Macrone si volt e vide i segni e i graffi che lamico
aveva intorno al collo.
Ce la fai ancora a combattere, ragazzo?
S, gracid Catone, stringendo i denti per il dolore. Poi indic in alto sulla scala.
Pronto, annu Macrone. Inseguiamo quel bastardo.
Si arrampicarono e raggiunsero la piattaforma. In fondo al cunicolo si vedeva ancora il fioco
chiarore giallognolo della torcia di Cestio; quando Catone e Macrone iniziarono a correre, il rumore dei
loro passi echeggi contro le pareti di pietra. Poco oltre il cunicolo iniziava a salire, allungandosi in
linea retta, il che permise loro di vedere Cestio che correva, la sua figura delineata dalla fiamma della
torcia che teneva alta davanti a s. Poi il cunicolo si livell di nuovo, curvando a destra, e per un istante
persero di vista la preda, continuando a correre alla cieca. Fortunatamente il cunicolo era stato molto
usato e il terreno era liscio e sgombro. Superata una curva a gomito, avvistarono di nuovo Cestio, ormai
in prossimit di una piccola porta alla fine della galleria. A quel punto il capobanda si ferm, lanciando
unocchiata alle spalle. Non appena ud il rumore di passi che si avvicinavano, si infil nel vano della
porta e inizi a spingere per richiuderla con un forte rumore di raspamento metallico.
Maledizione!, brontol Macrone, spingendo pi forte sulle gambe con Catone che gli si
affannava dietro. Davanti a loro, i vecchi cardini della porta protestarono cigolando, mentre la base
raschiava sulla ghiaia che si era accumulata sullarchitrave di pietra in tutti gli anni che era rimasta
aperta. La luce della torcia illuminava la faccia di Cestio, tesa nello sforzo, mentre spingeva contro la
porta con la spalla muscolosa. Quando Macrone e Catone bruciarono lultimo tratto con uno scatto, la
porta stava cedendo alla pressione e si era chiusa quasi per met; rimaneva uno spiraglio largo appena
una spanna, nel momento in cui Macrone si lanci di peso contro il bordo di legno vecchio,
respingendola leggermente. Catone lo raggiunse e spinse sul terreno con i piedi in cerca di appiglio. Il
cunicolo si riemp dei rumori di sforzo dei tre che spingevano sui lati opposti della porta; per un istante
sembr che Cestio stesse cedendo terreno. Poi sput, emise un sibilo esplosivo per lo sforzo e la porta
riprese a chiudersi.
Macrone afferr limpugnatura del pugnale e lo estrasse. Lo spiraglio si era gi assottigliato a
poco pi dello spazio di un piede; Macrone riusc comunque a infilare il braccio, lo pieg e inizi a
sferrare colpi alla cieca nel punto in cui immaginava potesse trovarsi Cestio. A un certo punto la lama
rimase impigliata in una piega di stoffa e Macrone la spinse, conficcandola nella carne sottostante.
Dallaltra parte della porta arriv un lamento di dolore e la controspinta si allent.
Spingi! Spingi contro questo bastardo!, url Macrone, sferrando un altro colpo ma mancando
il bersaglio; a quel punto ritir il braccio per aiutare Catone a spingere e la porta torn lentamente ad
aprirsi.  nostro!.
Dun tratto la porta cedette e Macrone ricadde in avanti sulle ginocchia. Distinto, prevedendo
un attacco da parte di Cestio, butt tutto il peso su un lato, sbattendo contro la parete del cunicolo. Il
bandito, per, era gi di nuovo in fuga, lanciato attraverso lampia sala a soffitto basso oltre la porta.
Nellaria cera odore di umido e muffa e, grazie alla torcia di Cestio, Catone vide che il muro era
interamente ricoperto di viscida vegetazione. Macrone si rialz con un balzo mentre Catone lo superava
di corsa, e insieme si lanciarono allinseguimento di Cestio, attraversando un basso arco nella parete
opposta della sala, che immetteva in un ulteriore spazio aperto. Era uno stanzone lungo e basso, pieno
di scarti di tagli di legname, cerchi di ferro, mucchi di brandelli di vecchio cuoio umido e ammuffito e
quelle che sembravano ruote di carro rotte. Cestio si stava intrufolando tra gli ammassi di ciarpame per
raggiungere un accesso quadrato in fondo allo stanzone-magazzino. Grugnendo per lo sforzo, Macrone
si chin, infilandosi sotto larco, e si raddrizz poi accanto a Catone. Si guard intorno incuriosito
mentre ripartivano di corsa dietro Cestio. Tra i cumuli di rifiuti era stato tracciato una specie di
sentiero; compiaciuto, Catone si accorse che stavano guadagnando terreno sulla preda. Cestio si
trovava a poco pi di una quarantina di passi da loro quando attravers la porta e si lanci su una stretta
e ripida scalinata. Con il fiato corto, Catone e Macrone raggiunsero il primo gradino e iniziarono a
salirne due alla volta.
Arrivati in cima, si ritrovarono in unenorme sala a volta che si sviluppava lateralmente,
incurvandosi. Era un ambiente largo circa un centinaio di piedi e il muro opposto alla scala di accesso
era bucato da una serie di ampie arcate alte circa una ventina di piedi. Il pavimento era ricoperto di
sabbia, anche oltre gli archi che davano accesso a un vasto spazio aperto immerso nel buio. Cestio
corse verso larco pi vicino, sollevando dietro di s sbuffi di sabbia.
Dai, forza!, incit Catone.
Continuarono a correre, il cuore in gola e i muscoli in fiamme per lo sforzo. Attraversarono
larco e si ritrovarono allesterno, sotto il cielo stellato.
Per tutti gli di!, disse, ansimando, Macrone. Ma siamo nel Circo Massimo.
Ai lati la sabbia si stendeva verso la mole scura delle tribune laterali per gli spettatori. Di fronte
si ergeva lisola centrale rialzata, con statue e piattaforme ufficiali. Durante le corse delle bighe,
lampio stadio si riempiva dellassordante boato di duecentomila spettatori che urlavano per incitare la
squadra preferita. In quel momento, invece, il posto era immerso in uninquietante immobilit; mentre
continuava a inseguire Cestio sul circuito insabbiato, Catone sent un formicolio su tutto il corpo.
Dobbiamo prenderlo prima che raggiunga la fine, gli disse Macrone. Se riesce a uscire dal
cancello pubblico e a infilarsi nellintrico delle vie, labbiamo perso.
Catone annu e sforz ancor pi le gambe ormai sfinite. Poi, mentre superava la piattaforma
rialzata della tribuna imperiale, Cestio inciamp e rovin a terra. La torcia gli sfugg di mano,
sbattendo in una spruzzata di scintille. Rimase a terra solo un brevissimo istante, poi si rialz
faticosamente in piedi, raccogliendo la torcia, ma non abbastanza velocemente, e Catone e Macrone
riuscirono a raggiungerlo, sguainando le spade. Catone lo avvicin su un fianco e Macrone sullaltro,
correndo abbassati, pronti a colpire, respirando a boccate irregolari la fresca aria notturna. Cestio si rese
conto che la via di fuga dellingresso pubblico era bloccata, per cui fece dietrofront verso la base della
tribuna imperiale, la spada in pugno.
Arrenditi, gli url Catone. Non puoi pi scappare.
Ah no?. Cestio si lecc le labbra secche. Vediamo se voi due avete quello che serve per
fermarmi, eh?
Per tutti gli di, sei proprio un merdoso pallone gonfiato!, gli ribatt Macrone. Infilati un
clistere su per il culo e almeno al tuo funerale ci arriverai svuotato. Sbatt la lama della spada sul
palmo della mano sinistra e aggiunse: Fatti avanti, arrogante ammasso di merda.
Fermo, gli fece Catone, sollevando una mano. Lo voglio vivo. Cestio, butta a terra la
spada.
Non ci penso proprio!, ringhi di rimando Cestio, avanzando velocemente, roteandogli la
torcia davanti alla faccia e costringendoli a indietreggiare. Poi aggrott la fronte. Ma io vi conosco... i
pretoriani della taverna. E....
Delle grida lontane provenienti dalla porta dello stanzone-magazzino distrassero Cestio dal
ricordo. Una manciata di ombre stava correndo verso di loro sulla distesa di sabbia. Probabilmente il
personale e i soldati che lavorano nel Circo che andavano a investigare, pens Catone, e li indic con la
mano disarmata.
Non hai pi vie di fuga. Se ci affronti, sei morto. Se ti arrendi, forse verrai risparmiato.
Non sono un idiota, pretoriano. So bene che destino mi attende. Cestio si abbass, brandendo
spada e torcia, pronto a combattere. Non mi arrender cos facilmente. Se mi volete, dovrete prima
uccidermi... prima che io uccida voi!.
Cestio scatt, roteando la torcia davanti a Macrone e voltandosi poi fulmineo verso Catone per
un affondo di spada. Macrone si tir indietro di fronte a quellarco di fuoco, mentre Catone non si
mosse e par lattacco, rispondendo poi con una finta che costrinse Cestio a ritirare la spada e a tenerla
vicina a s in assetto di difesa, pronta a rispondere allattacco. Catone, per contro, si blocc con la
spada sollevata e lo fiss, notando la scura macchia di sangue sulla spalla sinistra della tunica, nel
punto in cui Macrone laveva colpito durante la prova di forza alla porta alla fine del cunicolo. Cestio
ebbe un brivido di dolore al braccio ferito e la punta della spada gli tremol. Catone scatt in avanti,
simulando un attacco sulla destra, poi scart sotto la lama di Cestio e sferr un colpo sulla sinistra. Un
attacco semplice, teso a valutare le reazioni dellavversario pi che a ferirlo. Con un movimento
disperato Cestio respinse la spada di lato e indietreggi, avvicinandosi alla base della tribuna imperiale
dietro le sue spalle. Catone fece per attaccare di nuovo, questa volta seguito da Macrone sul fianco
opposto. Cestio li respinse con un vortice di torcia e spada, finendo con il tacco di un calzare contro il
muro alle sue spalle. Non aveva pi spazio di manovra; Catone intu che avrebbe reagito nellunico
modo che gli rimaneva, con un contrattacco brutale.
Attento, Macrone.
Tranquillo, conosco il tipo, rispose lamico, senza staccare gli occhi da Cestio.
Il personale del Circo Massimo era sempre pi vicino; uno degli uomini url: Ehi, simpaticoni,
a che gioco pensate di giocare, eh? Non vi  permesso di stare qui. Andatevene a battervi altrove.
Chiudi la bocca!, gli url di rimando Macrone. Siamo pretoriani, aggiunse, indicando poi
Cestio con la spada. Quello  un criminale e un traditore che dobbiamo prendere. Per cui o voi ci
aiutate o ne risponderete direttamente allimperatore.
Mente!, disse Cestio. Sono dei ladri. Hanno cercato di rapinarmi prima di inseguirmi qui
dentro. Salvatemi e sapr esservi grato.
Gli uomini si fermarono ad appena qualche passo da loro, indecisi a chi credere. In quellistante
Catone temette che il puzzo di fogna che appestava la sua tunica e quella di Macrone potesse indurre i
soldati a sospettare di loro. Non potevano permettersi contrattempi. Fece allora un bel respiro e grid:
Adesso, Macrone! Prendiamolo!.
Ruggendo, Macrone scatt in avanti, spada sollevata, mentre Catone part alla carica sul fianco.
Cestio tent di parare lattacco di Macrone con la torcia, ma questi abbatt la corta asta fiammeggiante
che cadde, piantandosi nella sabbia. A quel punto part di corsa, investendo Cestio con la spalla e
scaraventandolo con la schiena contro il muro. Un secondo dopo, Catone sferr un fendente sul braccio
destro di Cestio, tagliandogli di netto muscolo e tendini fino allosso e facendogli mollare la presa sulla
spada. Per lo slancio, Catone vacill in avanti: sbatt contro il fianco di Cestio, piantandogli
involontariamente la spada nello stomaco e provocando un mortale gorgoglio. Luomo lanci un
grugnito esplosivo e il suo corpo si irrigid per un istante, poi le gambe gli cedettero e lui croll sulla
sabbia. Macrone e Catone indietreggiarono prudentemente e rimasero a guardarlo; alla luce della torcia
ancora accesa l accanto, per, Catone si rese conto che la ferita di Cestio era mortale.
Si chin a raccogliere la spada del bandito e la gett di lato, lontano dalla sua portata, prima di
rinfoderare la propria. Macrone, per contro, la tenne ancora stretta e si spost per fronteggiare gli altri
uomini sopraggiunti che li osservavano in silenzio. Rimanete indietro, voi, gli intim.
Gli uomini non se lo fecero ripetere due volte. Catone lasci che Macrone li tenesse docchio
mentre lui si occupava di Cestio, accasciato contro il muro con le gambe stese e divaricate davanti a s,
le mani premute sulla ferita nel fianco. Il bandito rimase a occhi chiusi qualche istante, poi li apr e
sorrise amaramente a Catone.
Ti avevo avvertito che dovevate uccidermi, disse con un filo di voce. E richiuse gli occhi.
Cestio, lo chiam Catone, chinandosi su di lui e scuotendogli una spalla. Cestio!.
Gli occhi del gigante si riaprirono, tremolando lentamente. Non puoi proprio lasciare che un
uomo muoia in pace, eh?
No, gli rispose in tono rude Catone. Non finch non avrai risposto a delle domande.
Fottiti.
Catone afferr il pugnale e lo sollev davanti a Cestio perch lo vedesse. Posso farti soffrire,
se ti rifiuti di parlare, oppure finirti in maniera rapida e indolore se collabori.
Sto morendo. Pensi che faccia differenza?.
Catone sorrise. Vuoi verificare?.
Rimasero un istante silenziosi, poi Cestio scosse debolmente la testa.
Bene, disse Catone, abbassando il pugnale. Per prima cosa, da chi sei stato assoldato per
nascondere il grano?
Da un centurione pretoriano. Sinio.
Catone annu. Quali erano gli accordi?
Mi ha pagato in argento. Io e i miei uomini abbiamo riciclato le monete e con il ricavato ho
comprato il grano. Ho usato alcuni mercanti come copertura. Abbiamo nascosto il grano in un
magazzino e poi i miei uomini lhanno spostato nella caverna. Cestio sorrise a denti stretti. Ma
questo lo sai gi. Sinio ci aveva assicurato una buona percentuale alla vendita del grano. Gli accordi
erano questi.
Catone annu di nuovo. Sinio ti ha detto per chi lavorava?
I motivi di un ingaggio non mi interessano. Non di questi tempi. Troppe domande creano solo
problemi e non vale la pena. Il che non ha comunque impedito a Sinio di dirmi che era per una nobile
causa. Per il bene di Roma. Cestio fece un ghigno, poi contorse il viso ed emise un lungo, profondo
gemito. Catone gli si accovacci accanto, temendo che potesse morire prima di avergli dato tutte le
informazioni che voleva. Alla fine lespressione di dolore svan dal viso di Cestio, che si inumid le
labbra e fiss di nuovo lo sguardo su Catone.
Hai conosciuto altri cospiratori?.
Cestio rispose dopo un istante di silenzio. Non tra i Liberatori.
Chi altri, allora?, lo incalz Catone, avvicinandoglisi.
Cestio ignor la domanda e ne fece unaltra di rimando. E tu per chi lavori? Per i pretoriani.
Non per i Liberatori, questo lo so. Il tuo mandante  nel palazzo imperiale, presumo.
Catone non disse nulla.
Il che significa Pallante... o Narciso.
Ho ancora una domanda, disse Catone. Sul giorno in cui tu e la tua banda avete attaccato il
convoglio imperiale nel Foro. Come sapevate che saremmo stati l?
Era stato stabilito dallinizio. Sono stato pagato per montare la sommossa.... Il respiro di
Cestio inizi a farsi irregolare. Una volta che i disordini avessero preso il via, noi dovevamo rimanere
in zona per attaccare limperatore e la sua scorta... E saremmo anche riusciti a uccidere i bersagli se tu e
il tuo amico non vi foste messi in mezzo.
Bersagli? Limperatore e la sua famiglia?.
Cestio scosse la testa. Limperatrice e suo figlio.
Solo loro due?. Catone avvert un formicolio alla nuca.
S.
Nessun altro? Ne sei sicuro?
 stato molto chiaro su questo... solo Agrippina e Nerone.
Chi  stato? Chi ti ha dato lordine?.
Cestio sussult e inspir una lunga boccata daria. Catone lo strinse per le spalle e lo scosse di
nuovo con forza.
Chi ti ha pagato per farlo? Dimmelo!.
Cestio si inumid le labbra secche, ma questa volta cera sangue nella saliva. Mentre
rispondeva, una grossa goccia rossa gli scivol gi sul mento. Un uomo del palazzo. Ho gi fatto altri
lavori per lui in passato. Ho fatto sparire persone. Minacciare  un genere di lavoro che mi riesce
bene, rispose Cestio con un ghigno orgoglioso.
Nemici dellimperatore?
Non sempre.
Come si chiamava luomo?
Non lo so. Non faceva parte degli accordi. Mi ha solo pagato per fare quello che il suo padrone
voleva, e senza fare domande.
Catone sbuff spazientito. Be, dimmi almeno che aspetto aveva luomo che ti ha dato le
istruzioni.
Cestio scroll le spalle. Un uomo come tanti. La tua taglia. Pi giovane di qualche anno....
Solo questo?, incalz Catone. Cicatrici che potessero identificarlo?
S... un segno, un tatuaggio, qui. Cestio sollev una mano e si tocc un punto del collo
appena sotto lorecchio.
Catone si sent raggelare il sangue nelle vene e ud Macrone imprecare sottovoce. Che tipo di
tatuaggio?.
Cestio ci pens su qualche istante. Lho visto bene solo una volta. Quando ci siamo incontrati
alle terme. Una mezzaluna e una stella....
Catone ricord allistante dove aveva visto quel segno distintivo, il giorno in cui erano arrivati a
Roma.
Settimo. Deve essere per forza lui, gli mormor Macrone. Settimo? Ma che storia 
questa?.
In quellistante, il guazzabuglio di immagini e pensieri che Catone aveva avuto in testa fino a
quel momento e che gli erano parsi confusi o del tutto senza senso iniziarono, uno dopo laltro, a
incastrarsi perfettamente. Cera un complotto nellombra, radicato molto pi in profondit di quello
tramato dai Liberatori. Un gigantesco intrigo che lo disgustava ma allo stesso tempo gli suscitava
meraviglia per la sua complessit, dandogli per la prima volta unidea della vastit dellinganno di cui
lui e Macrone, insieme a tanti altri, erano stati vittime per anni. Si alz in piedi fulmineo e si gir verso
lamico.
Dobbiamo tornare immediatamente al palazzo. Dobbiamo trovare Narciso.
Narciso?.
Alla fioca luce tremolante della torcia che lentamente si spegneva nella sabbia, Catone fiss
lamico. Siamo stati imbrogliati. C pi di un complotto contro limperatore. Lo sospettavo, ma c
anche qualcosaltro. Dobbiamo andare, Macrone. Subito.
Cestio ridacchi.
Che c da ridere?, chiese Macrone.
Confermavo solo quello che il tuo amico ha appena detto. Adesso sarebbe il momento buono
per agire.
Catone si volt verso di lui. Per quale motivo?
Lultima indicazione che ho avuto da Sinio era che, come prima cosa, domani mattina avrei
dovuto tenermi pronto per riportare il grano nel magazzino.
Domani?, chiese Catone, aggrottando la fronte. Allora, qualsiasi cosa stiano pensando di
fare i Liberatori, la faranno stanotte.... Una fitta di raggelante terrore gli annod lo stomaco. Cazzo!
Tenteranno di assassinare limperatore stanotte. Dobbiamo andare subito!.
Mentre Catone si girava verso lingresso pubblico, Cestio sussult con un gemito di dolore e
sollev una mano insanguinata. Aspetta! Mi hai promesso una morte rapida, pretoriano.
 vero. Catone si volt e fiss brevemente Cestio prima di lanciargli il pugnale sulla sabbia
accanto alle sue spalle. Ecco. Lhai usato per assalire altri uomini nel buio. Adesso usalo su te stesso,
se ne hai il coraggio.
Catone inizi a correre verso lingresso pubblico, seguito da Macrone.
Ehi! Ehi, voi due!, li chiam uno dei soldati del Circo Massimo. Non potete lasciarlo qui!
Ehi, sto parlando a voi!.
Luomo fece qualche passo di corsa dietro le due figure che sparivano nel buio e poi si ferm.
Dalla tribuna imperiale si ud un gemito e un lungo sibilo di morte. Quando il soldato si volt per
vedere cosera successo, il gigante era crollato su un fianco e giaceva, ormai immobile, con
limpugnatura del pugnale che gli spuntava dal petto.
...
.
...
CAPITOLO VENTOTTO.
...
.
...
Catone e Macrone riemersero dal cunicolo segreto che conduceva al Circo Massimo facendosi
luce con la stessa lampada a olio che avevano utilizzato per uscire dal palazzo imperiale. Macrone
scuoteva la testa titubante, riflettendo sulla situazione.
Io proprio non capisco. Per quale motivo Narciso dovrebbe volere morti Nerone e
Agrippina?.
Con molta cautela, Catone saggi la porta attraverso la quale Narciso li aveva condotti fuori due
ore prima. Era ancora aperta: la spinse, socchiudendola leggermente, e sbirci nella sala in cui veniva
tenuto il legname per la sauna principale del palazzo. Contro le pareti era ordinatamente accatastata una
gran quantit di ciocchi di legno. Catone attese qualche istante per accertarsi che non vi fossero rumori
o movimenti e poi fece segno a Macrone di seguirlo. Riflettici bene, Macrone. La risposta dovresti
conoscerla.
Non tirarla per le lunghe, brontol Macrone. Dimmelo e basta.
Sei stato tu a vedere Agrippina insieme a Pallante, ricordi?
E come potrei dimenticarlo? La moglie dellimperatore palpeggiata da un liberto greco basso e
unto non  certo uno spettacolo edificante.
Esatto, sorrise Catone. Ad ogni modo, la realt  questa. Agrippina si  presa Pallante come
amante. Il destino di quelluomo  legato a quello di lei e di suo figlio. Pallante si sta preparando una
posizione per quando Claudio inoltrer domanda per lapoteosi. Se, come sembrerebbe probabile,
Nerone diventasse imperatore, Pallante si troverebbe in una posizione di grande influenza in qualit di
amante di Agrippina.
Ovviamente, sospir Macrone.
E quale fine pensi potrebbe fare a quel punto Narciso?.
Macrone si blocc a met falcata. Aspetta, stai forse dicendo che avrebbe intenzione di
attentare alla vita del figlio dellimperatrice?
E perch no? Sarebbe la cosa pi sensata. Se uccidesse semplicemente Pallante, Agrippina non
avrebbe difficolt a trovarsi subito un altro amante e Narciso sarebbe da capo a dodici. Se invece
uccidesse Nerone, Britannico non avrebbe pi rivali per il trono, linfluenza di Agrippina si ridurrebbe
e con essa quella di Pallante. Ovviamente la cosa difficile  eliminare Nerone in modo che nessuno poi
possa sospettare Narciso dellassassinio. Ed ecco che il nostro amico ha pensato a Cestio e ai suoi
compagni. Per questo Cestio ha risparmiato Britannico: aveva il preciso ordine di eliminare solo
Nerone e, potendo, anche sua madre. Narciso in quel momento era con noi, in modo che si pensasse
che stava correndo lo stesso pericolo di tutti gli altri.
Mentre attraversavano a passi prudenti la sala in direzione dello stretto accesso al corridoio di
servizio, Macrone rimase in silenzio. Per tutti gli di, Narciso e i suoi amici stanno proprio facendo un
gioco pericoloso gli uni contro gli altri.
Catone scroll le spalle. Benvenuto a palazzo imperiale. Cospirazione, tradimento e assassinio
sono il solo e unico nutrimento di quelli che tengono i fili del potere. Catone si volt verso Macrone
con un sorriso mesto. Adesso capisci perch sono stato fortunato a essere inviato nelle legioni. Dubito
che sarei sopravvissuto a lungo se fossi entrato nel servizio imperiale, come mio padre. Quantomeno
nellesercito sai chi sono i tuoi nemici... il pi delle volte.
Macrone sbuff. Il pi delle volte, s, ma non nella Guardia pretoriana. Sono solo un branco di
bei pupazzi che giocano a fare i soldati e i politici.
Catone annu. E questo li rende tanto pericolosi per gli imperatori. Tiberio ha quasi perso la
corona a causa dei pretoriani, Caligola la vita stessa. Ed  assai probabile che Claudio e molti suoi
successori faranno la stessa fine.
A meno che i Liberatori non ottengano quello che vogliono.
Catone fulmin lamico con unocchiata. Gi. Ad ogni modo, sarebbe meglio stare zitti da
adesso in avanti. Sollev il chiavistello della porta e la socchiuse lentamente. Il corridoio di servizio
era deserto, e lunica luce proveniva da una torcia solitaria che timidamente baluginava ai piedi della
scala che conduceva nel cuore del palazzo. Catone spense la lanterna con un soffio e lappoggi
accanto alla porta, poi insieme a Macrone si incammin con passo felpato lungo il corridoio, superando
altre porte che immettevano in altrettante sale. La scalinata sbucava in una delle cucine di palazzo: gli
scaffali, solitamente carichi di ogni sorta di leccornia, in quel momento erano per lo pi vuoti.
Sembra tranquillo, disse Macrone. Finora non si  sentito rumore o vista anima viva.
Uscirono dai locali delle cucine ritrovandosi in una delle principali vie interne, e si diressero
verso la zona privata della famiglia imperiale.
Non mi piace questo silenzio, disse sottovoce Catone. A questo punto avremmo dovuto
incontrare qualcuno. Qualche pretoriano, o almeno degli schiavi.
Alla fine, mentre raggiungevano le porte delle stanze private dellimperatore e della sua
famiglia, notarono alcune guardie: otto pretoriani del turno di sorveglianza accanto a un braciere
acceso. Uscendo dalloscurit, Catone e Macrone videro una figura che si faceva avanti e riconobbero
Fuscio.
Fermi!, ringhi loptio. Identificatevi!.
Catone bisbigli allamico: Forse  ora di lasciar perdere la storia della copertura.
Assolutamente s, concord Macrone.
Quando entrarono nella sfera di luce del braciere, Fuscio imprec a mezza voce: Calido e
Capito! Dove vi eravate cacciati? Siete sporchi da far paura. Poi il giovane sgran gli occhi quando fu
colto da un improvviso e pi rilevante pensiero. Voi due dovreste essere di guardia! Avete disertato le
postazioni.
Silenzio!, ribatt secco Catone. Optio, che sta succedendo qui? Dove sono gli altri
pretoriani?.
Fuscio rimase a bocca spalancata, sbalordito di fronte al tono rude del soldato semplice. Gonfi
il petto, riempiendosi i polmoni di aria per una bella lavata di testa ai due.
Non c tempo per lunghe spiegazioni, continu Catone nello stesso tono brusco. Ti basti
sapere che il mio nome non  Capito. Sono il prefetto Catone e questo  il centurione Macrone. Perch
ci sono cos pochi uomini nel palazzo?
Fermi un attimo, rispose Fuscio, fissandoli. Che storia  questa?
Abbiamo scoperto un complotto per uccidere limperatore mentre facevamo indagini su
intrighi in cui sono coinvolti alcuni ufficiali pretoriani.
Stronzate, non ci credo. Voi due la pagherete cara.
Chiudi la bocca, gli intim Macrone, o sarai tu quello che la pagher molto cara, amico,
semmai dovesse succedere qualcosa allimperatore. Adesso, se non ti dispiace, riferisci al prefetto cosa
sta succedendo. Dove sono gli altri pretoriani?.
Fuscio deglut nervosamente prima di rispondere. Va bene, va bene, allora... gli  stato
ordinato di uscire dal palazzo per sorvegliare il perimetro degli alloggi imperiali. Solo il tribuno Burro
e due centurie sono rimasti allinterno.
Chi ha dato lordine?, chiese Catone.
Il prefetto Geta, meno di unora fa, direi. Quando ha ordinato alle guardie del corpo
germaniche di rimanere allinterno delle stanze private.
Catone si sent raggelare il sangue nelle vene. Dov Tigellino?.
Fuscio pass velocemente con lo sguardo da Catone a Macrone, tentando di biascicare
qualcosa. Alla fine scosse la testa. Il centurione non  qui.
E dove si trova?, chiese Catone.
Con il prefetto Geta e un altro ufficiale, il centurione Sinio, e un drappello di uomini.
Dove sono andati?, lo incalz Catone, puntandogli un dito contro larmatura.
Non lo so. Mi sembra che il prefetto abbia detto che erano diretti ai giardini per un giro di
controllo delle sentinelle.
Catone si scambi uno sguardo preoccupato con Macrone, poi chiese di nuovo a Fuscio: E
dov il tribuno?
Alla postazione di comando nella sala dentrata, signore.
Allora vai subito da lui e riferisci di portare immediatamente nelle stanze private
dellimperatore tutti gli uomini che riesce a raggruppare. D a Burro che  una questione di vita o di
morte per limperatore. I soldati verranno con noi. Catone si accorse che loptio vacillava ancora
nellindecisione, per cui fece un passo verso di lui e lo prese per le spalle. Fuscio, controllati! Hai i
tuoi ordini, adesso vai!. Lo sollecit con fare deciso verso luscita e Fuscio si affrett con passo
sostenuto verso laccesso principale del palazzo, seguito dalleco del ticchettio delle caligae chiodate.
A quel punto Catone si volt e si rivolse al resto dei pretoriani, sorpresi e stupiti quanto loptio.
Doveva essere certo che avevano accettato la sua autorit perch gli obbedissero senza fare domande.
Fissandoli, fece un bel respiro per calmarsi. Ero serio quando dicevo del pericolo che corre
limperatore. Ci sono dei traditori tra di noi, uomini pronti a violare il sacro giuramento di fedelt.
Lunica possibilit che abbiamo di fermarli  che voi seguiate i miei ordini e quelli del centurione
Macrone, senza fare domande. Mi sono spiegato bene?. Squadr tutti i soldati, uno dopo laltro,
sfidandoli a disobbedire. Nessuno dissent e Catone annu soddisfatto.
Molto bene. Mani alle spade e seguitemi. Fece un cenno a Macrone, estraendo lui stesso la
spada, e insieme varcarono la porta che immetteva nelle stanze imperiali. I pretoriani sguainarono le
armi con unarmonia metallica e seguirono i due ufficiali.
Mentre percorrevano il corridoio che collegava il corpo principale del palazzo con le stanze
private di Claudio e della sua famiglia, Catone richiam alla mente la pianta di quella parte del palazzo.
Alle postazioni di guardia dovevano ancora esservi alcuni pretoriani della Sesta Centuria, e forse anche
alcune guardie germaniche che si trovavano con limperatore quando i loro compagni erano stati
spostati altrove. Quindi, per logica, gli assassini sarebbero dovuti passare per i giardini terrazzati, per
poi attaccare lungo il colonnato che ne fiancheggiava un lato. Un tragitto pi lungo rispetto alla via
diretta, ma cos facendo avrebbero potuto evitare leventualit di dover superare le postazioni di
guardia con linganno o con la forza. Forse, quindi, avevano ancora modo di raggiungere limperatore
per primi.
Due rampe di scale conducevano al piano pi alto del palazzo, dove le stanze da letto e i
giardini si affacciavano sul cuore di Roma. Lanciato in una corsa a perdifiato su per lultima rampa di
gradini, Catone ud un urlo allarmato, poi altre grida e linconfondibile clangore metallico delle spade.
Con me!, grid agli uomini, superando gli ultimi tre scalini con un vigoroso balzo. Il
corridoio  largo una decina di piedi  era illuminato da lampade a olio e aveva porte su entrambi i lati.
Attraversava lultimo piano del palazzo per tutta la sua lunghezza; la camera e lo studio privato
dellimperatore si trovavano a met, sulla sinistra. A quel punto le voci e il rumore delle spade si fecero
pi forti. Mentre Catone, Macrone e i pretoriani schizzavano veloci sul pavimento di marmo, proprio di
fronte a loro si apr una porta dalla quale usc Britannico, con gli occhi ancora annebbiati dal sonno. In
un istante il ragazzo riacquist lucidit e vide i soldati lanciati in corsa verso di lui, spade in pugno.
Torna dentro!, gli url Catone, fermandosi con una scivolata. Si volt verso il pretoriano pi
vicino. Tu! Rimani con il figlio dellimperatore. Sbarra la porta e proteggilo con la tua stessa vita.
Poi, senza attendere una risposta dal soldato, Catone riprese a correre. I rumori del
combattimento echeggiavano contro le pareti del corridoio; quando si trovarono a circa una ventina di
piedi dallo studio dellimperatore, la porta si spalanc violentemente e una guardia germanica vol
fuori, schiantandosi sul pavimento. Un pretoriano balz fuori dalla stessa porta e trafisse il germanico
con la spada, caricandola con tutto il proprio peso. La punta entr nello stomaco delluomo e riusc
dalla schiena, schiantandosi rumorosamente contro il pavimento di marmo. Il germanico lanci un urlo
di dolore e contorse la faccia in un ringhio furioso, agguantando la testa del suo assalitore con entrambe
le mani e staccandogli il naso con un morso.
Catone trafisse il pretoriano alla schiena mentre raggiungeva la porta; luomo boccheggi e
moll la presa sulla spada, accasciandosi sul corpo della guardia germanica. Irrompendo nella stanza,
Catone ebbe la prova di aver visto giusto. Le persiane delle porte-finestre che davano sul portico e sui
giardini erano state divelte e trascinate fuori; sui cardini pendevano i resti scheggiati. Nel trambusto, il
grosso candelabro a fianco del tavolo dellimperatore era stato abbattuto e lunica fonte di luce
proveniva da una piccola lampada a olio appoggiata su un ripiano in un angolo.
Allinterno la stanza sembrava invasa da un combattimento tra ombre. Catone si guard intorno
con la spada stretta in pugno e vide limperatore con la schiena contro il muro dietro al suo tavolo. Di
fronte a lui Narciso lo proteggeva con il proprio corpo, armato di un piccolo pugnale. Di lato,
unenorme guardia germanica roteava in aria una lunga spada, urlando selvaggiamente. Altre due
guardie e uno schiavo di palazzo erano impegnati in un combattimento contro otto pretoriani, due dei
quali indossavano le pettorine degli ufficiali. A terra giacevano feriti e gemevano una guardia, due
schiavi e due pretoriani.
Macrone fu il primo a reagire alla scena confusa. Proteggiamo limperatore, ragazzi!.
Part di corsa verso laltro lato della stanza in direzione di Claudio e Narciso, schiacciati contro
il muro, alle spalle del loro barbaro protettore. Catone colse immediatamente il senso dellordine di
Macrone e si un agli altri.
Fermateli!, si sent gridare. Uccidete limperatore! Uccidete il tiranno!.
Catone riconobbe la voce: Sinio.
Mentre due altri complici affrontavano le guardie germaniche al centro dello studio, i
cospiratori si slanciarono contro limperatore, uno aggirando il tavolo e laltro scavalcandolo con un
balzo. Il difensore germanico fece roteare ancora una volta la spada, abbattendo uno degli assalitori, per
poi finire travolto da tutti gli altri e ucciso a colpi di pugnale. Lenergumeno barcoll per limpatto e
croll in ginocchio, le braccia spalancate nellestremo tentativo di proteggere, perfino in fin di vita, il
suo padrone. Il suo sacrificio rallent gli assassini di un istante che, seppur brevissimo, fu comunque
sufficiente per permettere a Macrone di raggiungere il muro. Gridando furiosamente, caric a capofitto
contro gli uomini che avevano ucciso la guardia germanica, trafiggendo in faccia il primo che si trov
davanti. Mentre con la spada faceva esplodere il cranio delluomo con uno scricchiolio liquido,
Macrone ne travolse altri due, scaraventandoli in aria; uno ricadde ai piedi di Narciso che, prontamente,
lo pugnal alla schiena, mentre il secondo barcoll allindietro, in mezzo ai suoi compagni.
Catone si ritrov alle spalle dellamico e scart di lato per inserirsi tra i cospiratori e
limperatore, nellesatto momento in cui uno degli ufficiali traditori superava la ressa di corpi causata
dalla violenta carica di Macrone. Nonostante la semioscurit, il giovane riusc a scorgere lespressione
determinata con cui il prefetto Geta sollevava la spada e si preparava a infierire contro Claudio. Catone
allora protese la propria arma verso lalto per deviare il colpo e, allo scontro, il resistente e pregiato
metallo delle due lame diffuse nellaria unesplosione di scintille. La vibrazione del potente impatto si
propag lungo tutto il braccio di Catone, e per qualche istante le sue dita persero sensibilit. La spada
del prefetto vol in aria, schiantandosi contro il muro di fianco allimperatore, intaccando un
frammento della decorazione colorata in gesso che colp Claudio sulla guancia. Prima che Geta
riuscisse a recuperare la spada, Catone protese in avanti lavambraccio sinistro e lo colp al petto,
facendogli perdere lequilibrio. Anche i pretoriani che seguivano Catone e Macrone si inserirono di
forza tra limperatore e i cospiratori; in un istante, la stanza fu invasa dalle urla e dai grugniti disperati
delle due parti e dal clangore delle lame che si scontravano nei combattimenti corpo a corpo.
Respingeteli!, url Macrone mentre affiancava Catone. Lo scontro prosegu ancora per
qualche istante, poi il primo dei cospiratori inizi a staccarsi, premendosi una mano su una ferita da
spada al braccio. Ormai impossibilitati a raggiungere limperatore, anche gli altri impostori iniziarono a
desistere, uno dopo laltro. Geta, allora, li aggred furiosamente.
Idioti! Se non lo uccidete adesso, siete morti.  troppo tardi ormai per ritirarsi. Colpite!
Colpite e uccidete per la libert, finch ancora potete farlo!.
Geta riprese ad agitare convulsamente la spada in una scarica di colpi brutali che Catone par
come meglio pot, mentre Macrone si lanciava in avanti, attaccando furiosamente il prefetto e
costringendolo a indietreggiare.
Uno dei pretoriani stava per accorrere ad aiutare Macrone, ma Catone lo blocc, afferrandolo
per una spalla. Resta dove sei! Ognuno deve mantenere la propria posizione. Proteggete limperatore
finch non arrivano i rinforzi.
Le due parti si separarono e al fracasso del combattimento si sostitu la respirazione affannosa
dei pretoriani e dei cospiratori, che si osservavano a vicenda diffidenti. Il prefetto Geta fiss
minaccioso limperatore, poi deglut nervoso e mosse mezzo passo verso Claudio e gli uomini che lo
proteggevano. Prima che potesse incitare nuovamente i suoi ad attaccare, dal corridoio allesterno dello
studio arrivarono urla e rumore di passi concitati.
Questo  il tribuno Burro, disse Catone ai cospiratori. Gettate le armi e arrendetevi.
Se vi arrendete, saremo tutti morti, ribatt Geta a voce alta. Non aspettatevi piet se gettate
le armi adesso.
I suoi complici esitarono per qualche istante, poi uno di loro si volt e corse via, attraversando
le imposte scardinate. Fu subito seguito da un secondo e da altri ancora, finch Geta e Sinio non
rimasero soli. Alle loro spalle, per, Catone scorgeva un terzo ufficiale immerso nella semioscurit,
accanto alle imposte scheggiate.
Codardi!, url ferocemente Geta. Siete tutti dei codardi!.
Sinio lo afferr per un braccio e lo tir indietro. Non possiamo fare pi niente qui, signore!
Dobbiamo andarcene.
Andare dove?, ribatt laltro.
Troveremo unaltra occasione, signore. Andiamo!. Sinio stratton via il prefetto pretoriano e
trascinandoselo dietro si precipit fuori della stanza, in direzione dei giardini. Catone abbass la spada
e si guard intorno. Alcuni feriti si lamentavano a terra, due uomini erano ormai immobili. I soldati che
aveva intorno avevano il fiato corto per la corsa disperata nei corridoi del palazzo e limprovvisa
schermaglia nello studio dellimperatore. Questultimo non era stato ferito, ma aveva lo sguardo
chiaramente terrorizzato.
Rimanete qui, ordin Catone ai pretoriani. Macrone, vieni con me!.
Strinsero la presa sullimpugnatura della spada e attraversarono a passo svelto la stanza, verso
le persiane scardinate. Uscirono dallo studio con estrema cautela, nel caso che alcuni cospiratori li
stessero aspettando, appostati nel colonnato esterno. Al chiarore della mezzaluna, il giardino appariva
disseminato di macchie di diverse tonalit di grigio; poco lontano si vedevano distintamente le figure
dei cospiratori che fuggivano sui sentieri di ghiaia tra gli arbusti e le aiuole del giardino. Macrone fece
per lanciarsi allinseguimento delluomo pi vicino, ma Catone lo afferr per un braccio.
No, lascialo andare. A noi servono quelli l, disse, indicando con la punta della spada i tre
ufficiali che correvano gi per la scalinata verso la terrazza inferiore del giardino, da dove si accedeva
agli alloggi della servit, direttamente sotto le camere imperiali. Se Geta e gli altri due fossero riusciti
ad arrivare l, per loro sarebbe stato un gioco facile seminare gli inseguitori in quel dedalo di corridoi di
servizio e piccoli magazzini, per poi fuggire tranquillamente per le vie di Roma. Catone e Macrone si
lanciarono immediatamente allinseguimento dei tre ufficiali. Passando tra due file di siepi di bosso
perfettamente tosate, per un istante li persero di vista, poi li avvistarono di nuovo, poco distanti. Geta e
i suoi compagni si precipitarono gi per la scalinata, puntando verso uno spiazzo lastricato che
immetteva nella zona della servit. Un istante dopo fu visibile larco di pietra dellentrata, rischiarato
dalla fiamma tremolante di una torcia, e si udirono alcune voci.
I tre cospiratori si fermarono, consci che da quella parte non avrebbero avuto vie di fuga. Fecero
dietrofront e ripartirono nella direzione opposta, lungo il balcone affacciato direttamente sul Foro. In
fondo alla grande terrazza, in un angolo discosto, cera un roseto circondato da un alto perimetro di
siepi. Catone e Macrone continuarono a inseguirli mentre dalla zona della servit iniziavano a uscire i
primi rinforzi. Anche dallalto giunsero le prime voci concitate, segno che anche sulla terrazza
superiore i soldati cercavano i traditori. Nel buio della notte risuonava la voce di Burro che impartiva
ordini. I tre ufficiali cospiratori superarono langolo del roseto e sparirono dalla vista. Catone si ferm,
si port una mano al lato della bocca e url: Da questa parte! Sono qui! Sbrigatevi!.
Lui e Macrone continuarono linseguimento, aggirando la siepe perimetrale, ma si ritrovarono
davanti a un sentiero assolutamente deserto, fiancheggiato da alberi di pino che riempivano laria del
loro intenso profumo. Catone sollev un braccio di lato e lamico gli si ferm accanto; con il cuore in
gola fissarono entrambi nel buio in cerca di movimenti.
Dove sono finiti?, sibil Macrone. Devono per forza essere nelle vicinanze. Meglio stare in
campana, ragazzo.
Avanzarono con la massima cautela, con tutti i sensi in allarme per individuare qualsiasi
minimo segnale di movimento o rumore tra gli alberi lungo il sentiero. Nel giardino riecheggiavano le
voci degli uomini di Burro; Catone vide spuntare un drappello di soldati dal fondo del sentiero. Inspir
e url: Geta, siete in trappola! Non avete via di scampo. Arrendetevi!.
Nei paraggi non si ud alcuna risposta, ma i soldati in fondo al sentiero partirono di corsa verso
Catone. Dun tratto, a neanche una ventina di piedi di distanza, si ud un cupo lamento: dalloscurit
sbuc un corpo, che cadde al centro del sentiero, sbattendo la spada sul terreno con un tonfo secco.
Che stai facendo?, si sent dire dalla voce allarmata di Geta, subito interrotta. Poi un fruscio
tra gli alberi alle spalle del corpo riverso e un grido strozzato.
Dannazione!, sbrait Macrone, lanciandosi in corsa. Quei bastardi si stanno uccidendo tra
loro.
Catone part di scatto, ma prima che riuscisse a raggiungere il corpo, da dietro gli alberi spunt
una figura con la spada in pugno, pronta ad affrontare Catone e Macrone. Quando luomo fu al centro
del sentiero, Catone lo riconobbe.
Tigellino.
Catone e Macrone si fermarono, non ancora a portata di spada, e sollevarono le armi, pronti a
combattere se il centurione avesse tentato di opporre resistenza. Alle spalle del cospiratore spuntarono i
soldati che si avvicinavano di corsa.
Voi tre!, disse una voce. Gettate le spade!.
Tigellino lanci unocchiata veloce al di sopra della spalla e gett a terra larma in mezzo al
sentiero. I pretoriani rallentarono fino a fermarsi e il loro capo raccolse la spada di Tigellino, prima di
fare un cenno verso Catone e Macrone. Anche voi!.
Cosa?, grugn Macrone. Noi e voi stiamo dalla stessa parte! Siamo stati noi a far chiamare
Burro.
Questo lo vedremo presto, rispose il pretoriano. Adesso, per, buttate a terra le spade e non
costringeteci a usare la forza.
Macrone avanz di qualche passo.
Facciamo come ci ordina, intervenne Catone, lanciando la spada ai piedi del soldato.
Macrone esit un istante, poi scroll le spalle, sbuffando, e fece altrettanto.
Una volta che i pretoriani ebbero raccolto le armi e circondato i tre uomini, il capo diede un
colpo con la punta del calzare al corpo riverso sul sentiero e sbirci nel buio nel punto in cui giaceva un
secondo cadavere.
Che cosa sta succedendo qui?.
Tigellino si schiar la voce. Rivolgiti a me chiamandomi signore, quando mi parli. Sono il
centurione Tigellino, comandante della Sesta Centuria, Terza Coorte.
Stronzate, crepit Macrone. Tu non sei altro che uno schifoso traditore, come i tuoi amici
laggi.
Amici?, rispose Tigellino in tono sorpreso. Penso che tu ti stia sbagliando. Ho visto questi
uomini che fuggivano dallo studio dellimperatore, li ho inseguiti e sono riuscito a raggiungerli solo in
questo punto. Li ho affrontati e li ho uccisi con le mie stesse mani.
Macrone era sbalordito e gli ci volle qualche secondo per reagire. Sporco bugiardo! Io e
Catone stavamo inseguendo loro e te, traditore!
Non ho la pi pallida idea di cosa tu stia dicendo, rispose tranquillo Tigellino.
Bene, finiamola qui!, si intromise il capo delle guardie sopraggiunte. Chiudete la bocca, tutti
e tre. Il tribuno Burro vi far tirar fuori la verit, su questo non ci piove. Ordin a quattro dei suoi di raccogliere i corpi e poi disse ai prigionieri di seguirli.
...
.
...
CAPITOLO VENTINOVE.
...
.
...
Limperatore Claudio si lasci lentamente andare sul sedile imbottito del trono, nella minuscola
sala dei ricevimenti che utilizzava per gli incontri di routine. Dalle grandi finestre ad arco che
occupavano unintera parete filtrava gi il primo debole chiarore dellalba che lentamente spuntava
allorizzonte cittadino, accompagnata dal cinguettio dei passeri mattutini. N la sfumatura rosea del
cielo, n lallegro coro di uccellini riusciva a toccare il cuore o la mente delle persone raggruppate nella
piccola sala.
Su due lati erano in formazione le guardie germaniche fatte richiamare in tutta fretta dalle
caserme dove il prefetto Geta le aveva allontanate poche ore prima. I cadaveri del prefetto e del
centurione Sinio giacevano al centro della sala. Sinio aveva una ferita alla gola mentre Geta era stato
accoltellato al cuore. I loro compagni sopravvissuti erano in piedi dietro i corpi, con le mani legate sul
davanti, intimoriti. Il centurione Tigellino, invece, era poco discosto, sorvegliato da due guardie
germaniche, come lo erano anche Catone e Macrone, con ancora indosso le tuniche luride. Su un lato
del trono imperiale, su alti sedili sedevano limperatrice, Nerone e Britannico; sullaltro i consiglieri
personali dellimperatore, Narciso e Pallante, insieme al tribuno Burro.
Lo sguardo di Claudio pass lentamente su tutti gli occupanti della piccola sala e Catone si
accorse che limperatore era ancora fortemente scosso dal tentato assassinio nei suoi confronti. Una
piccola ferita aveva ripreso a sanguinargli dalla guancia senza che lui se ne accorgesse, segnandogli la
mascella con una sottile riga di sangue, ormai rappreso, e macchiandogli la parte superiore della bianca
tunica. Claudio si sporse in avanti, appoggiando un gomito sul ginocchio, grattandosi nervosamente la
mascella con le dita. Alla fine si raddrizz e si schiar la voce:
Gli di mi siano testimoni che qualcuno pagher per questo, disse, indicando i due cadaveri
stesi davanti a lui. Questa  la fi-fine che deve fare chi-chiunque sia collegato al complotto. Voglio le
loro teste infilzate su un palo nel Foro perch tutti possano vederle. E che le loro famiglie vengano
esiliate. I loro seguaci siano dati ai leoni nellarena. Claudio deglut, tossendo, poi, quasi strozzato
dalla rabbia, continu a tossire per qualche secondo, scuotendo violentemente la testa mentre tentava di
controllarsi. Alla fine laccesso di tosse termin e limperatore riprese a fissare torvo e silenzioso i
cadaveri finch il silenzio non divent insopportabile. Narciso si morse un labbro e fece un timido
passo avanti per attirare lattenzione del suo padrone.
Mio signore, sarebbe forse il caso di iniziare ascoltando il resoconto del tribuno Burro, gli
sugger.
Claudio ci pens un istante e poi annu. S... s. Bene. Allora, tribuno? Raccontami. Ma senza
divagare.
Gli occhi di tutti i presenti si fissarono su Burro mentre questi faceva qualche passo avanti per
posizionarsi di fronte allimperatore. Come suo solito, il tribuno era perfettamente ordinato e
immacolato e stringeva lelmo crestato sotto il braccio. Prima di iniziare, chin bruscamente la testa.
Ho chiamato a raccolta gli uomini non appena loptio Fuscio mi ha informato su cosa stava
accadendo, mio signore. Ho raggruppato la prima unit disponibile e mentre raggiungevamo le vostre
stanze, ho fatto chiamare altri uomini. Quando per siamo arrivati al vostro studio, i traditori si erano
gi dati alla fuga, per cui ho inviato gli uomini a ispezionare i giardini. E l hanno trovato i cadaveri e
questi tre, rifer Burro, indicando Tigellino, Catone e Macrone. Hanno iniziato ad accusarsi a vicenda
e allora li ho fatti tenere sotto sorveglianza, mentre appuravo che voi e la vostra famiglia stavate bene e
che in giardino o nella camera imperiale non fossero nascosti altri cospiratori. Poi, quando ho scoperto
che il prefetto Geta era coinvolto nel complotto, ho fatto annullare tutti i suoi ordini precedenti. Sono
state richiamate le guardie germaniche e i pretoriani precedentemente assegnati alla sorveglianza del
palazzo sono stati riposizionati, per proteggere ledificio dallesterno e impedire che qualcuno entrasse
o uscisse senza la vostra autorizzazione. A quel punto mi  stato riferito che dovevo presentarmi qui da
voi, concluse Burro con un leggero cenno del capo.
Claudio annu e serr le labbra. Poi indic Catone e Macrone. E voi due? Qual  la vostra
versione? Ho limpressione di conoscervi.
S, mio signore, rispose Catone. In occasione della campagna di Britannia e io
personalmente qui a palazzo, qualche anno prima. Ed eravamo al vostro fianco anche il giorno in cui
siete stato attaccato nel Foro. E quando  crollata la diga sotto il lago del Fucino.
Oh?. Claudio socchiuse gli occhi. Vedo che indossate le tuniche dei pretoriani, ma avete
laspetto di due straccioni del Fo-foro. Cosa centrate voi con gli eventi di que-questa notte? Fate parte
del complotto?
No, mio signore. Io e il centurione Macrone abbiamo guidato il gruppo di soldati che vi ha
salvato nello studio.
Ah s?... centurione Macrone, hai detto? E tu allora chi sei, giovane uomo?
Sono il prefetto Catone e prima ancora centurione della Seconda Legione.
Ma indossate le tuniche dei pretoriani come quei tra-traditori morti sul pavimento. Burro,
questi due uomini sono dei tuoi?
S, mio signore, rispose Burro, accigliato. Sono arrivati nella Guardia qualche settimana fa,
promossi dalle legioni. O almeno questo  ci che hanno raccontato. Si sono presentati come soldati
semplici Capito e Calido e adesso sostengono di essere il prefetto Catone e il centurione Macrone.
Allora..., continu Claudio, rivolgendosi di nuovo a Catone e Macrone. Cosa ci facevano
due ufficiali delle legioni nella Guardia pretoriana sotto falso nome? Potete spiegarlo? A meno che non
facciate parte del complotto contro di me....
Narciso fece un passo avanti schiarendosi la gola con un leggero colpo di tosse. Mio sovrano,
posso garantire personalmente per questi due uomini: sono veramente due ufficiali delle legioni. Sono
stato io a convocarli a Roma perch svolgessero una missione nei vostri interessi.
Missione? Che missione?
Ricordate il furto del carico dargento?
Naturalmente, sono vecchio, non stu-tupido.
Certo, dominus, rispose Narciso, inchinando la testa. Allora ricorderete anche che vi avevo
riferito di aver scoperto un collegamento tra il furto dellargento e alcuni membri della Guardia
pretoriana. Uomini che sospettavo avessero legami con i Liberatori.
Claudio annu. Continua.
Per proseguire con le indagini avevo bisogno di uomini che si muovessero dallinterno. Catone
e Macrone vi hanno servito egregiamente in precedenza e la loro lealt nei vostri confronti  tale che
hanno accettato di buon grado di mettere a rischio la propria vita per tentare di infiltrarsi nelle maglie
della congiura sotto copertura.
Accettato?, bisbigli Macrone. Mi sembra alquanto esagerato.
La loro missione era pericolosa, prosegu Narciso, ma con il loro contributo e quello dei
miei agenti segreti pi fidati, siamo riusciti a identificare i capi cospiratori e anche a scoprire la reale
portata del complotto, mio signore. Abbiamo scoperto che i traditori erano responsabili della sparizione
del grano. Volevano sobillare il disordine sociale portando deliberatamente il vostro popolo alla fame.
Fortunatamente le scorte di grano trafugate dai Liberatori sono state ritrovate e in questo momento si
trovano sotto la sorveglianza di una coorte urbana. Narciso fece una pausa e toss. Ho dato lordine
di farlo a vostro nome, vi prego di perdonarmi.
Gli occhi dellimperatore dun tratto si illuminarono. Stai dicendo che il grano  salvo? E
allora dobbiamo quanto prima dar da mangiare al popolo....
Ho gi dato ordine di iniziare a spostare il carico nel palazzo, cos che voi possiate prendervi il
merito della ripresa delle distribuzioni.
Molto bene!. Claudio sorrise finalmente risollevato. Poi fece segno con la mano a Narciso di
continuare.
Il segretario imperiale fece una brevissima pausa, fissando con sguardo eloquente il centurione
Tigellino. Sebbene due degli ufficiali che guidavano il complotto siano morti, e i loro complici siano
stati uccisi o catturati, altri implicati nel complotto sono ancora in libert. O forse dovrei dire implicati
nei due complotti....
Claudio lo fiss sbalordito. Due? Spiegati meglio.
Narciso indic Catone e Macrone. I miei agenti segreti hanno scoperto lesistenza di un
complotto parallelo, mio signore. I Liberatori non erano gli unici a tramare per farvi cadere. Il crollo
della diga e il tentativo di mandare allaria la Naumachia erano opera di altri cospiratori. Di gente che
sperava di sfruttare a proprio favore loperato dei Liberatori.... A quel punto Narciso si volt verso
Tigellino e lentamente prese a girargli intorno, cos da poter guardare indietro verso Pallante prima di
riprendere a parlare. Solo con lattentato alla vostra vita di stanotte ho iniziato a capire la portata dei
loro piani. Era loro intenzione fare di tutto per aiutare i Liberatori a uccidervi, dominus. E poi sfruttare
il caos per sostituirvi con un imperatore di loro scelta.
Catone vide Pallante sbiancare letteralmente, mentre il segretario imperiale illustrava i suoi
pensieri. Pallante guard fulmineo verso Agrippina, prima di riacquistare il controllo di se stesso e
tornare a fissare rigidamente il rivale.
E chi sono questi traditori?, chiese limperatore. E con chi intendevano sostituirmi?.
Narciso si volt e indic con la testa Nerone. Vostro figlio adottivo.
Claudio sgran gli occhi, senza respiro, e si volt verso Nerone.  la verit?.
Il giovane scosse la testa con la bocca spalancata, ma prima che riuscisse a parlare, Agrippina
balz in piedi con unespressione furiosa in faccia e punt un dito contro Narciso.  un bugiardo!
Come tutti i liberti greci di cui ti piace circondarti.
Pallante la guard stupito.
Come osi accusare mio figlio?, disse infuriata Agrippina. Come osi, rispondi?
Non lho accusato di essere coinvolto nel complotto, ribatt Narciso a voce sufficientemente
alta da superare la protesta della donna. Ho detto che vi erano altri traditori che desideravano usare
Nerone come sostituto dellimperatore, presumibilmente perch certi di poterlo poi manipolare per i
propri scopi.
Chi sono questi traditori?, ripet Claudio, talmente concentrato da riuscire ad annullare la
balbuzie. Dammi i nomi.
Non sono in grado, mio signore. Non ancora, non con esattezza, si scus Narciso, pur
fissando Pallante e Agrippina. Ma conosco lidentit di un uomo vicino al cuore del secondo
complotto.  questo ufficiale, disse, indicando il centurione Tigellino. I miei agenti Catone e
Macrone lo hanno sorpreso con i cadaveri dei due ufficiali che avevano guidato il tentativo di
assassinio ai vostri danni, il prefetto Geta e il centurione Sinio. Lui era con loro in quel momento e con
loro  fuggito, ed  chiaro che li ha poi uccisi per insabbiare il proprio ruolo nel complotto.
Naturalmente, il centurione afferma di essere innocente e di averli inseguiti e affrontati prima di
ucciderli.
 la verit, mio signore, disse tranquillo Tigellino.
No,  una bugia, ribatt Narciso. Come sar ben dimostrato quando ti consegner ai miei
agenti interrogatori, che scopriranno esattamente chi sono i tuoi complici: hanno un certo talento
nellottenere risposte dai traditori.
Tigellino guard Agrippina che a sua volta guard Pallante, facendogli discretamente segno di
intervenire. Pallante si bagn le labbra preoccupato e si fece avanti.
Imperatore, questuomo, il centurione Tigellino,  innocente. Lo giuro.
Ah s?. Narciso non pot fare a meno di sogghignare. E come puoi esserne cos sicuro?
Lavora per me, rispose Pallante. Sin dallinizio.
Claudio era ormai confuso. Questo traditore  un tuo agente?
Non  affatto un traditore, dominus, rispose Pallante. Anchio ho scoperto che i Liberatori
stavano tramando contro di voi e, come Narciso, ho deciso di infiltrare un uomo nelle maglie del
complotto per scoprire che cera dietro. Non  forse vero, centurione?
 vero, annu deciso Tigellino. Era questo il piano.
Anche se abbiamo fatto del nostro meglio per penetrare la cospirazione, non siamo stati
comunque in grado di scoprire pi di quanto non abbiano fatto il mio stimato collega e i suoi agenti.
Pallante chin educatamente la testa verso Narciso, che rispose alle parole di elogio con unocchiata
gelida e piena di odio. Questa notte Tigellino stava ancora raccogliendo informazioni quando i vostri
nemici hanno attaccato, dominus. Quantomeno, per,  riuscito a mettere in allarme limperatrice e il
principe Nerone prima che anche loro potessero essere attaccati.
Claudio sollev una mano per bloccare la favella di Pallante, voltandosi contemporaneamente
verso la moglie.  cos?.
Agrippina annu.  entrato nella mia camera per dire a me e a Nerone di scappare a
nasconderci e ha aggiunto che avrebbe tentato di salvarti.
Claudio fiss sua moglie. Nerone era nella tua stanza? Nel tuo letto?
Non riusciva a prendere sonno, rispose subito Agrippina con voce decisa. Il povero ragazzo
aveva mal di testa e io lo stavo confortando.
Capisco. Claudio si volt allora verso Pallante. E come sei venuto a saperlo, tu?
Cosa, mio signore?
Che Tigellino era riuscito ad avvertire mia moglie?
 stata lei a dirmelo mentre aspettavamo voi qui, qualche istante fa.
Molto bene. limperatore si gratt il mento. Penso che ascolter il resto della storia
direttamente dalle labbra del centurione. Avanti, parla Tigellino. Cos successo in seguito?
Ho lasciato limperatrice e ho raggiunto i traditori ma erano gi riusciti a entrare nel vostro
studio per assalirvi. Ho sentito del trambusto e poi ho visto i traditori fuggire. Ho riconosciuto Geta e
Sinio e li ho inseguiti. Li ho messi con le spalle al muro alla fine del giardino. Li ho costretti a
combattere e, per volere di Giove, sono riuscito a sconfiggerli. In quel momento sono arrivati Capito
e... chiedo venia, mio signore, in quel momento sono arrivati gli agenti di Narciso insieme con i
pretoriani. Troppo tardi per essere di qualche aiuto, purtroppo, chios poi Tigellino in tono
dispiaciuto.
Questo lo dici tu, intervenne Narciso, ma la verit  che tu hai ucciso questi due ufficiali per
impedire loro di tirarti dentro. Altro che indagini sul complotto dei Liberatori: in realt stavi facendo
tutto il possibile per mandarlo avanti, cos che i tuoi padroni potessero impossessarsi del potere in
nome del principe Nerone, una volta che limperatore fosse stato ucciso.  chiaro che hai avvertito
limperatrice perch si nascondesse per salvare se stessa e suo figlio e che non avevi nessuna intenzione
di fare alcunch per la salvezza dellimperatore.
Tigellino si strinse nelle spalle. Gran bella storia, liberto, ma rimane appunto solo una bella
storia.
Oh, no,  molto pi di una bella storia, sogghign Narciso. Non  certo una coincidenza che
limperatrice, il principe suo figlio e... Pallante non fossero con limperatore il giorno in cui la diga 
stata fatta crollare.
 stata fatta crollare? Io non ne sapevo nulla.
E allora perch hai tentato di uccidere Claudio quando lacqua ci ha investiti?.
Tigellino trasal. Io non ho fatto nulla del genere.
S, invece. Narciso si volt verso Catone. Non  forse vero, prefetto Catone? Se non fossi
intervenuto tu, raggiungendo per primo limperatore, lui lavrebbe assassinato. Non  cos?.
Catone era perfettamente consapevole che tutti gli occhi erano puntati su di lui e sent il cuore
battere sempre pi forte per lansia. Anche se la verit era che Tigellino, Pallante e Agrippina avevano
realmente complottato per la morte dellimperatore, Catone era abbastanza astuto da accorgersi che,
invece, stavano riuscendo a coprire con abilit le loro tracce. Fino a quel momento Narciso aveva
intelligentemente evitato di lanciare accuse dirette a Pallante e Agrippina, concentrandosi su Tigellino.
Sotto tortura il centurione avrebbe inevitabilmente confessato il loro coinvolgimento nella trama e le
argomentazioni di Narciso sarebbero state completate. Ma se il segretario imperiale non fosse riuscito a
farli cadere? Catone sapeva che se questo fosse accaduto, lui e Macrone sarebbero finiti con Narciso
sulla loro lista nera, un pericolo che non poteva trascurare. Si schiar la voce.
 singolare che il centurione fosse lunico a non essere sorpreso dellonda dacqua. Si era tolto
larmatura ed  stato il primo a reagire. Ecco perch mi sono messo tra lui e limperatore.
Ero sorpreso come chiunque altro, ribatt Tigellino. Mi si deve forse rimproverare una
reazione al pericolo molto pi rapida della tua? Ti  passato per la mente che lavermi impedito di
prestare soccorso allimperatore avrebbe potuto in realt accrescere il rischio per la sua vita?
Io avevo il compito di proteggere limperatore, rispose Catone, e le tue azioni erano a dir
poco sospette; e poi, come ha sottolineato il segretario imperiale, era assai comodo per te che sulla
scena dellincidente non vi fossero coloro che avrebbero guadagnato di pi dalla morte
dellimperatore.
Io non sono responsabile dei movimenti dei membri della famiglia imperiale, rispose
Tigellino in tono di chiosa. Ma sono responsabile della sicurezza dellimperatore, per cui sono corso
in suo aiuto nel momento in cui ho percepito che la sua vita era in pericolo.
Basta con le menzogne!, si intromise Narciso. Lasciamo la questione agli agenti
interrogatori, arriveranno loro al fondo di tutto. Posso dare lordine, mio signore?.
Prima che Claudio potesse considerare la domanda di Narciso, Agrippina gli corse vicino e si
inginocchi. Mio amato Claudio, non possiamo lasciare che questo buon uomo soffra solo perch uno
dei tuoi servitori lo sospetta di essere coinvolto in questo orribile complotto dei Liberatori. La voce di
Agrippina era bassa e dolce mentre lanciava uno sguardo pietoso verso Tigellino. Sarebbe una fin
troppo povera ricompensa per aver salvato la mia vita e quella di mio figlio. E inoltre, Pallante ha
garantito per lui.
Claudio le sorrise. Vero, ma non Narciso, e negli anni ho imparato a fidarmi del suo parere.
Agrippina prese la mano del marito e se la strinse sulle morbide pieghe di tessuto che le
coprivano il seno. Il sorriso di Claudio si fece inequivocabilmente languido. La donna, poi, riprese a
parlare con voce bassa e dolce, facendo le fusa di una gatta. Narciso ha lavorato indefessamente per
te, questo lo so, ma quando si stancano, gli uomini commettono errori, mio adorato. Dobbiamo sempre
essere in allarme. Il poveruomo  fin troppo nervoso e talmente portato a vedere complotti ovunque
che talvolta rischia di perdere di vista la verit. Hai ascoltato tu stesso le sue accuse e le spiegazioni di
Tigellino in merito alla sua condotta. Io gli credo.
Claudio si gir per carezzarle una guancia con la mano libera, senza staccare laltra dal seno.
Mia cara, sei tr-troppo buo-buona, troppo ingenua sui modi degli uomini.
Catone vide il panico impresso sulla faccia di Narciso mentre si avvicinava al suo imperatore.
Mio signore, suggerisco di lasciare che della questione si occupino i miei agenti interrogatori. Se
Tigellino  innocente, ne avremo molto presto la conferma. Meglio che soffra un po piuttosto che
lasciare libero un traditore.
Ti prego, Claudio, stasera  stato gi versato fin troppo sangue, riprese Agrippina, scivolando
poi leggermente la testa di lato per poter baciare il palmo della mano del marito. Catone vide Agrippina
tirare fuori velocemente la lingua e leccare con delicatezza la pelle di Claudio, che reagiva con un
leggero sussulto di piacere.
Hai ragione, amore mio. Claudio sorrise, poi guard gli altri presenti nella piccola sala. Il
complotto contro di me  stato sventato. I capi sono morti. Adesso limportante  da-dare di nuovo da
mangiare al popolo di Roma. Pallante, occupatene tu.
Con piacere, dominus, rispose il liberto, chinando la testa.
Poi limperatore si rivolse a Narciso. Hai fatto ci che dovevi, amico mio. Hai sconfitto di
nuovo i miei nemici e io ti sono debitore, ma limperatrice ha ragione: non dobbiamo cedere al panico
cieco. Il centurione stava eseguendo gli ordini di Pallante. Devo ritenermi fortunato ad avere due
servitori tanto devoti.... Claudio fece una pausa e poi guard Catone e Macrone. Sono grato anche a
voi due..., aggiunse, corrugando la fronte.
Catone, mio signore, gli sugger Catone. Prefetto Catone e centurione Macrone.
Ottimo lavoro, Catone e Macrone. Sarete ricompensati.  grazie a voi che Ro-roma potr
tornare a sfamarsi. Claudio si alz dal trono e si avvicin a loro con un sorriso di gratitudine. Poi si
ferm alla distanza di un braccio e annusando laria fece una smorfia. Be, s, ottimo la-lavoro. Meglio
che andiate, adesso e, ehm, vi facciate un bagno e vi mettiate delle tuniche pu-pulite.
Certo, mio signore, risposero in coro con un cenno dintesa del capo.
Claudio forz un altro sorriso e si allontan poi dalla portata del tanfo che emanavano le loro
tuniche sporche. Prese di nuovo la mano di Agrippina e le fece un radioso sorriso di adorazione.
Andiamo, amore mio.  stata una sera assai movimentata. Potremmo riposarci insieme, no?.
Limperatrice rispose con un allettante battito di ciglia e si lasci condurre dal marito verso la
porta posteriore della sala dei ricevimenti. Poi limperatore si ferm di nuovo e guard indietro verso i
prigionieri che avevano atteso in silenzio, nella speranza che si fosse dimenticato di loro. Oh, e fate
giustiziare quegli uomini. Le loro teste mozzate dovranno essere impalate accanto a quelle dei loro
capi. Occupatene tu, Pallante.
S, mio signore.
Claudio si volt di nuovo verso la moglie e prosegu con lei in direzione della porta nella sua
goffa andatura. Gli altri uomini nella sala rimasero fermi in silenzio finch limperatore e la sua
famiglia non furono usciti. Poi iniziarono a parlare in tono sommesso. Le guardie germaniche
portarono via i prigionieri, verso la condanna a morte, mentre gli altri rimossero i cadaveri di Geta e
Sinio. Tigellino si gir verso Catone e Macrone con un ghigno compiaciuto. Per il vostro bene, spero
che le nostre strade non si incrocino pi.
Non preoccuparti, gli rispose Macrone. Lasceremo i pretoriani il pi velocemente possibile.
Torniamo a fare i soldati sul serio.
Contenti voi... Meno soldi, meno prospettive e in pi lo squallore della vita di frontiera. Sono
letteralmente consumato dallinvidia.
Macrone agguant la tunica del centurione e se lo stratton a un palmo dalla faccia. Io so cosa
sei, gli disse con un filo di voce grondante di intimidazione. Puoi anche aver abbindolato
limperatore, ma io e Catone conosciamo la verit. Semmai le nostre strade si incroceranno di nuovo,
giuro che prima ti ammazzo e poi faccio le domande.
Sarebbe tutto inutile, comment Tigellino, staccandosi le dita di Macrone dalla tunica. E
adesso, se vuoi scusarmi, trovo il tuo lezzo piuttosto rivoltante. Il centurione pretoriano indietreggi a
distanza di sicurezza e torn a fianco di Pallante. Il liberto, da parte sua, non pot evitare di rivolgere
un ghigno trionfante a Narciso.
Non finisce qui, disse in tono deciso il segretario imperiale. Hai vinto questo giro ma non
potrai ingannare limperatore per sempre.
Non dovr farlo. Quanto a lungo pensi che Claudio possa ancora vivere? Cinque anni? Tre?
Uno?. Pallante si pizzic lorlo della tunica. Il mio ragazzo  il prossimo nella linea di successione
alla porpora. Britannico  una risorsa esaurita. Fattene una ragione: hai scelto il cavallo sbagliato,
Narciso. Io ho Nerone e sua madre, e limperatore mi ha assegnato il compito di distribuire il grano.
Dovrei pensare che questo mi render luomo pi popolare in una citt che stava per morire di fame,
non pensi? E tu, nel frattempo, coshai? La gratitudine dellimperatore, ecco coshai. E quando
Agrippina gli avr conficcato gli artigli nella carne, quanto a lungo pensi potr ancora durare la
gratitudine del vecchio ragazzo, eh? Quali che siano i tuoi indubbi talenti, dubito che tra essi ci sia il
potere di sedurre un vecchio affamato di sesso. Pallante diede una pacca sulla spalla a Narciso.
Goditi questo momento, vecchio amico mio. Non avrai altre opportunit. Hai la mia parola. Andiamo,
Tigellino. Pallante fece segno al centurione e insieme si incamminarono verso la porta della sala.
Dobbiamo fare una piccola chiacchierata sul tuo futuro.
Nella stanza rimasero solamente Narciso, Catone e Macrone. Il segretario imperiale si alz e
fiss il trono dellimperatore con occhi tristi e stanchi. Macrone stratton lamico per un braccio e gli
disse sottovoce: Dai, andiamo, abbiamo finito qui.
Finito?. Catone scosse la testa. Come puoi dire una cosa del genere?
Il popolo avr il grano. Limperatore  sopravvissuto a un tentato assassinio. Noi siamo ancora
vivi, fece Macrone, stringendosi nelle spalle. A me sembra meglio di quanto si potesse sperare.
Adesso non mi dispiacerebbe farmi un bagno, bere qualcosa e dormire un po. Lo stesso dovresti fare
tu, per cui andiamo, ragazzo.
Andiamo? Andiamo dove? Al Castro Pretorio? Non pensi che sar difficile adesso che la
nostra copertura  saltata?
E dove possiamo andare allora? Al di fuori delle caserme, non abbiamo una casa, Catone.
Catone ci pens su un istante e poi annu. Adesso che il complotto era stato sventato, al campo
pretoriano avrebbero dovuto essere abbastanza al sicuro con i loro veri nomi. Almeno per qualche
giorno, finch non fosse stato possibile trovare altre sistemazioni. Diede un ultimo sguardo
allabbattuto segretario imperiale. Cera ancora una questione da risolvere.
Narciso... ne riparleremo poi.
S, rispose luomo a mezza bocca. Poi si volt e rivolse a Catone uno sguardo calcolatore.
Riparlare di cosa?
Dei Liberatori, rispose cautamente Catone. Di questo e della tua promessa di trovarci di
nuovo un incarico nellesercito, con la convalida della mia promozione.
Capisco. S. Narciso annu lentamente. Ne riparleremo poi.
...
.
...
CAPITOLO TRENTA.
...
.
...
Lurco e Vitellio non si sono dimostrati granch riconoscenti quando ho dato ordine di
rilasciarli, disse Narciso, abbozzando un sorriso. Sembra che Vitellio abbia giurato di vendicarsi di
voi due.
E allora forse non avresti dovuto farti tanti problemi con lui, rispose Macrone senza traccia di
sarcasmo. Sarebbe stato meglio farlo buttare in un bel pozzo profondo. Dubito che in molti ne
avrebbero sentito la mancanza. Per questo, se vuoi un lavoro fatto come si deve, non hai che chiedere.
Me ne ricorder!, rispose Narciso. Se non fosse per il fatto che Vitellio detesta Pallante
anche pi di me, sarei molto tentato di accettare la tua proposta. Per come stanno le cose, potrebbe
anche rivelarsi di una qualche utilit per me. Detto tra noi, in questo momento qualsiasi alleato mi fa
comodo.
Catone si chiese se il segretario imperiale non stesse per caso cercando compassione. Erano
passati cinque giorni dal tentato assassinio dellimperatore e Claudio aveva trascorso la maggior parte
del tempo con la giovane moglie, lasciando che delle sue incombenze si occupassero i suoi consiglieri.
Mentre Pallante era stato incaricato della distribuzione delle scorte di grano, il tribuno Burro era stato
nominato prefetto della Guardia pretoriana. Il secondo prefetto era stato mandato in pensione e non era
in progetto nessuna sostituzione. Per cui, da quel giorno i pretoriani avrebbero avuto un solo
comandante, con tutti i pericoli che questo comportava. Limperatrice si era personalmente assicurata
che il centurione Tigellino fosse promosso alla carica che era stata di Burro. Catone capiva benissimo
che lago della bilancia del potere, ora, si era spostato verso Pallante e i suoi e non pi su Narciso.
Il segretario imperiale rimase silenzioso per qualche istante, quasi che aspettasse una reazione
alla sua attuale, difficile situazione. Non vedendone alcuna, si incup e si chin in avanti, appoggiando i
gomiti sul tavolo e incrociando le dita mentre osservava i due ufficiali seduti davanti a lui.
Come ricorderete bene, limperatore vi ha promesso una ricompensa per il vostro contributo
nello sventare il complotto dei Liberatori. Considerato che Agrippina ora  impegnata a stringere
Claudio per il collo, sarebbe forse opportuno chiedere adesso questa ricompensa prima che lei lo
convinca a cambiare idea. Roma diventer presto un posto pericoloso per voi, tanto quanto lo sar per
me fin dai prossimi giorni.
Ne dubito, comment Macrone. Noi non facciamo parte della partita che tu e Pallante state
giocando.
Oh, s che lo siete, invece. E parecchio per giunta. Tu e Catone siete arrivati vicinissimi a
svelare il complotto di Pallante e Agrippina. Tigellino  stato molto fortunato, lha scampata bella e
dubito che tutti costoro si dimostreranno tanto clementi nei vostri confronti. Nel qual caso sarebbe
saggio allontanarvi da Roma e cercarvi un nuovo ingaggio pi sicuro. La stella di Pallante  in ascesa e
trovo improbabile che Nerone non riesca a succedere a Claudio. In quel caso, Britannico sar una causa
persa. Rebus sic stantibus, non posso fare nulla per salvarlo. In realt, non sono nemmeno sicuro di
riuscire addirittura a salvare me stesso, ma far tutto il possibile per voi.  il minimo che meritate per
quello che avete fatto per limperatore.
Catone scosse la testa. Risparmiaci questa farsa ipocrita di abnegazione, Narciso. Se vuoi
metterci in salvo  solo perch pensi che potresti avere motivo di usare ancora me e Macrone, un
giorno. E siccome le cose stanno cos, ci prenderemo la ricompensa e alle nostre condizioni.
Vostre condizioni?, ripet Narciso, con sguardo sbalordito. E quali sarebbero queste vostre
condizioni?
Farai in modo che la mia promozione a prefetto venga confermata e farai assegnare a entrambi
dei comandi adeguati al nostro rango. Ce lo siamo guadagnato, fino allultimo, e ci prenderemo ci che
ci spetta, concluse Catone in tono deciso.
Il segretario imperiale lo fiss. Hai unopinione assai alta e importante di te stesso. Cosa ti fa
pensare che io mi piegher alle tue richieste?
 nel nostro comune interesse, rispose Catone. Finch ti rimarr un po di ascendente
sullimperatore, io e Macrone possiamo approfittarne.
E il mio, di interesse?.
Catone lo degn di uno sguardo gelido per qualche istante, poi rispose: Se ci fai avere quello
che vogliamo, allora io e Macrone taceremo sul tuo tentativo di far uccidere Nerone.
Macrone trasal e guard lamico, stupito, ma rimase in silenzio e attese che Catone si
spiegasse.
Non so di cosa stai parlando, rispose secco Narciso. Ti consiglio di ritirare subito la tua
accusa infondata.
Infondata?, sogghign Catone. Non penso proprio. Me lha confessato Cestio stesso, prima
di morire. Lhai pagato per uccidere Nerone.
Io non ho fatto nulla.
Ha avuto lordine da Settimo che risponde direttamente a te, per cui non fa alcuna differenza.
Ti sbagli. Cestio  morto. Non hai nessuna prova.
Ne avrei se convincessi Settimo a confermare le parole di Cestio. E non solo sul tentato
omicidio di Nerone, ma anche sulle trattative che ha condotto a nome tuo.
Quali trattative?.
Catone non gli stacc gli occhi di dosso. Quelle che riguardavano la minaccia che i Liberatori
avrebbero rappresentato per molti anni a venire.
Narciso ricambi lo sguardo di Catone senza tradire minimamente il proprio pensiero. Vai
avanti.
Molto bene, annu Catone, raccogliendo sospetti e conclusioni. Parliamo dei Liberatori.
Sono stati una spina nel fianco di Claudio fin dal giorno in cui  diventato imperatore. Pi esattamente,
dal giorno in cui tu hai iniziato a esercitare il potere da dietro la scena.
Interessante. E quindi?
I complotti contro gli imperatori sono sempre esistiti, ma mai nulla di tanto duraturo e segreto
quanto quello dei Liberatori. Il che  strano, considerato quanto poco siano riusciti a ottenere fino a
tempi recenti. Catone fece una pausa. Negli ultimi giorni ci ho riflettuto parecchio e sono arrivato
alla conclusione che se i Liberatori non fossero esistiti, allora sarebbe stata una buona idea inventarli.
Macrone aggrott la fronte. Ma che cosa stai dicendo? Come sarebbe a dire una buona idea?.
Catone si volt verso di lui. Pensaci, Macrone. C parecchia gente che sarebbe felice di non
vedere pi gli imperatori. Potrebbero addirittura pensare di tramare un proprio complotto contro
Claudio. E se invece ci fosse unorganizzazione segreta dedicata esclusivamente alla sua eliminazione?
Non cos segreta che nessuno ne abbia mai sentito parlare, ovviamente. Non pensi che riuscirebbero ad
attirare lattenzione di ogni aspirante assassino? Molto meglio unirsi a gente che la pensa come te,
piuttosto che agire da soli.
Macrone serr le labbra. Suppongo di s.
Quindi non sarebbe forse logico usare i Liberatori come facciata per stanare quelli che serbano
rancore nei confronti di Claudio? Proprio il genere di piano che un uomo responsabile della rete di spie
dellimperatore potrebbe escogitare, non trovi?.
Macrone scosse la testa. Un po azzardato. Persino per Narciso. Significherebbe giocare con il
fuoco.
Esatto, sarebbe rischioso, ma finch dura, potrebbe essere un mezzo inestimabile per
identificare i traditori e poi organizzare la loro eliminazione senza clamori, o il loro reclutamento come
agenti doppiogiochisti.
Narciso si lasci andare con la schiena contro la sedia. Tutto molto interessante, ma non hai la
prova che un piano cos congegnato sia mai esistito.
No, certo. Questo  il modo in cui dovrebbe funzionare. I Liberatori avrebbero bisogno di un
elevato grado di autonomia per poter credere che il loro complotto sia reale. Ma c stata una cosa che
non hai calcolato, disse Catone, scuotendo leggermente la testa. Non hai pensato che
lorganizzazione avrebbe potuto prendere una vita tutta sua. Hai perso il controllo su di loro, non 
forse vero?.
Narciso non rispose immediatamente; rimase in un silenzio teso, poi si schiar la voce per
parlare.
Come ho gi detto, non hai prove per sostenere le tue deliranti congetture.
Le avr quando Settimo verr interrogato. Era il tuo intermediario, sapeva tutto quello che
sapevi tu sui Liberatori. Anzi, era molto pi di un intermediario, era il tuo stesso braccio destro.
Narciso sorrise. In realt,  anche molto pi di questo, Catone. Settimo  mio figlio. Sei
veramente convinto che potrebbe tradirmi? Ecco perch lho messo in quella posizione. Su di lui,
almeno, posso contare.
Tuo figlio?, Catone fu colto di sorpresa. Poi annu. Certo, ha senso. Ma anche un figlio
potrebbe vendere il proprio padre con i giusti metodi di... persuasione. Non conterei troppo sul silenzio
di Settimo.
E tu non dovresti contare troppo di riuscire a prenderlo vivo per essere interrogato. Potrebbe
mettere fine alla propria vita per sua stessa mano o potrei assoldare qualcuno che lo faccia per lui.
Catone si sent rivoltare lo stomaco dal disgusto. Non lo faresti.
S che lo farei. Pensi forse che un uomo delle mie origini potrebbe arrivare al punto in cui sono
senza ignorare ogni principio escluso quello dellinteresse personale? Allora?.
La composta maschera facciale di Catone per un istante croll. Per gli di, tu sei un mostro....
Narciso scosse la testa. Sono il servitore dellimperatore, con il compito di tenerlo sul trono
costi quel che costi. Tutto qui. Ci fu un istante di silenzio, poi Narciso riprese. So che potreste
disprezzarmi per quello che sto per dire.
No, lo interruppe Macrone. Ti disprezziamo gi.
Narciso lo fulmin con uno sguardo glaciale. Comunque sia, dovete capire la posta in gioco
prima di condannarmi. Io sono tutto ci che separa limperatore dal caos totale. Questa  la natura del
mio mondo. Non c posto per i bei valori che voi soldati considerate cos importanti. Le sua labbra si
distesero in un ghigno. Penso che fareste meglio a tornare nellesercito: il vostro senso etico  troppo
pericoloso qui a Roma e mina tutto quello che io rappresento....
Catone chiuse gli occhi e respinse indietro la bile che gli risaliva nello stomaco. Quando li
riapr, si rifiut di incrociare lo sguardo di Narciso e si volt verso Macrone. Penso proprio di essermi
sentito pi pulito mentre ero immerso nella merda fino al collo nella Cloaca Massima. Ha ragione,
Macrone. Dovremmo andarcene da qui, via da Roma. Di corsa nellesercito.
Lamico annu, alzandosi. Come ti ho sempre detto. Andiamo.
Catone si alz e guard Narciso per lultima volta. Fa in modo che ci venga assegnato un
comando. Fallo e non diremo niente di quello che sappiamo. A nessuno.
Affare fatto, accett Narciso. E dato che lo desiderate cos fervidamente, sar ben felice di
farvi rimandare in... Britannia. Sono certo che anche i nativi saranno felici di avervi di nuovo tra loro.
Mi sta bene, rispose Catone, poi lanci unocchiata veloce a Macrone e fece strada fuori
dellufficio del segretario imperiale, sentendosi disgustato fin nel midollo. Rimasero entrambi in
silenzio finch non si furono lasciati il palazzo alle spalle e non sbucarono nellaffollata Via Sacra, la
grande arteria che attraversava il cuore di Roma.
Pensi che rispetter la sua parte del patto?, chiese Macrone.
Lo far. Non pu che fargli comodo allontanarci da qui prima possibile. Dopo non avr pi
tempo per dedicarci attenzione: sar troppo occupato con Pallante. Catone riflett un istante. Dubito
che avr lunga vita. Alla fine incontrer un degno avversario.
Sar una liberazione.
Catone guard lamico e scoppi in una fragorosa risata. Gi: Narciso cade, Pallante sale e
tutto torna a essere come prima. Andr proprio cos.
E a noi? A quel punto saremo gi lontani. Nel posto in cui dobbiamo essere.
La Britannia?
Perch no? Adesso  l che ci sono le battaglie pi belle. A quel pensiero, Macrone si freg le
mani. Pensaci, ragazzo. Battaglie da vincere, bottini da dividerci e il tutto lontanissimi da quella
viscida serpe di Narciso. E abbiamo ancora la piccola fortuna che Sinio ci ha dato. Cosa si potrebbe
chiedere di pi?.
Catone si ferm e squadr lamico. Hai intenzione di tenere largento?
Perch no? Non puoi certo dire che non me lo sia guadagnato. E anche tu.
Catone ci pens un istante. Se qualcuno scoprisse che ci siamo tenuti largento, saremmo in
guai seri.
Ci sono vivi che possano raccontarlo?, rispose Macrone con un sorriso. Sinio  morto, idem
per Geta.
E Tigellino?
Potrebbe sapere qualcosa, ma se parla, non far che dimostrare che sapeva dei Liberatori pi di
quanto non abbia ammesso prima. Terr la bocca chiusa. Macrone guard Catone con aria di supplica.
Dai, amico. Dopo tutto quello che abbiamo passato,  semplicemente giusto. Non penso che Claudio
sentir la mancanza di una manciata di monetine.
Manciata?. Catone continuava a essere combattuto, poi lo spettro di Narciso e delle sue
contorte macchinazioni gli apparve davanti agli occhi e annu, dicendo: Perch no.
Bravo!. Macrone fece un sorriso di sollievo e gli diede una pacca sulla spalla. Sapevo che
saresti stato ragionevole.
La ragione centra poco qui, comment Catone.
Raggiunsero la via che portava al Castro Pretorio e si fermarono. Giacch le loro vere identit
erano state ormai svelate, erano stati assegnati loro degli alloggi nel quartier generale, sebbene gli altri
ufficiali li guardassero con fredda formalit.
Tu intanto vai, disse Catone. Devo fare una cosa.
Macrone gli rispose con un sorrisetto tra lironico, laffettuoso e lapprensivo.  tornata a
Roma, allora.
Lho sentito dire stamattina. Catone si sent invadere il cuore dal panico allidea di rivedere
Giulia. Era passato oltre un anno dal loro ultimo incontro, dopodich solo qualche lettera. Sebbene gli
avesse sempre scritto parole tenere e rassicuranti, Catone non poteva evitare di temere che il cuore di
lei non fosse pi suo. Avevo giurato a me stesso che lavrei vista non appena avessimo finito con
Narciso.
E allora vai, che aspetti?.
Catone per rimaneva come impalato, impensierito. Non lo so... davvero non so.
Che cosa c da sapere oltre alla verit su come stanno le cose tra voi?. Macrone gli diede un
buffetto sulla spalla. Potrai scoprirlo solo incontrandola.
S, hai ragione. Ci andr. Adesso.
Vuoi che ti tenga la mano?.
Catone lo fulmin. Fottiti, ma grazie.
Macrone scoppi in una risata di cuore e gli strizz locchio, prima di girarsi e incamminarsi
verso il campo con aria assolutamente spensierata. Catone lo guard per qualche istante con una certa
invidia e poi and per la sua strada, facendosi largo tra la folla, diretto alla casa del senatore Sempronio
sul colle Quirinale.
Quando raggiunse i gradini dellentrata era mattino inoltrato. Le pesanti porte di legno erano
aperte e nellatrio sedevano gli ultimi clienti del senatore, in attesa di presentare le proprie istanze al
loro patrono. Uno schiavo si avvicin a Catone per chiedergli cosa cercasse.
Sono qui per parlare con Giulia Sempronia.
S, signore. Chi devo annunciare?.
Catone fece un profondo respiro per calmarsi. Prefetto Quinto Licinio Catone.
Lo schiavo annu e part per riferire. Per un istante Catone fu tentato di richiamarlo e annullare
la richiesta, ma lo schiavo aveva gi raggiunto il fondo dellatrio e non volle urlargli alle spalle. Troppo
tardi per fermarlo. Rimase l con la mano destra tremante lungo la coscia. Si guard intorno ma
rimanendo cieco a ogni cosa.
Poi raggel.
Il cielo era terso e le allodole gli volavano alte sopra la testa; Catone per non aveva occhi per
vederle, n orecchi per sentirne il canto acuto. Continu invece a fissare la giovane donna nella lunga
veste azzurra che lo guardava dal fondo dellatrio. Era ferma sulla porta opposta, i lunghi capelli scuri
legati in una semplice coda di cavallo. E lo fissava. Poi la ragazza inizi a camminare sul pavimento
lastricato, aggirando il piccolo stagno al centro dellatrio, rallentando il passo quando gli fu vicino.
Catone cerc disperatamente di leggerle lespressione del viso, in cerca di tracce dellabbattimento o
della gioia che lattimo successivo avrebbe potuto portargli.
Giulia Sempronia. Chin la testa in un saluto formale, senza sapere perch lo stesse facendo e
sentendosi un idiota.
Catone, rispose lei dolcemente. Catone... mio Catone.
Poi, con uno scalpiccio di ciabattine, Giulia gli corse fra le braccia e lo strinse forte a s, e
Catone sent unonda di sollievo riscaldargli il petto. Appoggi la guancia sui suoi capelli e chiuse gli
occhi mentre il profumo di lei, quasi dimenticato, gli risvegliava una confusione di ricordi ed emozioni.
Giulia si stacc da lui e Catone riapr gli occhi. Lei lo guardava. Giulia sollev una mano per
sfiorargli le labbra, poi fece scivolare le dita con esitante dolcezza lungo la linea della cicatrice. A quel
punto Catone vide una lacrima illuminarsi allangolo dei suoi occhi e gonfiarsi fino a diventare una
minuscola perla trasparente, prima di rotolare gi sulla guancia.
Osservandola, Catone si sent il cuore spezzato in due. Per quanto grandi fossero lamore e il
desiderio che nutriva per Giulia, voleva lasciare Roma alla prima opportunit e andare lontano dalle sue
correnti di falsit e tradimento. Lui e Macrone avrebbero raggiunto le legioni in servizio in Britannia.
Niente avrebbe potuto fargli cambiare idea. Quelle erano le condizioni che Giulia sarebbe stata
costretta ad accettare se ancora intendeva sposarlo.
Cosa c che non va, amore mio?. Giulia corrug la fronte, impensierita.
Catone le prese le mani tra le sue e rispose: Dobbiamo parlare.
...
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FINE.
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NOTA DELLAUTORE.
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Essendo ambientato principalmente a Roma, Il pretoriano, in una certa misura, si distacca dalle
cronache di cruenti battaglie a cui Catone e Macrone ci avevano abituati nei precedenti romanzi.
Lultima volta in cui i due protagonisti erano stati nella capitale dellimpero risaliva al periodo in cui
attendevano lesito di alcune indagini sulla morte di un ufficiale loro superiore. In quelloccasione,
avevano vissuto utilizzando i loro ultimi risparmi, costretti ad affittare stanze di una insula fatiscente in
uno dei quartieri pi poveri di Roma. Si era trattato, comunque, solo di un breve periodo: dopo poco
tempo, erano stati inviati a prendere parte a una campagna navale contro una masnada di pirati. In quel
momento ero stato particolarmente coinvolto dallambientazione della storia nella Roma capitale, e
avevo anche pensato di far trascorrere pi tempo nella citt a Catone e Macrone. Lo ritenevo e lo
ritengo uno scenario molto affascinante in cui inserire una storia. Con una popolazione di circa un
milione di abitanti, allepoca delle vicende narrate Roma era una citt di enorme vastit anche per gli
standard moderni. Come termine di paragone, vale la pena evidenziare che agli albori dellepoca
rinascimentale la sua popolazione superava a malapena i quindicimila abitanti, la cui vita quotidiana si
svolgeva tra le vestigia di una grande civilt che, letteralmente, schiacciava la loro. Fu solo a partire dal
diciannovesimo secolo che la popolazione dellUrbe torn ai livelli dellepoca dei Cesari. Ci 
eloquente prova del fatto che la storia umana non  un racconto con un avanzamento regolare verso
conoscenze e conquiste sempre maggiori.
La vita quotidiana nellantica Roma, comunque, non era affatto semplice come si potrebbe
pensare! Le strade traboccavano di reflui umani e immondizie di ogni genere, il cui fetore sarebbe
risultato assolutamente insopportabile per i sensibili nasi moderni. Le quasi inesistenti norme igieniche,
per, erano solo una delle tante piaghe della citt. Lassenza di una forza di polizia che pattugliasse
regolarmente il dedalo di strade rendeva la citt terreno assai fertile per ogni sorta di attivit criminale.
Tagliaborse e bande di ladri itineranti infestavano ogni vicolo collegato alle grandi arterie principali. E
se anche si fosse riusciti a sfuggire a quel pericolo, sarebbe stato poi inevitabile fare i conti con la totale
assenza di una regolamentazione edilizia. Con una popolazione cos numerosa stipata in unarea
relativamente piccola, ogni fazzoletto di terreno edificabile assumeva un valore inestimabile. Di
conseguenza, su tutti i colli dellUrbe, e negli avvallamenti tra essi, sorgeva una gran quantit di
insulae, antesignane degli odierni condomini popolari, edificate  spesso e volentieri fino a sei piani di
altezza  con materiali di pessima qualit che le esponevano al rischio costante di incendi e crolli;
quando questo accadeva, disgraziati inquilini e passanti casuali rimanevano puntualmente seppelliti
vivi sotto le macerie.
La grande maggioranza della popolazione viveva nella miseria pi nera proprio in questi
malfamati sobborghi multipiano, sudici e infestati dalla criminalit. Probabilmente solo la met dei
bambini nati in quelle precarie condizioni di vita sopravviveva fino allet di cinque anni, e se vi
riusciva faticava poi ad arrivare agli assai venerandi cinquantanni. Come accadeva in tutte le grandi
citt, il cibo doveva essere fatto arrivare dalle campagne circostanti e, di conseguenza, smerciato poi a
prezzi relativamente alti e inaccessibili alle tasche dei pi. Da tempo si era capito che un popolo
affamato non giovava alla stabilit sociale: per questo motivo il senato prima e gli imperatori poi
avevano adottato un sistema di sussidi alimentari; una volta rimpinzata la pancia al popolo, quindi, i
governatori di Roma potevano tenerne impegnata e distratta la testa con giochi e divertimenti. Non
meno di un terzo dei giorni dellanno era dedicato alle corse di bighe, agli spettacoli di gladiatori e alle
festivit pubbliche. Era proprio con questo meccanismo  seppur precario e fortemente condizionato
dalle fluttuazioni degli approvvigionamenti di granaglie, come quelle descritte nel romanzo  che gli
imperatori riuscivano a mantenere un controllo sulla popolazione.
Storia completamente diversa, invece, per i ricchi. Chi ne aveva i mezzi, acquistava grandi ville
in cima ai colli battuti dai venti, che rendevano il tanfo pi sopportabile e spazzavano via la cappa
marrone di esalazioni che spesso sovrastava lUrbe. Serviti dagli schiavi, i ricchi potevano gustarsi i
migliori e pi esotici alimenti importati a Roma e godevano dei posti migliori al Circo Massimo e nei
teatri, come anche di tutta la gamma dei piaceri della carne.
Questa era la Roma in cui Catone e Macrone arrivano per la missione sotto copertura voluta da
Narciso. Sebbene avessero a lungo guerreggiato lungo le frontiere dellimpero, nel loro immaginario
Roma non aveva mai smesso di rappresentare lincarnazione di tutti i valori per i quali si erano sempre
battuti. La citt stessa era il centro assoluto del mondo romano. Non solamente era la sede del governo,
ma anche la culla dei templi delle divinit dellimpero e il fulcro di un tentacolare sistema economico
che copriva tutto il mondo allora conosciuto. Per una mentalit rigidamente tradizionalista come quella
dei romani, la culla di quelle stesse tradizioni sarebbe sempre stata considerata sacra: i soldati romani
erano pronti ad affrontare qualsiasi pericolo per difendere lonore di Roma e tutto ci che essa
rappresentava.
Per questo motivo, la realt della vita quotidiana nella grande citt creava un netto e interessante
contrasto con i principi astratti per cui uomini come Catone e Macrone combattevano e perivano. Gli
ideali su cui Roma era stata costruita si erano in larga parte deteriorati con la fine del periodo
repubblicano, e alla met del primo secolo d.C. lautorit degli imperatori era assoluta. Esistevano
sicuramente nostalgici dei vecchi tempi, ma avevano sempre il buonsenso di tenere le proprie vedute
politiche per s. Il senato  in precedenza teatro di dibattiti e attivit che forgiavano il mondo
conosciuto  era stato ridotto a poco pi che un club esclusivo di marionette che avallavano
pedissequamente gli editti imperiali. Il potere che un tempo era appartenuto al senato era stato trasferito
nelle mani del ristretto gruppo di consiglieri di cui limperatore si circondava. E tanto per spargere altro
sale sulle ferite, questi consiglieri particolari spesso provenivano da classi sociali inferiori. Anche
allinterno del palazzo non erano rari i dissidi tra i vari subalterni dellimperatore, che sgomitavano per
conquistarsene il favore e accrescere il proprio ascendente, assicurandosi in tal modo potere e la
possibilit di accumulare grandi ricchezze, come immancabilmente accadeva a personaggi come
Narciso e Pallante. Se elevata era la posta in gioco per i consiglieri, ancor pi lo era per i membri stessi
della famiglia dellimperatore. Di conseguenza, il numero dei caduti sul campo tra gli intimi
dellimperatore faceva letteralmente impallidire i pericoli che i soldati affrontavano per difendere i
confini dellimpero. Per una vivida descrizione della natura funesta della vita a palazzo, consiglio la
lettura di Il divo Claudio di Robert Graves o le eccellenti serie televisive prodotte dalla BBC.
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RINGRAZIAMENTI.
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Come sempre il mio primo debito di gratitudine  per mia moglie Carolyn per aver letto e riletto
attentamente ogni capitolo a mano a mano che io avanzavo nella scrittura del romanzo e per avermi
sopportato quando mi perdevo completamente nella storia.
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PERSONAGGI.
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Nella Guardia pretoriana:
tribuno Balbo, comandante del convoglio per il trasporto dellargento;
centurione Gaio Sinio, ambizioso traditore, pronto a pugnalare chiunque alle spalle;
tribuno Burro, comandante della Terza Coorte dei pretoriani;
centurione Lurco, comandante della Sesta Centuria della Terza Coorte;
optio Tigellino, vice scontento e frustrato di Lurco;
guardia Fuscio, recluta che si considera un veterano;
prefetto Geta, comandante della Guardia pretoriana.
Nel palazzo imperiale:
imperatore Claudio, sovrano giusto anche se non sempre coerente;
imperatrice Agrippina, nipote nonch consorte di Claudio, oltre che madre del principe
Nerone, giovane affabile con velleit artistiche;
principe Britannico, figlio di Claudio, intelligente ma algido;
Narciso, segretario imperiale e stretto consigliere di Claudio;
Pallante, altro stretto consigliere dellimperatore e dellimperatrice;
Settimo, agente spia di Narciso.
A Roma:
Cestio, capo senza scrupoli di una banda di criminali;
Vitellio, figlio libertino di un senatore e nemico di lunga data di Macrone e Catone;
Giulia Sempronia, splendida figlia del senatore Sempronio.
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FINE.